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Quanto conviene la previdenza complementare oggi?

Bullet Point

  • Quali sono i vantaggi della previdenza complementare?

  • E gli svantaggi legati a costi e scarsa flessibilità?

  • Conviene o no comprare quindi fondi pensione?

 

 

1. Dove sono i vantaggi della previdenza complementare?

Uno dei dubbi più importanti che attanaglia un risparmiatore, soprattutto all’inizio del suo percorso di lavoro, è la convenienza o meno a sottoscrivere un prodotto di previdenza complementare come un fondo pensione. Ma conviene veramente farlo, al netto del vantaggio fiscale promesso?

 



Sappiamo bene che il principale vantaggio del fondo pensione è la sua convenienza fiscale, dovuta ad una serie di agevolazioni che il Legislatore ha introdotto per incentivare la previdenza complementare: ogni anno è infatti possibile dedurre dal reddito dichiarato ai fini IRPEF fino a 5.164,57 euro di contributi alla pensione integrativa.

Oltre ciò, sono presenti un’altra serie di agevolazioni fiscali per chi investe nella previdenza complementare (in primis, la tassazione agevolata sui rendimenti ottenuti): ma queste agevolazioni coprono gli svantaggi classici dei fondi pensione, in primis costi e scarsa flessibilità?

 

2. E gli svantaggi?


Il limite principale dei fondi pensione è sicuramente il fatto di dover investire in prodotti finanziari a “gestione attiva”, che spesso addebitano al risparmiatore costi molto elevati. Secondo la COVIP, l’organi di vigilanza sui fondi pensione, l’ISC medio dei fondi aperti, calcolato su diversi orizzonti temporali, si attesta tra il 2,33% e l’1,23%, e quello dei PIP oscilla tra il 3,86% e l’1,83%.

La stessa Covip ha notato che, essendo prodotti d’investimento e risparmio di lunghissima durata, i costi rischiano di avere un impatto molto elevato sul capitale finale. Nella sua ultima relazione, la Covip ha infatti scritto che “a parità di altre condizioni, un capitale di 100mila euro accumulato dopo un periodo di partecipazione di 35 anni su un prodotto con un ISC dell’1 per cento si ridurrebbe di circa il 18 per cento (scendendo a 82mila euro) nel caso l’ISC fosse stato del 2 per cento”.

 

 



La COVIP vi mette quindi in guardia dal fatto che ogni punto percentuale di costi in più abbatte il rendimento del 20%: allo stato attuale, vista l’offerta che abbiamo in Italia di Fondi Pensione, i vantaggi fiscali difficilmente coprono i costi molto elevati.

Ciò ha ovviamente ha impatti sui rendimenti finali: la Covip evidenzia come il rendimento medio di PIP totalmente azionari non supera il 4,9% annuo, mentre quello di Fondi Aperti il 5,8%. La loro scarsa flessibilità, poi, essendo uno strumento che sviluppa strategie di investimento tradizionali, fa il resto.

 



Discorso a parte meritano i fondi negoziali che, essendo organizzazioni senza scopo di lucro, registrano solo oneri amministrativi e finanziari e presentano un ISC medio – secondo COVIP – che varia tra l’1,07% su 2 anni di partecipazione e lo 0,26% per una permanenza nel fondo di 35 anni. I rendimenti complessivi, però, sono similari a quelli registrati dalle forme di investimento pensionistiche commerciali

 

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.