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Analisi tecnica: serve o non serve?

Secondo i sostenitori dell’analisi tecnica, sarebbe possibile predire l’andamento di un titolo finanziario analizzando soprattuto il grafico e alcuni patterns specifici che il grafico stesso “disegna”. Ma è vero? L’analisi tecnica funziona davvero o e solo una “scienza” simile all’astrologia?

 

 

1. Analisi tecnica o fondamentale?

Negli ambienti finanziari si suole generalmente fare la distinzione tra analisi tecnica e analisi fondamentale, ovverosia l’analisi dei titoli azionari a partire non dal grafico, bensì dai dati di bilancio dell’azienda oggetto di analisi, rifacendosi alla distinzione che esiste tra astrologia e astronomia.

L’una, l’astronomia (l’analisi fondamentale) sarebbe la scienza ufficiale, basata su ricresce e dati certi, che studia il movimento dei pianeti e dei corpi celesti (i dei prezzi delle azioni) a partire dai fondamentali stessi di ciò che determina il loro movimento (gli utili, in primis, per noi); l’altra, l’astrologia (l’analisi tecnica) si sofferma invece sulle conseguenze del movimento dei prezzi (il grafico), cercando di capire a posteriori gli effetti sulle persone e sul loro carattere, non basandosi però su ciò che realmente determina il movimento dei corpi celesti.

Detta così, la conclusione dell’articolo potrebbe sembrare logica: l’analisi tecnica è speculazione, fuffa, mentre l’analisi fondamentale è scienza. Stop.

Ma non vogliamo essere così dilapidanti e vogliamo fare un’analisi più concreta del tema: anche perchè se esistono così tanti soggetti che utilizzano queste tecniche, anche tra investitori istituzionali, ci sarà un perché.

L’analisi tecnica, quindi, si prefigge di analizzare e comprendere, attraverso l’analisi del grafico, l’andamento dei prezzi, il quale a sua volta rispecchia le decisioni degli investitori.

 

 

2. Le teorie alla base dell’analisi tecnica


L’analisi tecnica si basa sull’assunto fondamentale che, poiché il comportamento degli investitori si ripete nel tempo, al verificarsi di certe condizioni le loro decisioni sugli strumenti finanziari si ripeteranno e ciò avrà un impatto sull’andamento dei prezzi.

L’analisi tecnica funziona perché i Traders la fanno funzionare”, si sente spesso dire nei salotti finanziari.

Più che analizzare pattern grafici, l’analisi tecnica mira alla definizione di quello che viene chiamato un “trend”, attraverso una serie di indicatori, al fine di poter cavalcare quel dato trend, sia esso crescente che decrescente.

 

 

Fonte: Bull N Bear

 

 

Secondo la Teoria di Dow, ci sono tre tendenze indipendenti sul mercato e sono le tendenze primarie, le tendenze secondarie e le tendenze minori. Le tendenze primarie durano anni; le tendenze secondarie sono contrapposte alla tendenza primaria e hanno una durata di settimane, fino a qualche mese. Il breve termine ha una durata inferiore alle tre settimane.

Applicando la teoria di Dow al postulato prima visto dell’idea fondamentale secondo cui la storia si ripete, possiamo quindi affermare che, nel tempo, il comportamento degli investitori si ripeterà, soprattutto all’analisi e allo sguardo di quelli che sono particolari movimenti dei prezzi.

Il limite più grande dell’analisi tecnica, dicono i suoi detrattori, sta nel fatto di non considerare per nulla i dati di bilancio fondamentali dell’azienda, dove poi stanno i reali motivi per cui il prezzo di un’azione cresce o decresce: se gli utili di una società cresceranno più di quanto atteso, i prezzi cresceranno, altrimenti non lo faranno, si sente spesso dire. Ed è questo, per molti, il limite più grande dell’analisi tecnica.

