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Crollo sui mercati finanziari: questa volta è diverso?

Un crollo sui mercati finanziari è vicino e dobbiamo preoccuparci su come modificare i nostri investimento?

I prezzi sono troppo alti, le borse sono cresciute troppo e oggi ci dobbiamo per forza attendere un calo generalizzato?

Come investire con questa evenienza oggi?

Crollo sui mercati finanziari in arrivo?

Un mercato ribassista è tecnicamente definito come un calo delle azioni di oltre il 20% dai massimi storici.

Storicamente, dal 1900, lo S&P500 ha osservato circa 27 bear market, che si traducono in un mercato ribassista, in un crollo dei mercati finanziari, ogni 4 anni e mezzo: sicuramente, abbastanza ciclici.

E’ possibile capire quando questi stanno per palesarsi, per investire subito dopo? Oggi abbiamo questo rischio?

Crollo dei Mercati Finanziari

Se analizziamo la maggior parte dei leading indicators, gli USA si trovano sull’orlo di una recessione, anticipata quindi da un crollo del mercato finanziario, momento non ideale per investire.

Torneremo a breve sul problema del timing, ovvero sulla voglia di praticamente tutti gli investitori, di anticipare crolli e risalite, per massimizzare i rendimenti e minimizzare i rischi, ma concentriamoci adesso sul problema della “Valutazione dell’avvento della crisi”

Dicevamo: gli USA sono in quello che viene comunemente chiamato “Late Cycle”, ovverosia la use finale del ciclo economico, caratterizzato da piena occupazione, inflazione salariale, risalita dei prezzi, tassi medio alti e Banca Centrale restrittiva.

Ergo, lo scenario che anticipa una recessione, con un calo della domanda (e degli utili, quindi), che dovrebbe fa crollare i mercati finanziari. 

Il problema è che, se ricordate gli articoli e i post sensazionalistici di molti, gli USA erano sull’orlo di una recessione anche l’anno scorso.

Purtroppo, però, lo S&P500 ha messo a segno, su un’economia ancora forte, un ottimo rialzo.

Se possiamo essere abbastanza certi che una recessione ci sarà, poco possiamo dire sui tempi di accadimento (che sono essenziali). E se guardiamo invece ai rendimenti attesi?

La storia del “i mercati a breve crolleranno, io aspetto per investire” è una storia lunghissima: ogni anno trovi qualcuno che predice l’avvento di una crisi o di una recessione, perchè i mercati sono troppo cari o perchè l’economia è sull’orlo del collasso.

Purtroppo, però, poi, nell’attesa del collasso, molti si perdono, come successo recentemente, importanti rialzi dei mercati: prima o poi la crisi arriverà, certo, ma, nell’attesa, quanti rendimenti ti vuoi perdere?

Se possiamo essere abbastanza certi, quindi, che una recessione ci sarà, perchè mercati ed economie sono cicliche, poco possiamo dire sui tempi di accadimento (che sono essenziali): ergo, lo sappiamo che prima o poi una recessione arriverà, perchè  il ciclo economico – quindi, l’alternarsi di fasi di Boom and Bust (H.Minsky docet) – è ineluttabile.

Il problema è che, tecnicamente, non sappiamo quando ciò avverrà.

E se guardiamo invece ai rendimenti attesi e ai prezzi / valutazioni attuali?

I mercati sono troppo cari?

Molti guardano ai rendimenti attesi, sulla base ad esempio del CAPE Shiller, per “predire” l’avvento di una correzione.

Se i prezzi sono troppo alti, quindi, i rendimenti attesi sono bassi e non conviene investire.

Purtroppo, come ben documentato da una lunga ricerca di AQR (Market Timing, A Little Sin, Asness, Ilmanen, Maloney, 2017), questa impostazione di pensiero è fallace e viziata da Bias del Senno di Poi.

E’ un tema che approfondiamo molto nei nostri percorsi e materiali di ricerca per i nostri investitori: la chimera del predire del borse, del capire qual è il momento giusto per investire è, per l’appunto, una chimera, basata solo su un enorme Bias del Senno di Poi. Cerchiamo di capire il perchè.

Crollo dei Mercati Finanziari

Nella sopra menzionata ricerca, Market Timing, A Little Sin, si mostra come, in effetti, se raggruppiamo a posteriori prezzi e rendimenti successivi, notiamo come esista correlazione tra prezzi alti / bassi rendimenti e prezzi bassi / alti rendimenti.

Ma c’è un problema: questa correlazione la troviamo perchè, a posteriori, sappiamo come sono andate le cose e, quindi, per noi è facile sapere quali erano i prezzi bassi (perchè le borse sono poi cresciute) e quali erano invece i prezzi alti (perchè le borse sono poi scese).

Se eliminiamo questo Bias del Senno di Poi, la correlazione sfuma: ergo, se invece di raggruppare i prezzi e i rendimenti annuali, lo facciamo per 9 mesi, poi per 6, poi per 3 e così via, come si nota nella seconda tabella, la correlazione diventa sempre meno forte.

Questo perchè stiamo riducendo il nostro orizzonte temporale, portandolo, al limite, all’orizzonte giornaliero, dove, idealmente, non conosceremmo il futuro: se potessimo farlo, non potremmo più questa correlazione tra prezzi e rendimenti.

Morale della favola: non esiste nessun prezzo alto che, oggi, possa dirci che domani arriverà una crisi, perchè nessun prezzo è troppo alto (o troppo basso) se non confrontato coi prezzi del futuro che, ovviamente, oggi non conosciamo.

