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Se la FED aumenta i tassi, le borse scenderanno?

In questo momento storico, con un’inflazione galoppante, tutti si interrogano sul quando la FED alzerà i tassi di interesse e se questo potrebbe significare la fine del trend rialzista delle borse. Ma ciò accadrà davvero? E cosa c’entra Friedman?

 

1. Cosa c’entra Friedman?

 
In un articolo apparso su Bloomberg intitolato “Friedman is more relevant than ever“, sono stati ripresi un grande pregio e un grande difetto del padre del monetarismo: da una parte, il grande difetto è aver predetto una domanda di moneta costante nel tempo, il che si è dimostrato falso negli ultimi dieci anni; ma, dall’altra, Friedman sembrerebbe aver anticipato questo momento storico.
 
Nei suoi scritti, al netto di cosa o meno comporti o meno inflazione, Friedman ci ha sempre ricordato come l’uguaglianza moneta=inflazione fosse ineluttabile e ci ha spiegato quale sarà l’unica via che i governanti hanno per ridurre le pressioni inflazionistiche, ovverosia aumentare i tassi di interesse, in un processo che, a lungo andare potrebbe essere doloroso.
 
Ora, sulla questione cosa provoca cosa, molte volte ho scritto e molte volte ho detto la mia, secondo cui non è affatto comprovato dalla scienza economica empirica che un’offerta di moneta maggiore provochi subito e in modo conseguente una maggiore inflazione: d’altronde, lo abbiamo visto negli ultimi quindici anni, dove aumenti sempre maggiori della moneta offerta non si sono tramutati in inflazione maggiore.
 
Però, come detto, il pregio del monetarismo è averci detto chiaramente che la teoria quantitativa della moneta è sempre vera e che, prima o poi, specie se la domanda di moneta dovesse alzarsi, una quantità abnorme di liquidità sul mercato darà la spinta a pressioni inflazionistiche: Friedman ci disse che la domanda di moneta era neutrale e costante, mentre oggi sappiamo che così non è. Ma, prima o poi, anch’essa crescerà e, quindi, come ogni altro bene, ciò comporterà un aumento del prezzo stesso di ciò che si richiede, ovvero la moneta, con un aumento dell’inflazione.
 
 
 
 
 
Detto ciò, il monetarismo, come anticipato, ci ha spiegato che ora la palla passa alla politica monetaria, per disinnescare crescenti fenomeni inflazionistici: in effetti, il mercato sembra anticipare quello che Friedman chiederebbe oggi alla FED, con un aumento dei tassi di interesse doppio nel 2022 ed un ulteriore triplo aumento dei tassi nel 2023. Ma questi aumenti potrebbero avere un impatto negativo sulle borse?
 
 

2. Cosa ci dice la storia

 
Proviamo a vedere cosa ci dice la storia e proviamo a capire se è vero che il mercato metterà fine al suo bull trend in caso di aumento dei tassi di interesse: negli ultimi 25 anni, la Federal Reserve ha alzato i tessi di interesse in tre cicli diversi.
 
 
 
 
Nei primi tre periodi analizzati, lo S&P500 ha segnato importanti rialzi per mesi, anni, prima di raggiungere un suo picco, culminato con la bolla dot.com del 2000 e la bolla dei subprime nel 2008.
 
Nell’ultimo ciclo di rialzi, la FED commise l’errore di esagerare con l’aumento, rispetto alle aspettative, dei tassi di interesse ed il mercato corresse dai massimi, senza però andare incontro a veri scenari bearish.
 
Questo significa che non esiste la correlazione “aumento tassi-crollo borse”, ma che tutto dipende dalle aspettative del mercato: se l’inflazione si manterrà attorno ai valori attesi, così come i tassi, il bull trend non è in pericolo, ma se gli aumenti saranno maggiori del previsto (il che potrebbe accadere solo in caso di inflazione veramente alta, vista la situazione debitoria dei governi ), ciò potrebbe esser pericoloso.
 
Come sempre detto, quello che veramente fa colpo (negativo) sulle borse sono eventi inattesi e continui scenari negativi di breve periodo, come un rialzo costante e inatteso dei tassi a seguito di spirali inflazionistiche incontrollate, come accadde ad esempio negli anni ’70-’80, anni in cui, proprio come detto sopra, il monetarismo ci mostrò la via per uscire da quel pantano.
 
Oggi non siamo ancora in quella situazione, ma lo studio e il pensiero di Friedman possono aiutarci a capire cosa succederà domani e cosa potrebbe succedere alle borse.
Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.