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Cos’è il «Dot Plot» della FED e perchè è importante

Se sei arrivato su questo articolo, è molto probabile che tu abbia sentito parlare del grafico “a punti” della Federal Reserve o, meglio, del «dot-plot della FED» pubblicato 4 volte l’anno dalla Federal Open market Committee (FOMC), il braccio armato della FED nelle sue decisioni di politica monetaria.

Il grafico è in effetti uno dei principali elementi di studio che vengono analizzati quando il FOMC rilascia le proprie proiezioni economiche, specie perchè permette di comprendere meglio quelle che sono le attese dei banchieri centrali e del board della FED circa l’andamento dell’economia e, soprattutto, circa l’andamento futuro delle decisioni di politica monetaria.

Negli 8 meeting annuali del FOMC, per quattro volte l’anno lo stesso FOMC pubblica “A Summary of Economic Projections”, in cui vengono, come detto, analizzate le proiezioni del sistema economico e in cui, sulla base di ciò, possiamo analizzare le intenzioni dei banchieri centrali circa la politica monetaria della FED stessa.

In questo, il dot plot rappresenta forse il grafico più interessante, molto importante da analizzare: scopriamo il perchè e, soprattutto, come leggerlo, in questo articolo.

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Una necessaria premessa: le origini del dot-plot della FED

Il grafico dot-plot è un diagramma a punti che rappresenta la previsione sugli interessi di ogni singolo responsabile della Fed, qualora l’economia statunitense si sviluppi come previsto.

Fino a 12 responsabili della politica monetaria – i sette governatori del consiglio direttivo della Fed e i presidenti delle dodici banche distrettuali della FED a rotazione – possono contribuire con un punto: dal presidente della Banca centrale statunitense Jerome Powell, passando per i membri del Board of Governors della FED, come Michelle W. Bowman o Lael Brainard, fino a James Bullard, presidente della Banca centrale a St. Louis.

I punti rappresentano il livello atteso del Federal Funds Rate alla fine dei tre anni successivi e per un periodo più lungo. Tuttavia, nel grafico non si può leggere e non si può capire chi abbia espresso quella specifica opinione, essendo un’informazione non pubblica.

E’ bene anche specificare subito come queste previsioni non siano né vincolanti, né tantomeno rispecchi una previsione ufficiale di consenso della Banca centrale statunitense. Non c’è quindi alcun obbligo di agire per la Fed: essa non deve seguire il grafico dot-plot.

Ecco allora che, indagando le orgini del grafico, cerchiamo di capirne il senso.

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Il grafico venne introdotte nel 2011 dall’allora Governatore della FED, Ben Bernanke, subito dopo lo scoppio della crisi sub-prime e mentre l’economia americana si avviava verso un fragoroso recupero finanziario ed economico, dopo una delle peggiori crisi della sua storia (o, forse, la peggiore).

Lo scopo della FED dell’epoca era quello di dare una visione anticipata, agli osservatori del sistema economico, circa l’andamento stesso dell’economia e delle decisioni di politica monetaria del FOMC, per meglio anticipare e inglobare nelle proprie previsioni future quelle che sono le intenzioni attuali della FED.

E’ bene tornare a specificare come, nel grafico dot plot, si analizzino le intenzioni attuali dei membri del FOMC, intenzioni che non sono vincolanti e possono ovviamente variare al variare del contesto economico (come vedremo).

Il grafico, però, venne introdotto per capire a fondo e dare pienezza ad uno dei canoni imprescindibili di quella che è la politica monetaria moderna, che si basa molto sulle parole, che sui fatti (ricordate il famoso Whatever it takes draghiano?).

Stiamo parlando della trasparenza, oltre che dell’indipendenza, trasparenza che permette agli operatori di comprendere appieno le scelte dei decisori monetari e di anticiparne le future decisioni, essendo quanto più possibili razionali nella definizione delle loro aspettative.

Il dot plot ha anche la funzione di non far perdere l’ancoraggio alle aspettative di lungo periodo circa l’inflazione target delle banche centrali: sia in periodi di bassa inflazione, che in periodi di alta inflazione, scelte aggressive della banca centrale (sia di ribasso che di rialzo dei tassi) vengono accompagnate spesso dalle intenzioni di normalizzare la politica monetaria attorno ai famosi valori target del 2%: in questo modo, la FED aiuta gli operatori a non perdere l’ancoraggio nelle aspettative future d’inflazione.

Problema che sarebbe molto grave, considerato che oggi è pienamente accettato il ruolo delle aspettative nella formazione del livello dei prezzi (si leggano gli ultimi contributi di Woodford circa la Nuova Curva di Phillips Neo-Keynesiana).

Ed il grafico dot-plot è un’arma della FED importante in tal senso.

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Come si legge il grafico dot-plot della FED

Ciascun punto del grafico, che abbiamo ricreato sulla base dell’ultimo dot-plot disponibile, rappresenta l’opinione di un membro della Fed sul ritmo futuro delle variazioni al rialzo o al ribasso dei tassi di riferimento.

