20 Mag 8/10 accumulano sul Fondo Pensione, ma non sanno che…
Il Fondo Pensione spesso si rivela una trappola
Viene utilizzato per crearsi una rendita solida e affidabile per la pensione. Ma è uno strumento che mostra storicamente scarsi rendimenti e inefficienze, racchiudendo forti vincoli ben nascosti per cui diventa inadatto allo scopo.
Ci si concentra troppo sull’ottimizzare le tasse a breve, perdendo di vista l’obiettivo fondamentale che risiede nella crescita sostenuta del capitale.
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Il primo ostacolo del Fondo Pensione si rivela nella gestione, con costi eccessivi e strategie attive che implicano inefficienze e rendimenti scarsi.
Questi possono fare un enorme differenza nel tempo, e il tuo capitale non cresce a dovere, offrendoti sì una rendita futura, ma molto più bassa di quanto potresti.
Ma c’è una leva a forte impatto emotivo che utilizzano i consulenti per venderli in quantità…il beneficio fiscale…

Ma fiscalmente, conviene?
A differenza di altri strumenti, l’accumulo sul Fondo Pensione può essere portato in parte in deduzione, offrendo un vantaggio soprattutto a chi si colloca in uno scaglione reddituale elevato.
Ma parlando dei rendimenti ottenuti, questi vengono tassati con un’aliquota agevolata al 20%, ma ogni anno, penalizzando l’effetto compounding.
In sostanza viene posto come un vantaggio quando invece è fortemente penalizzante.
Inoltre, viene applicata una tassazione sul montante finale tra il 9 e il 15%.
Una doppia imposizione in sostanza, eppure molti vengono abbagliati dal vantaggio di breve, la deducibilità fiscale immediata, perdendo di vista lo scopo principale di lungo periodo, nel fare crescere il capitale per creare la rendita.

E c’è un altro paradosso
Il godimento del tuo capitale giungerà solo al momento della pensione statale.
Volendo ritirarti prima, non puoi ritirarlo.
Considera che l’età pensionabile verrà sempre più alzata, portandoti quindi ad aspettare 70 anni e più per vedere i frutti del tuo investimento.
E’ vero che puoi ritirare parte del capitale prima, ma solo a determinate condizioni; in assenza di casi specifici, massimo il 30%.
Questa è mancanza di flessibilità, vincolandoti fortemente nell’utilizzo e disposizione dei tuoi soldi.
Senza contare che se decidessi di ritirare il montante finale a rendita, questa non verrebbe poi trasferita agli eredi, perdendo potenzialmente anni di sacrifici.

Con gli Etf invece…
Costruisci la tua rendita in modo flessibile e controllato, senza vincoli, sfruttando il pieno compounding.
Sei tu a controllare la disposizione e gestione dei tuoi soldi, sapendo sempre come vengono investiti e avendo la libertà di ritirarli quando preferisci.
Non devi aspettare i 70 anni per vedere il tuo investimento, e sfruttare la rendita; se sei arrivato a un capitale tale da sostenerla, puoi iniziare a ritirarti molto prima, godendoti maggiormente il tempo libero e la tua famiglia.
Inoltre, ottimizzi la gestione fiscale al realizzo, applicando il sistema dei disinvestimenti parziali, pagando l’imposta sulle plusvalenze solo alla fine e solo relativamente alla quota prelevata.
E il frutto del tuo investimento non si disperderà alla tua dipartita, ma verrà trasferito agli eredi continuando a generare valore; questo è un aspetto spesso sottovalutato, ma di enorme impatto ed importanza.

E se reinvesto il beneficio fiscale in ETF?
Si crea una soluzione sub-ottimale.
In tal caso l’handicap strutturale sulla capitalizzazione dei rendimenti può essere compensato dai benefici fiscali immediati; in particolare se non hai un lungo orizzonte temporale, non ti manca troppo alla pensione, e sei in uno scaglione di reddito elevato.
Ma continui ad accettare i vincoli sul ritiro del capitale.
L’ETF comunque vince nel lungo periodo, se si investe con un metodo solido e attendibile, non solo a livello di rendimento, ma soprattutto di controllo e flessibilità.
Il concetto non è escludere a priori il Fondo Pensione, ma capire quando ha senso e quando comporta decisioni inefficienti, maturando consapevolezza dei vantaggi e dei limiti dello strumento.
