27 Feb 8 consigli per investire in obbligazioni oggi
Come investire in obbligazioni?
Quali sono i migliori strumenti da mettere in portafoglio?
Come gestire la valuta, la scadenza, la cedola oppure la scelta della specifica obbligazione all’interno del nostro progetto?
Il comparto obbligazionario è davvero molto vasto e, spesso, gli investitori si trovano spaesati davanti alla complessità di questo mondo.
In questo articolo, proviamo a trattare 8 utili consigli per gestire al meglio i tuoi soldi nelle obbligazioni.
Investire in Obbligazioni: ETFs o Singoli Titoli?
Il primo passaggio fondamentale, per capire come investire in obbligazioni, è sapere quando scegliere ETFs o quando scegliere singoli titoli.
Ti anticipo subito un aspetto importante: nella grande maggioranza dei casi, scegliere ETFs è la scelta migliore, per una serie di motivazioni.
Però, il discrimine più importante è uno, per decidere se mettere ETFs o singoli titoli in portafoglio: la “durata” del tuo investimento.
Se hai, infatti, un portafoglio perpetuo, ergo se non hai una scadenza specifica, è meglio utilizzare ETF obbligazionari in portafoglio: sono più efficienti.
Ad esempio, se oggi hai 30/40 anni e stai investendo per la tua pensione, o perchè sai che tra x anni vorrai farti un anno sabbatico, o, ancora, per un viaggio in giro per il mondo, hai un obiettivo finanziario specifico, ma non hai un tempo ancora definito (potrebbero volerci 10, 20 o 30 anni: non lo sai).
In questo caso, l’utilizzo degli ETFs obbligazionari è più efficiente, perchè:
- Mantieni costante la duration del portafoglio e la protezione dei bonds in scenari depressivo / recessivi
- Gestisci meglio rischio tasso e rischio reinvestimento
- Non devi ricomprare a scadenza i Bonds
- Hai una maggiore diversificazione e facilità di utilizzo

In linea generale, l’utilizzo degli ETFs ti assicura sempre maggiore diversificazione e migliore facilità di gestione.
Un conto è infatti avere a che fare con titoli singoli, che spesso hanno lotti difficili da sostenere per i singoli investitori; tutt’altro conto è avere a che fare ETFs diversificati e semplici da acquistare (con lotti molto molto più accessibili, di massimo qualche centinaio di euro).
Inoltre, come hai visto nel grafico sopra, riesci a gestire molto meglio rischio tasso e rischio reinvestimento, due aspetti centrali nella gestione delle obbligazioni, che si muovono in modo opposto (e che avevamo già affrontato in questo articolo).
Se invece hai la certezza che il tuo progetto di investimento “scadrà” in uno specifico giorno, allora l’utilizzo dei singoli titoli è preferibile.
Ad esempio, sai che, con certezza, tra 4 anni dovrai smobilizzare dei soldi per comprarti la casa (ad esempio, perchè hai firmato già una preliminare): in quel caso, allora, potresti trovare maggiore utilità nel comprare titoli specifici, come un BTP che scade proprio tra 4 anni e che ti da:
- certezza del rendimento e programmazione dell’interesse;
- certezza del rimborso a scadenza alla pari;
- decumulo periodico del rischio all’avvicinamento del disinvestimento.
In questo caso, ad esempio, sai che il tuo capitale ti servirà in una specifica data.
Questo è un caso, seppur residule, in cui l’utilizzo dei singoli titoli è più efficiente
Investire in Obbligazioni: l’uso degli inflation linked
Gli inflation linked possono essere asset utili per proteggersi dalle sorprese inflazionistiche, ma, studiando a fondo la loro sensibilità macro, scopriamo alcuni aspetti interessanti.
Gli Inflation Linked Bonds (ILBs) nascono, teoricamente, come strumenti che dovrebbero proteggere il tuo capitale dall’avvento di un’inflazione inattesa: inoltre, le “sorprese inflazionistiche” sono deleterie per il classico portafoglio composto solo da azioni e bonds (il classico 60/40, per intenderci), perchè affliggono negativamente entrambi gli asset.
Però, paradossalmente, durante forti aumenti dell’inflazione (lo avevamo visto anche qui), non riescono a coprirci più in modo efficiente, a causa della loro elevata duration.
Infatti, gli ILBs, pur osservando un aumento della cedola in periodi inflativi, essendo che il loro prezzo è sempre dato dall’attualizzazione futura dei flussi di cassa ed essendo comunque emesse spesso a lunga duration, in caso di rialzo di tassi importante, quando l’inflazione cresce parecchio, vanno comunque in sofferenza.
Lo notiamo nel grafico sotto.

