fbpx

Mercati bollenti o solo «caldi»?

Bullet Point

  • Quali sono gli indicatori da valutare per capire se i mercati sono in bolla?

  • Cosa ne pensa, ad esempio, la banca d’investimento Citi Group?

  • Ci dobbiamo preoccupare o i prezzi sono solo «normalmente» alti?

 

 

1. Gli indicatori da bollino rosso

 

Secondo Citi Group, il mercato è «caldo», ma non ancora bollente come poteva esserlo alle porte della crisi dei Sub-Prime oppure alle porte della bolla dei dot.com. Vediamo perchè.

L’indicatore forse più caldo in assoluto sui mercati è il CAPE Shiller, che aggiusta il valore del Price to Earnings classico per il ciclo economico (calcolando una media degli utili degli ultimi dieci anni), che ha abbondantemente superato i valori del 2008 e si proietta verso quelli del 2000.

 

 

Source: Ycharts

 

Il CAPE Shiller, essendo aggiustato per valori toccati nello stesso periodo anche dal livello dell’inflazione, assume un valore ben più alto del valore raggiunto dal 2008, quando invece, se analizzassimo solo il P/E dello S&P500, noteremmo come i valori odierni sono ancora inferiori non solo a quelli del 2000, ma anche a quelli del periodo pre-crack Lehman: questo perché, come detto, aggiustando i valori del P/E per l’inflazione, Il CAPE assume valori molto più «pericolosi».

 

Se analizziamo però il multiplo P/E forward, calcolato nn sugli utili attuali, ma su quelli attesi, la situazione è meno calda del previsto.

Questo accade perchè, dicono da Citi, gli utili complessivi sono attesi in rialzo del 40% complessivamente nel prossimo anno e ciò aggiusta i valori futuri attesi del P/E.

Ma c’è un problema.

Il Forward P/E non tiene in considerazione uno degli aspetti che più preoccupa gli investitori e che, per ora, i mercati non pare prezzino: l’aumento sempre maggiore dei prezzi delle materie prime, a causa di numerosi colli di bottiglia nei sistemi produttivi mondiali, che potrebbe mettere in pericoli margini e utili aziendali stessi.

Secondo Citi, che mette in luce un problema che anche altre banche avevano evidenziato, anche gli indicatori di leva finanziaria e di indebitamento hanno superato i livelli di guardia.

Ciò accade soprattutto per le piccole e medie aziende, in cui già nel 2020 il Net Debt to EBITDA aveva superato i valori massimi toccati nel 2000 e la situazione, oggi, è addirittura peggiorata.

 

 

2. Gli indicatori non da bollino rosso


Situazione non da bollino rosso, invece, per quanto riguarda il premio al rischio offerto dalle azioni, calcolato sulla base dell’Earnings Yield, l’inverso del P/E, e rapportato a tassi offerti dai Treasury a 10 anni. In questo caso, le azioni oggi sembrerebbero care, ma non eccessivamente.

 

 

Source: Sole24Ore

 


L’Earnings Yield dello S&P500 è pari oggi al 3,33%, mentre i Treasury Yields toccano oggi un rendimento pari a 1,44%.

E’ vero che, come qualcuno ha giustamente osservato, questa situazione è possibile grazie anche al fatto che i tassi sono molto bassi ovunque.

Ma è anche vero che gli stessi tassi molto bassi generano una situazione di iper-valutazione che viene ampiamente aumentata. Cosa che già abbiamo notato nel CAPE Shiller.

Mercato quindi in bolla o ancora solo «abbastanza caro»?

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.