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Fondo Pensione, PAC o entrambi: cosa conviene?

E’ più efficiente accantonare i nostri risparmi in un fondo pensione, sfruttando la sua deducibilità fiscale, oppure, per costruire la nostra “secondo pensione”, è più efficiente fare un PAC, meglio se su ETF?
 
Oppure sarebbe meglio farli entrambi?
Quali sono i vantaggi di uno e quali sono i vantaggi dell’altro? Ha senso prevederli entrambi nel proprio progetto finanziario?
 
Sul canale YouTube, ho pubblicato un video dove ho analizzato i pro e i contro del fondo Pensione o di un accumulo su ETF, in modo compiuto e generale: in questo articolo, invece, voglio fare tre esempi pratici per capire quale strada conviene seguire.
 
 

1. Le strade che potrebbe seguire Luca

Ipotizziamo che Luca sia un libero professionista di 30 anni che guadagna annualmente 40 mila euro lordi e debba decidere, per la sua vecchiaia, se fare un PAC su ETF, se fare un fondo pensione o se fare un fondo pensione reinvestendo il ricavo della deducibilità fiscale su un PAC.
 
Le strade e le strategie che quindi simuleremo, analizzando quale possa essere la migliore, sono tre:
  • a) Fondo Pensione
  • Fondo Pensione con reinvestimento su ETF
  • PAC su ETF

Si noti che soltanto il secondo caso prevede una commistione dei due strumenti, legando il fondo pensione ad accumulo su ETF.

Si noti anche che, come spiegato sul canale YouTube, ho considerato a principio un piano di accumulo su ETF, e non su fondi bancari o su altri prodotti, per la migliore efficienza degli ETFs stessi, di cui vi ho spesso parlato.

Immaginiamo che Luca decida di seguire la prima ipotesi e di sottoscrivere un Fondo Pensione con la sua banca: secondo l’ultima relazione annuale COVIP, il rendimento a 10 anni di un fondo pensione bilanciato è del 4,2%.

Luca decide di sottoscrivere, quindi, un classico fondo pensione bilanciato, dove andrà a versare 450 euro mensili, ovvero 5.400 euro annuali

Così facendo, Luca riesce a raggiungere il limito massimo di deducibilità del fondo pensione (5.165 euro), il vero vantaggio, paventato da molti, del fondo pensione stesso.

Luca, quindi, deduce dal suo reddito il massimo, ovvero 5.165 euro, ottenendo un risparmio fiscale annuo di 1.963 euro (dati PensPlan): quanto capitale avrà Luca a 70 anni, dopo 40 anni di accumulo?

Sommando il capitale del Fondo Pensione al risparmio fiscale cumulato, Luca avrà in saccoccia 607 mila euro circa, ipotizzando anche che il suo reddito, dal ventesimo anno, aumenti e lui possa risparmiare annualmente fino a 2.118 euro (il massimo).

 

 

Abbiamo quindi previsto la convenienza massima del fondo pensione, con un soggetto che presenta l’aliquota IPREF massima (prima dell’ultima riforma, eh!) e che versa il massimo contributo deducibile.

Cosa succede, però, se Luca decide di reinvestire il suo risparmio fiscale annuo?

 

2. Seconda soluzione: PAC + Fondo Pensione

Vediamo cosa succede se Luca decidesse di reinvestire i soldi che annualmente risparmia, grazie alla deduzione del fondo pensione.

Ipotizziamo che Luca costruisca un portafoglio All Weather in ETF che annualmente rende il 6,5%, senza spingerci troppo oltre: il portafoglio e il progetto d’investimento di Luca presentano quindi un profilo di rischio medio, al pari del fondo bilanciato che aveva sottoscritto.

Luca, quindi, ogni anno prende il suo risparmio fiscale di circa 2.000 euro e lo reinveste in ETF al 6,5% medio annuo.

 

 

A fine percorso, avrà totalizzato complessivamente 870 mila euro circa, sommando quanto accumulato sul fondo pensione con quanto accumulato sul PAC in ETF: sicuramente una strada più efficiente finanziariamente, in quanto permetterebbe a Luca di capitalizzare il suo vantaggio fiscale.