In sostanza, l’analisi tecnica si soffermerebbe troppo sulle conseguenze e poco sulle cause. Ma i suoi sostenitori ripropongono un’altra teoria per giustificare questo limite: infatti l’analista si muove dalla convenzione che nei prezzi di borsa, o di un contratto di merci, siano già incorporati tutti quei fattori di tipo fondamentale, politico, psicologico, monetario ed economico che ne hanno determinato l’andamento. I grafici, semplicemente riflettono la sua psicologia rialzista o ribassista degli investitori, perchè i prezzi stesso scontano tutto.

Ed è quindi quasi inutile e ridondante tornare sui fondamentale. Ma è proprio da qui che parte un’ulteriore critica all’analisi tecnica.

 

 

3. I detrattori dell’analisi tecnica


I detrattori dell’analisi tecnica sostengono come il suo valore predittivo e scientifico sia scarso e che sia impossibile predire l’andamento dei mercati sulla base di pattern grafici che si ripetono.

La critica più famosa proviene dalla teoria del Random Walk di Malkiel, secondo cui i prezzi si muovono, nel breve periodo, secondo pattern casuali, il che rende qualsiasi operazione di previsione una scommessa. L’ipotesi suggerisce che il prezzo futuro di ogni azione è indipendente dal proprio movimento storico e dal prezzo di altri titoli.

 

PT> La teoria “random walk”

Fonte: Performance Trading



Inoltre, il riconoscimento di pattern da parte di analisti tecnici porta all’auto eliminazione degli stessi (Teoria dell’auto eliminazione e dei Mercati Efficienti): una volta che i partecipanti sono al corrente della presenza di figure collegate a determinati andamenti, la loro azione collettiva ne preverrà il verificarsi in futuro.

In altre parole, l’inefficacia della teoria alla base dell’analisi tecnica starebbe proprio nel fatto che il mercato sconta tutto: se ciò è vero, il mercato sconta già anche l’informazione futura e il movimento dei prezzi sconta anche le aspettative degli investitori nel futuro; se ciò è vero, nei prezzi non è “nascosto” niente più di quello che non sia già visibile nell’andamento del grafico e il potere predittivo del grafico stesso sarà nullo.

Pertanto, il movimento di breve periodo, come vuole la Teoria del Random Walk, sarà casuale. 

In sostanza, la bellezza di questa diatriba da sostenitori e detrattori dell’analisi tecnica è che la stessa teoria (efficienza forte dei mercati, i prezzi di borsa scontano tutto) viene utilizzata dalle due parti per giustificare le proprie teorie: qui, ci sentiamo di stare molto più dalla parte di Burton J. Malkiel, secondo cui, oltre tutto, nel lungo periodo anche l’analisi fondamentale tende ad essere viziata dal problema del random walk e, se il mercato sconta tutto in media, anche i fondamentali di bilancio sono già scontati nei prezzi e forniscono per avere scarso valor predittivo.

Come insegniamo in ALFA, infatti, nel lungo periodo non ha molto senso detenere azioni singole, proprio per i fondamentali della teoria del random walk, ma è molto più efficiente focalizzare il proprio portafoglio core su strumenti indicizzati come gli ETFs: in un portafoglio satellite, invece, possiamo concentrarci su titoli che riteniamo disruptive (sulla nuova Apple, ecco) o su titoli momentaneamente sottoprezzati, su cui la teoria che il mercato sconta tutto, sempre vera in media e nel lungo periodo, per un dato momento smette di funzionare. E così, soprattutto, non limitiamo, come dice Taleb, i nostri infinitive returns.

E chi invece giustifica l’utilizzo dell’analisi tecnica solo per fare “market timing”, lasciando a quella fondamentale il compito di individuare i trend del mercato di lungo periodo? Credo di aver già risposto a questa asserzione nelle frasi precedenti e credo di aver già risposto a cosa penso io del market timing in questo articolo

A presto.

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.



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