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Ma i PIR convengono oppure no?

Bullet Point

  • A che punto sta l’industria dei PIR in Italia?

  • Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo strumento?

  • E’ uno strumento su cui investire per il piccolo risparmiatore?

 

 

1. Vantaggi e svantaggi dei PIR


I Prodotti Individuali di Risparmio (PIR) sono forme di investimento fiscalmente agevolate in Italia, che dovrebbero, da una parte, dare un prodotto d’investimento esentasse per i risparmiatori italiani e, dall’altra, incentivare l’investimento in PMI del nostro paese per agevolare la crescita economica. Ma sono davvero convenienti?

Il vantaggio principale per chi investe in PIR è lo sgravio fiscale sulle eventuali plusvalenze che l’investitore potrebbe generare. Ogni singolo PIR dev’essere mantenuto almeno 5 anni, non può superare i 30 mila euro di investimento e un singolo investitore non può superare i 150 mila euro di investimento in piani individuali di risparmio. Se queste condizioni sono soddisfatte, l’eventuale plusvalenza non sarà tassata. Ma allora, conviene inserirli in portafoglio?

Una caratteristica molto importante dei PIR rigurda il vincolo di destinazione delle somme raccolte, secondo cui almeno il 70% del patrimonio del fondo deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o con Stabile organizzazione in Italia. Questo conferisce un problema molto importante per i PIR.

L’eccessiva concentrazione del rischio del fondo sul sistema Italia e la volatilità elevata dei listini minori fanno dei PIR un prodotto finanziariamente inefficiente, che negli ultimi anni si è infatti scontrato con performance negative.

Ad esempio, nel 2018 le performance dei PIR (Fonte: Moneyfarm) sono state molto negative. Anche se non è corretto valutare un investimento solo su un anno, questo dovrebbe farci capire anche come il vantaggio che offrono i PIR è solo eventuale, non sicuro.

 

 

Source: Moneyfarm

 

 

Altro fattore negativo di molti PIR sono i costi, così come ricorda SoldiOnline.it: tra i primi prodotti che le Sgr hanno lanciato sul mercato, ci sono fondi con commissioni di ingresso che possono arrivare fino al 4% e commissioni di gestioni annue di un punto percentuale e mezzo. Se sommiamo questi fattori negativi all’eccessivo rischio che un investitore si assume, si comprende come i PIR non siano il miglior strumento su cui investire.



2. Strumento da usare o da lasciare perdere?


Benchè le associazioni di categoria ricordino come siano uno strumento per creare “un ponte di collegamento tra risparmio italiano e piccole e medie imprese del nostro paese” (Assogestioni), un’analisi coerente e indipendente dello strumento non lo rende per niente idoneo ad un investitore retail

 

 

 

Ed infatti, le stime di raccolta dei PIR, dopo un inizio molto positivo nel 2017, sono andate via via riducendosi, per loro un sempre minore appeal.

Molti risparmiatori tendono a sovrastimare l’effettivo beneficio fiscale derivante dall’acquisto dei PIR che, in realtà, è solo potenziale. Senza plusvalenza, purtroppo, il beneficio dei PIR scompare.

Sempre Moneyfarm, ad esempio, ricorda come anche la performance aggregata dei PIR negli ultimi anni sia stata molto negativa e ciò abbia contribuito a ridurre di parecchio l’afflusso di capitali privati.


A presto.

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.