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Virgin Galactic riuscirà a volare anche in borsa?

L’11 luglio scorso è stato un gran giorno per Virgin Galactic, riuscita finalmente a spedire nello spazio il suo one man show, Sir Richard Branson, dopo che il 25 giugno la Federal Aviation Administration degli Stati Uniti aveva concesso alla stessa Virgin la sua “licenza di lancio commerciale completa” per iniziare a condurre voli per il turismo spaziale.

Virgin potrebbe così iniziare a spedire nello spazio ricchi miliardari al prezzo di 250.000 $ a viaggio, ma ancora la strada verso la redditività dell’azienda è costellata da altri voli di prova e autorizzazioni da ottenere. Ma la domanda che ci interessa è: riuscirà a volare anche in borsa?

 

 

1. Virgin Galactic: tutto fumo e niente arrosto?



Con l’avvio del turismo spaziale, Virgin potrà finalmente iniziare a staccare le prime fatture della sua attività, per incrementare un fatturato che nel 2020 è rimasto fermo a 220 mila dollari circa. Capgemini stima che ci siano oltre 20 milioni di milionari nel mondo, di cui circa un terzo vive negli Stati Uniti: potenzialmente, quindi, Virgin potrebbe vendere il suo pass per almeno 6-7 milioni di americani.

Virgin Galactic si troverà a dovere competere un domani con altre aziende, come Blue Origin, che ha ricevuto le dovute autorizzazioni, ma che ancora non ha messo i propri razzi nello spazio: a differenza di Virgin, però, l’azienda di Bezos sembra essere molto più focalizzata e meglio posizionata.


 

 

 

2. I dati e una possibile valutazione


SpaceX non è una rivale concorrente di Virgin e l’obiettivo di clientela target dell’azienda di Musk è molto diverso. Il prezzo medio per biglietto stimato da Musk (che già fattura su altri lavori in collaborazione con la NASA) va oltre i 10/20 milioni e, pertanto, è normale che la valutazione dell’azienda sia molto più pompata.

Quanto potrebbe effettivamente essere la clientela aggredibile da parte di Virgin? E’ inverosimile pensare che l’azienda possa vendere biglietti per oltre 1 milione di americani, visto anche le difficoltà operative per mandare tutta quella gente nello spazio (considerando che l’azienda stima non più di un viaggio a settimana per gli anni prossimi).

Se ipotizziamo che nei prossimi anni si potranno fare al massimo 4 viaggi per settimana, su tutte le settimane dell’anno, Virgin potrebbe fatturare al più 50 milioni di dollari circa, meno dei costi che l’azienda ha sostenuto nel 2020: l’azienda, quindi, per i prossimi anni potrebbe sostanzialmente avere flussi di cassa negativi e un valore nullo (senza considerare il Terminal Value).

Anche senza considerare il Terminal Value, parliamo di un’azienda che in una prima fase (anche lunga) brucerà parecchia cassa e su cui pare esserci troppa euforia. Inoltre, come detto, rimane sempre meno focalizzata e peggio posizionata di altre aziende rivali (una su tutte, Blue Origin)


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Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.



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