Bisogna ricordare che il tasso previsto per ognuno dei prossimi tre anni, nonché a lungo termine, è rappresentato dalla mediana di tutti i punti: nel momento in cui pubblichiamo questo articolo, la media delle proiezioni parla di un tasso FED pari al 4,25-4,5% per il 2022 (con ulteriori rialzi, quindi, in futuro) , con quest’ultimo che addirittura potrebbe salire al 4,5-4,75% per il 2023, con le prime normalizzazioni della politica monetaria soltanto per il 2024, periodo in cui, secondo il FOMC, inizierebbe la discesa dei tassi.

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Dobbiamo anche notare – ed è forse questa la prerogativa e la peculiarità del grafico dot plot – come, mentre vi sia accordo abbastanza unanime sul processo di innalzamento dei tassi, e sul fatto che questo continuerà anche per almeno altri 18 mesi, c’è disaccordo tra i membri del FOMC circa il percorso inverso, ovverosia i tempi entro cui la FED potrà riportare i tassi verso il target del 2%.

Ergo, c’è molto disaccordo circa l’effettiva capacità della FED di ridurre l’inflazione in tempi “consoni”: ad esempio, la linea mediana tracciata dal grafico parla di una riduzione dei tassi della FED al 4% per il 2024 e di una ulteriore riduzione al 3% per il 2025, con un range di confidenza, però, abbastanza ampio.

Per il 2024, esistono membri del board che pensano che i tassi dovranno rimanere attorno al 5%, mentre esistono anche membri del board che ipotizzano un taglio importante, tornando attorno al 2,75% già tra 24 mesi.

Insomma, al momento, sul futuro dell’inflazione e dell’andamento dei tassi, sappiamo solo che è molto probabile che la salita non sia finita.

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Un ultimo aspetto da valutare nel Dot-Plot della FED

L’ultima analisi da svolgere, sul dot-plot della FED, riguarda le sue variazioni rispetto alle indicazioni e alle previsioni della FED rispetto al periodo precedente, per capire come stanno variando le stesse.

Rispetto all’ultimo periodo, si nota come l’atteggiamento della politica monetaria della banca centrale USA sia diventato molto più hawkish, con un’ipotesi di tassi di interesse più alti e più a lungo del previsto (non è un caso che, per quanto il rialzo avvenuto nell’ultimo meeting FOMC della FED fosse atteso, il mercato ha regimo molto male alla pubblicazione dei dati).

Inoltre, è aumentata parecchio la variabilità delle ipotesi dei membri del FOMC circa il percorso inverso dei tassi di interesse.

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Conclusioni

Siamo sicuri che quando il buon Bernanke ha inserito, nelle proiezioni del FOMC, il grafico dot-plot, abbia pensato «non sarebbe meraviglioso se gli investitori avessero uno strumento in grado di fornire indicazioni sull’orientamento futuro dei tassi di riferimento statunitensi?».

E, in effetti, oggi abbiamo questo strumento.

La politica monetaria della Banca centrale statunitense riveste un’enorme importanza per i mercati finanziari globali, e ciò che i responsabili della Fed pensano o comunicano viene sempre seguito con grande interesse dagli investitori.

Uno strumento del genere, che ci aiuta a capire gli orientamenti della FED e a formare le nostre aspettative sul futuro, sempre in onore di quella grande trasparenza su cui si basa la politica monetaria moderna, esiste ed è proprio il grafico «dot-plot», diventato nel corso degli anni uno dei comunicati stampa Fed più seguiti.

Ma non bisogna, però, travalicare il senso del grafico, le informazioni ivi contenute e, soprattutto, la potenza predittiva dello stesso.

Le indicazioni non vengono poi necessariamente confermate dai fatti, anche perché l’evoluzione della situazione economica può seguire un corso differente rispetto a quanto previsto, anche completamente casuale, considerato che, come ricorda il Zoltan Poszar, l’inflazione, specie nel breve periodo, sembra seguire più che altro una specie di random walk.

Negli anni in cui la FED si confrontava con la deflazione e con l’inflazione costantemente sotto il target del 2%, i banchieri del FOMC hanno costantemente sovrastimato il livello dei tassi, e si sono poi dovuti adeguare alle previsioni molto meno ottimiste dei mercati. Negli anni in cui, invece, ci si confronta con il problema opposto, i membri del FOMC hanno costantemente sottostimato il livello necessario dei tassi a frenare l’inflazione.

Ma poi, siamo sicuri che la FED possa controllare l’inflazione davvero o, come invece dice la teoria endogena della moneta, si adegua semplicemente alle richieste del mercato circa la domanda di moneta, fissando volta per volta il prezzo della moneta legale stessa, sulla base di quello che è chiamato il divisore monetario (e non il moltiplicatore)?

Sono tutte cose che abbiamo già studiato nel nostro corso MacroTrends , di cui vi lascio il link, se volete approfondirne i temi e scoprire le nuove frontiere della politica monetaria, che, in un certo senso, spiegano tutte queste incongruenze che la teoria monetarista classica, invece, non spiega. 

Gabriele Galletta
info@investimentocustodito.com

CEO di Investimento custodito, Risk Manager, Analista Finanziario, massimo esperto in Italia della filosofia All Weather. Seguitissimo sui social e sulle sue piattaforme, ha aiutato migliaia di persone a riprendere in mano il controllo dei propri soldi grazie ai suoi corsi e ai suoi libri.



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