Le obbligazioni Inflation Linked, quindi, potrebbero dare buoni ritorni, come si nota dal grafico sopra, in fasi reflattive dell’economia (es. 2021), quando cioè l’inflazione sta sì aumentando, ma non troppo da generare un rialzo dei tassi. Però, queste andranno in sofferenza con una forte inflazione, paradossalmente (es. 2022), a causa del rialzo forte dei tassi di interesse.
Ricordiamoci, poi, che gli ILBs hanno una cedola parametrata sul tasso di pareggio dell’inflazione e daranno un rendimento maggiore dei Nominal Bonds se l’inflazione effettiva sarà maggiore di quella attesa.
Però, se da una parte, in epoche reflattive danno buoni rendimenti, dall’altra si nota, sia analizzando le nostre matrici macro (connesse alla sensibilità macro delle asset class), sia analizzando una normale Cluster Analysis, come potrebbero essere sostituite dalle azioni.
Quindi, in alcune strategie, gli Inflation Linked potrebbero andare bene, mentre in altre potrebbero essere sostituite da asset più utili a coprirci dalle sorprese inflazionistiche (esempio, le materie prime), così come in altre ancora potrebbero essere sostituite dal mix azioni-nominal bonds.

Investire in Obbligazioni: valuta e Currency Hedging
Sui bond il peso della valuta è molto importante. Quando investiamo in titoli in valuta estera, dobbiamo ricordare che le differenze di rendimento dipendono spesso dalle attese diverse sul cambio.
Se un titolo del Bangladesh rende l’11%, questo maggiore rendimento è dato dal maggiore rischio del paese e dal rischio che la valuta si possa deprezzare.
Ergo, se io investo 1.000€ su un titolo del Bangladesh, le attese del mercato sono le seguenti: il mercato non solo mi remunera un maggiore rischio di credito rispetto a Stati Sovrani a rischio praticamente nullo, ma mi remunera anche il rischio che la valuta del Bangladesh si deprezzi, nel mentre.
Ergo, ancora, ipotizzando un cambio 1:1 all’inizio del mio investimento, se alla fine la valuta del Bangladesh si è, come da attese, deprezzata (es. del 10%), io avrò indietro non 1.000€, bensì 900, quando invece, in valuta locale, mi è stato restituito l’investimento originario.

Facciamo questo altro esempio.
Il rischio paese degli Stati Uniti è sicuramente quasi nullo, ma esiste sempre una differenza di rendimento dovuta all’aspettativa del cambio, rispetto alle obbligazioni europee.
Come si spiega, ad esempio, che un Treasury americano paghi il 4,0% annuo, mentre un Bund tedesco il 2,8%, con la medesima scadenza? Un titolo americano è più rischioso?
No, anzi: il problema è che ci sono aspettative sul cambio differenti e quella differenza di rendimento remunera l’investitore che acquista Treasury dall’attesa che il cambio EUR / USD si deprezzi / apprezzi.
La differenza di rendimento su due titoli di uguale rischiosità è solo data dalle aspettative sul tasso di cambio futuro (concetto della parità coperta dei tassi di interesse)
Infatti, se noi “bloccassimo” ad oggi il tasso di cambio con un future su cambio EUR / USD, non faremmo altro che eliminare il differenziale di rendimento, riportando il rendimento del Treasury al rendimento del Bund: così funzionano gli ETFs hedgiati nel comparto obbligazionario, inoltre.
Introduciamo anche questo argomento: se l’hedging sulle azioni è praticamente quasi sempre inefficiente (rivedi questo articolo), la stessa cosa non si può dire sulle obbligazioni (seppur gli strumenti hedgiati sui bonds costino di più).
Un’interessante ricerca di Vanguard, infatti, ha mostrato come l’hedging sui bonds possa effettivamente avere degli effetti positivi in portafoglio: ma quali?

