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Un altro concorrente per Tesla: quanto valgono le azioni Volvo

Bullet Point

  • La casa automobilistica svedese produrrà solo veicoli elettrici dal 2030: un altro concorrente per Tesla?

  • Quanto potrebbe penetrare Volvo nel mercato dell’EV

  • Quanto potrebbero valere le sue azioni in borsa?

 

 

 

1. L’emblema della sicurezza

Tra le case automobilistiche che hanno un brand forte, perfettamente riconosciuto tra i consumatori e tra gli automobilisti per la propria Value Proposition e per i suoi tratti distintivi, vi è sicuramente Volvo: l’azienda svedese è uno dei più grandi costruttori di auto al mondo, ma il numero uno assoluto quando si parla di sicurezza alla guida, elemento caratterizzante di Volvo.

Benché la volatilità sia stata alta, Volvo ha registrato ottime performance in borsa negli ultimi periodi, raggiungendo una capitalizzazione di oltre 400 miliardi di corone sulla borsa di Stoccolma.

 



Nell’ultimo anno, ha chiuso il bilancio con ricavi operativi in decrescita a 27 miliardi di corone, in netto calo rispetto agli anni precedenti, ma l’azienda promette di recuperare presto.

“Pianificando di diventare un’azienda di auto completamente elettriche entro il 2030, Volvo Cars intende segnare il passo nella transizione verso la mobilità a zero emissioni all’interno del proprio settore” ha detto recentemente Anders Kärrberg, responsabile della sostenibilità globale di Volvo Cars.

E’ molto probabile che gli europei, molto attenti alle caratteristiche di Volvo, possano spesso preferirla ad una Tesla e limitare ancora di più la penetrazione nel mercato europeo di Musk, se davvero Volvo punterà tutto sull’elettrico e produrrà veicoli che potranno essere riconosciuti dai consumatori, anche nel settore EV, come sicuri e affidabili.

Ma quanto potrebbe valere in borsa Volvo, da qui a a 5 o 6 anni?

 

2. Il vantaggio competitivo di Volvo?

Partiamo da un concetto fondamentale, che dovremmo comprendere sempre quando valutiamo aziende: da che cosa deriva il vantaggio competitivo dell’azienda che stiamo analizzando? Quanto questo vantaggio competitivo potrà essere sostenibile e far derivare, da esso, una crescita sostenibile per cui il rendimento del capitale investito (ROIC) sia maggiore del costo del debito e per cui il ROE aziendale sia maggiore del rendimento del mercato?

Nel caso di Volvo, il vantaggio competitivo è abbastanza forte, perchè non dipende da elementi copiabili e aggregabili da altri competitors, ma da una certa immagine e brand reputation che l’azienda ha saputo costruire nel tempo: per quanto non parliamo di barriere all’ingresso, nella nicchia occupata da Volvo, fisiche e invalicabili, stiamo comunque parlando di barriere “forti”, che limitano le minacce di possibili nuovi concorrenti.

La brand reputation di Volvo ha spiegato la crescita forte degli ultimi anni e potrebbe non essere “folle” ipotizzare che questa resti tale fino all’avvento del periodo in cui la stessa Volvo effettuerà la transazione all’elettrico, ovverosia almeno 5-6 anni di crescita forte per l’azienda svedese: in questo arco di tempo, potremmo pensare di ipotizzare un’ulteriore espansione dell’azienda, mentre di ipotizzare una fase di stabilità per i successivi anni a venire.

Questa analisi è fondamentale quando decidiamo di stimare il valore dell’impresa a partire dall’attualizzazione dei suoi flussi di cassa futuri, poiché dovremmo sempre chiederci che tipi di flussi di cassa stimare in futuro e per quanto tempo.

 

 

2. Quanto vale Volvo?

Per valutare Volvo, potremmo pensare di applicare un classico metodo di valutazine complessivo del valore dell’impresa, a cui poi dedurre il valore complessivo del debito per ottenere il valore dell’equity aziendale.

Per fare questo, partendo dai ricavi operativi medi degli ultimi 5 anni (34 miliardi), si giunge al valore dei Free Cash Flow medi normalizzati pari a 46 miliardi di corone svedesi, considerate le spese in conto capitale netto (CAPEX – Ammortamenti) e la liquidità assorbita dalle variazioni di capitale circolante.

Ricordiamo che in questo momento stiamo stimando il valore complessivo dell’impresa, dal lato sia degli azionisti che dei debitori, e pertanto utilizzeremo come metrica rilevante il Free Cash Flow to Firms. Ovviamente, a noi interessa conoscere il valore del capitale netto, al netto cioè del valore del debito, ma per fare questo non partiamo dalla stima del Free Cash Flow To Equity (che depura i flussi di cassa anche dagli effetti dell’indebitamento), in quanto dovremmo condurre ipotesi troppo complesse e variabili sui flussi di cassa aziendali.

Stimando un tasso di crescita pari al 4,64% dei flussi di cassa liberi e dei ricavi operativi, sulla base del tasso di reinvestimento medio del capitale netto (quanto l’azienda reinveste nelle proprie attività) e stimando un tasso di attualizzazione (WACC) del 5,26% dei flussi di cassa futuri, possiamo giungere prima ad una stima dei flussi di cassa futuri attesi dell’azienda e poi ad un valore complessivo dell’azienda stessa.

 

 

 



Si ottiene così un valore complessivo dell’azienda pari a 1,2 trilioni di corone svedesi.

In questo valore è compreso anche il cosiddetto valore terminale, un valore di “chiusura” nella valutazione aziendale ove si stima una crescita stabile dei flussi di cassa.

Ergo, l’azienda che stiamo valutando non smetterà di essere produttiva tra 5 o 6 anni, ma, secondo le nostre ipotesi, per effetto di mercati concorrenziali, vedrà il proprio vantaggio competitivo affievolirsi ed entrerà quindi in una fase di crescita “stabile”.

In questa fase, si ipotizza che l’azienda generi, matematicamente, una rendita perpetua in cui i flussi di cassa cresceranno ad un tasso stabile (che oggi stimiamo pari al decennale dei Treasury USA all’1,64%) all’infinito: il valore attuale della rendita al tempo in cui ipotizziamo che l’azienda stessa arrivi alla crescita stabile (tra 6 anni) è il nostro valore terminale.

A questo valore, si sottrae lo stock del debito, circa 400 miliardi di corone, per ottenere una valutazione complessiva di circa 800 miliardi di corone.

Circa il 70% in più del valore attuale per i prossimi cinque anni, sulla base delle ipotesi sopra elencate, e senza ipotizzare una crescita rivitalizzata dall’avvento dell’elettrico, in cui Volvo prova ad anticipare i suoi competitors.

 

 

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Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.