Ma se invece Luca dovesse seguire sin da subito la strada del PAC su ETF?

 

3. Terza soluzione: PAC su ETF

Nella terza soluzione, Luca decide di investire, sin da subito, i suoi 450 euro al mese in ETF, sempre secondo una strategia All Weather e sempre raggiugnendo un rendimento medio del 6,5% medio annuo.

 

 

Nel terzo caso, Luca raggiungerebbe circa 950 mila euro, superando il capitale raggiunto anche con la soluzione b).

Come spesso detto, la capitalizzazione del maggiore rendimento (e dei minori costi) copre, nel tempo, il vantaggio fiscale.

A questo punto, potremmo non avere più dubbi sulla convenienza della terza soluzione, rispetto alle altre, ma dobbiamo considerare l’ultimo fattore, ovvero la tassazione della rendita.

La rendita del fondo pensione viene tassata al 20%, anziché al 26%  ordinario, mentre le prestazioni in rendita e capitale sono tassate con aliquota sostitutiva tra il 15% e il 9% per incentivare la permanenza nei fondi.

Il meccanismo è semplice: dopo il 15° anno per ogni anno successivo la tassazione si riduce dello 0,3% fino a raggiungere il 9%.

Non confondiamo, però, la rendita del fondo, tassata al 20% nel tempo, con le prestazioni che vengono garantite dal fondo al raggiungimento della panettone, che possono (queste) variare tra il 9 e il 15% (nel nostro caso, saranno pari al 9% perché Luca ha superato i 35 anni di contribuzione)

Consideriamo un’aliquota del 20% sulla rendita del fondo pensione, rispetto alla rendita sul PAC su ETF, rimanendo abbastanza “ottimisti” sul fatto che questa ulteriore agevolazione del fondo pensione non venga eliminata (e già si parla del contrario): si noti che la differenza di quasi 300 mila euro tra la prima soluzione e la terza non sarà mai coperta con la minore tassazione della rendita del fondo pensione; ma che succede se applichiamo questo ipotesi alla soluzione b)?

Dobbiamo quindi calcolare la rendita del fondo pensione (circa 336 mila euro) tassata al 20%, la rendita del PAC aggiuntivo della soluzione b) (circa 285 mila euro) al 26% e sommarle al capitale cumulato, confrontandolo col capitale netto della terza soluzione, la cui rendita è tassata al 26%.

Ebbene, svolgendo un rapido calcolo, non complesso, si nota come la soluzione b) prevede di raggiungere un capitale netto 779 mila euro, mentre la soluzione c) prevede di raggiungere un capitale netto di circa 805 mila euro circa.

Anche al netto di questo vantaggio fiscale del fondo pensione, il PAC su ETF è ancora pi conveniente, rispetto alla seconda soluzione.

Inoltre, siamo stati molto ottimisti sulla eventualità che la grande agevolazione fiscale sui fondi pensione non cambi (cosa non scontata, anche visti gli ultimi orientamenti delle riforme fiscali), oltre al fatto che sono davvero poche le persone che riuscirebbero a mettere in piedi la soluzione b), che prevede l’onere maggiore di prendere il proprio risparmio fiscale e reinvestirlo sul mercato.

Ricordiamo che abbiamo anche ignorato i contributi del datore di lavoro: c’è chi contribuisce, e chi no. C’è chi contribuisce lo 0.5%, chi il 10% (beati i suoi dipendenti). In ogni caso, è spesso una cifra significativa, ma non così importante nel grande schema delle cose. 

Inoltre, il vero vantaggio del PAC nasce sul lungo periodo, quando la capitalizzazione degli interessi, per l’appunto, supera il vantaggio fiscale del fondo pensione: ma se avessimo un orizzonte temporale più basso e se il nostro profilo di rischio fosse più conservativo, allora la soluzione potrebbe capovolgersi.

A presto!

 

 

Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

CEO di Investimento custodito, Risk Manager, Analista Finanziario, massimo esperto in Italia della filosofia All Weather. Seguitissimo sui social e sulle sue piattaforme, ha aiutato migliaia di persone a riprendere in mano il controllo dei propri soldi grazie ai suoi corsi e ai suoi libri.



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