Analizziamo il grafico sopra: abbiamo due ETF, un globale governativo hedgiato in euro e un governativo euro.
Ci aspettiamo, a parità di rischiosità, che la diversa esposizione al cambio possa portare rendimenti diversi: la copertura valutaria sui bonds globali, proprio perchè “blocca” la fluttuazione del cambio, non fa altro che riportare il tasso di rendimento dei bond esteri in valuta locale,
Vanguard ci dice che, però, questo avviene generalmente con una riduzione della volatilità.
Quindi, mentre se usiamo ETFs hedgiati azionari, nel lungo periodo, tendiamo a perdere rendimento, se utilizziamo ETFs hedgiati obbligazionari potremmo osservare lo stesso rendimento dei bond in valuta locale, ma con una riduzione della volatilità.
Attenzione, però, perchè bisogna anche ricordare che la copertura ha un costo: nel riportare il rendimento alla valuta locale, questo effetto può essere dato da un ritorno positivo o da un costo negativo, in funzione ovviamente dell’andamento del cambio.
E se il costo fosse negativo, l’Hedging sui Bonds andrebbe evitato?
No, perchè il nostro obiettivo era eliminare l’impatto del cambio, non specularci sopra.
Questo è un aspetto un po’ più complicato del solito e l’uso dei bonds in portafoglio e della relativa valuta è sicuramente argomento complesso (e nei nostri percorsi ci soffermiamo parecchio): ma cerchiamo di trovare una quadra col prossimo “consiglio” per investire in obbligazioni.
Investire in Obbligazioni: un semplice schema
Un utile metodo per capire come mixare le tue obbligazioni in portafoglio potrebbe essere quello di tripartirlo in funzione dell’obiettivo di ogni singola componente.
- Bond Europei LT per dare protezione in fasi depressive
- Treasury USA a BT per ridurre la volatilità
- Emerging Market Bonds per il rendimento
Con questo metodo, si può capire come ogni diverso bond abbia diversi rischi e diverse funzioni in portafoglio.
Attenzione: quando parliamo di Treasury USA o Emerging Markets Bonds, parliamo sempre di esposizioni a “cambio aperto e scoperto”. Anzi, in questo caso l’obiettivo è proprio esporsi al cambio in portafoglio.
Di converso, l’hedging, per come è stato studiato sopra, potrebbe avere senso nella parte 1) del portafoglio.
Ovviamente, scegliere uno o l’altro bonds, così come i bonds emergenti per creare rendimento, dipenderà da te: occhio però a questi ultimi, che hanno comunque un profilo di rischio simile alle azioni.
Ogni volta, in cui, ad esempio, mettiamo in portafoglio Bonds HY, come i bonds in valuta estera, ma anche Obbligazioni Corporate o Convertibile, ci stiamo avvicinando al rischio delle azioni: anzi, secondo alcune ricerche, il rischio di queste tipologie di Obbligazioni sarebbe proprio spiegato dall’esposizione ai diversi fattori di rischio azionari (che abbiamo analizzato qui).
Un aspetto di cui tenere sicuramente conto nei propri investimenti.
Distribuzione, Accumulazione e scelta della maturity
Se è vero che gli strumenti ad accumulazione azionari permettono di veder crescere di più il proprio capitale, sugli strumenti obbligazionari a lungo termine può accadere l’opposto.
Può accadere, infatti, che i bonds governativi a distribuzione abbiano una migliore performance grazie alle minori tasse che si pagano sugli interessi, a patto, però, che si reinvestano continuamente le cedole.
Moltissimi risparmiatori, però, non reinvestono automaticamente le cedole e quindi tendono a perdere questo vantaggio.

Se raffrontiamo, infatti, un ETF governativo europeo a distribuzione, con un ETF governativo europeo ad accumulazione, dove quindi le cedole distribuite godono dell’aliquota agevolata, notiamo questa differenza di performance, ipotizzando di reinvestire tutte le cedole, però.
Ma, spesso, le cedole sono di ridotto ammontare e il classico risparmiatore, quando le vede in portafoglio, non tende a reinvestirle continuamente (vedo 100 o 50 euro di cedola semestrale, non la reinvesto!), perdendo quindi il beneficio di cui parliamo.
Infine, per quanto oggi molti pensano di fare facili rendimenti comprando bond a lunghissima scadenza, mettere questi asset in portafoglio è inefficiente.
Diverse ricerche (ad esempio questa di Blackrock) confermano come il premio per il rischio sulle obbligazioni di lunghissima scadenza decresca sempre di più.
Ergo, ci prendiamo un rischio sempre maggiore, ma a fronte di un rendimento che non cresce in modo proporzionale.
Notiamo quanto cresce il rischio tasso sui bonds all’aumentare della maturity, sulla Guide to Markets di Jp Morgan.

Usare bonds a scadenze troppo lunghe (>10-15 anni) espone quindi a queste problematiche:
- Eccessivo rischio tasso, non correttamente remunerato dal mercato
- Rendimento che non cresce al crescere del maggiore rischio
- Fortissima volatilità in caso di rialzo e di variabilità dei tassi di interesse
- Nessun beneficio aggiuntivo rispetto ai bonds a media scadenza nella protezione
Conclusioni
Da questa breve introduzione all’ampio tema dell’investimento in Bonds abbiamo capito come siano diversi gli elementi che dobbiamo considerare prima di inserirli in portafoglio.
È inutile comprare un BTP italiano pensando di guadagnare semplicemente il 3% e via, in modo veloce e senza rischi. Le dinamiche sono molto complesse e tutto dipende a) dalla nostra strategia e b) dai nostri obiettivi (oltre che dalla nostra tolleranza / propensione al rischio, ovviamente).
Per approfondire questo tema, legato alla costruzione di un portafoglio di investimento efficiente, ti consiglio di seguire il nostro mini corso gratuito Money, che ti riesce ad introdurre già in modo strutturato a questi argomenti.
A presto!