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Warren Buffett, che sempre viene citato da presunti investitori alle prime armi (salvo mai seguire le strada che il buon Warren ha già tracciato) suole spesso sottolineare come le tue strategie di investimento devono essere semplici, per essere efficaci.

(Efficaci nel senso di farti rendere il capitale).

Quanto più complesse diventano e quanto più cominciano a diventare dipendenti da una serie di variabili infinite, tanto più rischiano di fallire sotto i colpi continui del mercato e della sua volatilità: alla fine, il segreto è sempre quello di sbagliare meno, nel lungo periodo.

Ciononostante, sono ancora in molti a credere alla favola del trading nel breve periodo, all'analisi tecnica, ai gain di dieci punti percentuali in un giorno, vendendo e comprando webinar che ti insegnano a tracciare linee e curve sui grafici (un corso per geometri, in sostanza). Quando ormai qualsiasi paper scientifico scia sulla materia mostri come oggi fare trading con profitto nel breve termine sia impossibile.

Il mondo della finanza, a fine anni Novanta, è stato sconvolto da una serie di teorie che si contrapponevano al modo classico di costruire portafogli di investimento, «mescolando» solo azioni e obbligazioni sulla base della teoria di Markowitz e dell’investitore pienamente razionale.

Sicuramente anche tu hai potuto notare come i tuoi investimenti sono sempre stati gestiti dalle banche a cui ti sei affidato secondo questa logica, non trovando mai soddisfazione o riuscendo poche volte a raggiungere i tuoi obiettivi. Cose a cui sei abituato: ciononostante, hanno continuato a gestire i tuoi investimenti con lo stesso approccio di sempre, 60% azioni e 40% obbligazioni, oppure l’inverso, se eri «più avverso la rischio».

In quegli anni si cominciò a capire che il mito dell’investitore razionale era fasullo, che le persone reagiscono alle perdite in modo molto diverso che ai guadagni (Loss avversion), che miscelare solo azioni e bond era limitante e che l'investitore predilige approcciarsi ad un investimento «più dolce» e stabile nel tempo.

Quando la nostra banca ci offre un investimento del 4% netto annuo come possiamo capire se tale investimento sarà conveniente per noi?

Innanzitutto, dobbiamo avere ben chiaro in mente il nostro obiettivo: se è quello di raddoppiare il capitale in 9 anni, il 4% netto offerto dalla Banca non è l’investimento ideale.

Ecco che allora in nostro soccorso arriva la regola del 72. La “regola del 72” è una pratica comune utilizzata nella finanza per stimare rapidamente il numero di anni necessari per raddoppiare una somma di capitale, con un dato tasso d’interesse annuale, oppure per stimare il tasso d’interesse annuale che serve per raddoppiare una somma di denaro in un dato numero di anni.

In questo periodo dell'anno, complice anche le fiammate di settori particolarmente attraenti come l'e-commerce, il cloud computing o l'Health-Care, stanno lentamente tornando di moda gli ETF settoriali, strumenti di gestione che ci permettono di investire in azioni di uno specifico settore.

La logica di fondo per cui dovremmo scegliere un ETF settoriale anzichè un ETF non specializzato su uno specifico settore merceologico è la consapevolezza che nel mondo alcuni settori faranno meglio di altri e saranno più performanti in termini di rendimento: con questo articolo vediamo come fare e, soprattutto, se il gioco vale la candela.

Una delle domande più frequenti che ti passa per la testa quando si tratta di dover investire i tuoi soldi è sicuramente questa: qual è il momento giusto per investire?

Questa domanda parte da una concezione degli investimenti che tv e giornali vogliono inculcarci nella testa, l'idea cioè del "trader" che compra e vende in funzione dell'andamento del mercato e che riesce, con le sue mosse, ad anticipare il mercato stesso.

Con questo articolo vedremo come la tecnica del market timing in realtà è una pura illusione, come sia molto più redditizio seguire altre strade e come sia necessario non confondere il market timing stesso con i "ribilanciamenti periodici".

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