Allo stesso modo, è impossibile prevedere “il fondo del barile” di una crisi, mentre ci troviamo dentro un crollo finanziario.

Pensiamo a questo esempio.

A posteriori, è molto facile pensare di riuscire a superare le crisi in modo semplice o di prevedere il fondo del barile, il loro punto più basso: viverle, invece, è molto diverso.

Pensiamo al crollo del mercato del 1907: dopo un tremendo terremoto e incendio, a San Francisco, gli USA sperimentarono anche una pesante crisi economica e finanziaria, con numerosi fallimenti bancari.

Possiamo essere abbastanza sicuri che chi ha vissuto quegli eventi, tra disastri naturali e collassi finanziari, li ha affrontati con uno stress emotivo molto maggiore di chi guarda a ritroso un grafico.

Ed investire “cercando” il “bottom” sarebbe stato molto molto difficile.

Investire evitando un crollo finanziario?

Se ogni volta riuscissimo a prevedere l’avvento di una crisi, investendo nuovamente subito dopo, i nostri rendimenti sarebbero incredibilmente superiori.

Ad esempio, investendo sullo S&P500 subito dopo la crisi del 2008, anzichè subito prima, avremmo ottenuto un rendimento, ad oggi,  di circa il 400%, contro un “modesto” 250% (investendo nel 2007).

Il “tempo” di ingresso sui mercati, allora, conta davvero?

Certo, è abbastanza banale osservare che, se investissimo eliminando il peso delle crisi e la volatilità, otterremo dei rendimenti di gran lunga maggiori.

Il problema è che il nostro ragionamento si basa su un assunto sbagliato, ovvero quello di riuscire a predire le recessioni e di annullare la volatilità, motivo, tra l’altro, per il quale le azioni stesse rendono di più, ad esempio, delle obbligazioni.

Se guardiamo a ritroso un grafico, convincendoci di poter predire le crisi, osservando anche che ottimi rendimenti avremmo ottenuto, stiamo facendo solo cherry picking.

Ma, allora, come gestiamo il problema dell’investire in borsa ed attenuare l’avvento di crollo finanziario?

È pensabile riuscire ad investire e stare fermi, come il “Buy & Hold” vorrebbe?

Anche se investissimo con una logica “Buy & Hold”, senza provare a prevedere le crisi, sarebbe molto difficile riuscire a resistere a cali vistosi, senza perdere la rotta.

Nel loro lavoro più famoso, Thaler e Benatzi (Myopic Loss Avversion and The Equity Premium Puzzle) hanno dimostrato come noi siamo avversi alle perdite, controlliamo costantemente i portafogli e sopportiamo mal volentieri i cali.

Questo pur sapendo che, mediamente, i cali sono stati recuperati e nel lungo termine avremo rendimenti positivi.

Ovviamente, la tolleranza al rischio è un parametro soggettivo, ma l’avversione alle perdite, così come l’incertezza durante un bear market che può farci traballare, sono aspetti comuni a tutti noi.

Investire poco per volta oggi?

Investire un po’ per volta, pensando così di ridurre il “rischio entrata” sui mercati, è un’illusione: stai solo spostando il rischio più avanti nel tempo.

In sostanza, come ben documentato da Vanguard in questo lavoro, il DCA (Dollar Cost Averaging, il famoso PAC in inglese, era intendersi), ti da solo l’illusione di star gestendo il rischio, quando invece non stai facendo altro che spostare lo stesso rischio più avanti nel tempo.

Quando metti la polvere sotto il tappeto, hai l’illusione di aver pulito. Ma la polvere non è scomparsa.

Quando il capitale sarà formato, sarai punto e a capo: che fai, provi ad entrare ed uscire continuamente, poi?

Le crisi sono cicliche e impatteranno sempre sul tuo progetto, non solo all’inizio.

Investire poco per volta è, inoltre, una forma di market timinig, perchè stai implicitamente ammettendo che, in futuro, le cose andranno male: se sapessi che, invece, avremo difronte a noi dieci anni di crescita stabile sulle Borse, non ti porresti il problema di investire poco per volta.

Conclusioni

Da questa breve disamina dei classici problemi che ti ruotano in testa, quando ti appresti a investire, hai compreso come la gestione del rischio è un processo giusto un po’ più complesso, che devi approfondire per bene, per non fare errori!

Non puoi pensare di “scommettere” sull’arrivo della prossima crisi. Non puoi pensare di illuderti di gestire il rischio investendo poco per volta.

E ne puoi pensare di illuderti di poter sopportare un calo del 50% sul tuo portafoglio senza battere ciglio.

Devi invece imparare a gestire il rischio, attraverso una buona diversificazione.

Perchè è questa la strada per ottimizzare i nostri investimenti azionari e i nostri rendimenti.

E, quindi, sono proprio questi studi (a cui dedico diversi spazi dentro FinWealth) che dovrebbero portarci a costruire un portafoglio più efficiente e maggiormente diversificato.

A presto!

Gabriele Galletta
info@investimentocustodito.com

CEO di Investimento custodito, Risk Manager, Analista Finanziario, massimo esperto in Italia della filosofia All Weather. Seguitissimo sui social e sulle sue piattaforme, ha aiutato migliaia di persone a riprendere in mano il controllo dei propri soldi grazie ai suoi corsi e ai suoi libri.



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