fbpx

Ma un ETF può tecnicamente «fallire»?

Uno dei dubbi che affligge maggiormente chi si approccia alla finanza e agli ETFs per la prima volta è: «ma se la società che emette l’ETF fallisce, che cosa succede?».

Quando compri azioni o obbligazioni, sai bene che, se la società emittente fallisce, tu perdi tutti i tuoi soldi (al netto del potenziale recupero in fase fallimentaria), ma per gli ETFs vale la stessa cosa?

Possono «fallire»?

Gli ETF sono emessi da società di gestione del risparmio specializzate (iShares, Amundi L&G, Wisdom Tree, ecc.) che «creano» tecnicamente questi strumenti, i quali andranno a raccogliere i fondi degli investitori che saranno poi utilizzati per comprare i vari strumenti finanziari.

Ma se uno di questi emittenti dovesse fallire, i tuoi soldi che fine fanno?

Sostanzialmente, ed è questo un grande vantaggio di investire in ETF (e in generale in «fondi»), i titoli acquistati dall’ETF coi fondi raccolti vengono collocati presso una banca depositaria (che rilascia dei certificati rappresentativi) e costituiscono patrimonio separato rispetto a quello della società emittente.

Per cui il destino della società emittente non avrà ripercussioni sui titoli depositati e custoditi presso la stessa banca depositaria.

Se l’emittente fallisce, i nostri fondi sono comunque al sicuro presso la banca depositaria: questo è il concetto base di «patrimonio separato», ovverosia considerare il patrimonio della società emittente come separato dal patrimonio degli investitori.

In altre parole, se la società emittente dovesse fallire, i creditori della società emittente non possono aggredire il patrimonio da questa detenuto per conto degli investitori, proprio perché separati.


Ma c’è un caso in cui potresti perdere tutto…

C’è un unico caso in cui l’investitore potrebbe perdere tutti i soldi investiti in un fondo o in un ETF: il caso in cui tutte le aziende in cui il fondo investe (siano esse azioni o bond emesse da queste aziende) dichiarino bancarotta.

Ne deriva che o falliscono tutte le imprese emittenti componenti l’indice di riferimento (evento a cui darei una probabilità pressoché nulla, a meno che non dovesse scoppiare una guerra nucleare) o il valore dell’ETF non andrà mai a zero.

Se dovesse succedere questo, è molto probabile che sia scoppiato qualcosa più di una “semplice” crisi finanziaria (una guerra nucleare o una invasione aliena), per la quale ci dovremmo preoccupare più per la nostra vita che per il valore degli ETFs.

«E se dovesse fallire la banca depositaria?»

Neanche se dovesse fallire la banca depositaria correremmo alcun rischio, poiché questa svolge solo funzione di «custode» dei titoli.

Anche in questa fattispecie, in caso di fallimento del depositario, i creditori della banca non potrebbero aggredire il patrimonio depositato e custodito.


Ma la stessa cosa vale per gli ETC e gli ETN?

Molti consulenti non hanno ancora ben chiaro come funzionano gli ETC e gli ETN e non hanno ben chiaro, quindi, la loro differenza (anche sul piano fiscale) rispetto agli ETF.

Il meccanismo visto sopra funziona per gli ETF, che sono per l’appunto dei fondi, ma non per gli ETC/ETN, che hanno una struttura differente.

Infatti, ETC ed ETN sono tecnicamente delle «note di debito» emesse da società veicolo che raccolgono i fondi e, dopo, replicano il sottostante di riferimento.
Ma attenzione a questo aspetto.

In sostanza, quindi, le società veicolo attraverso cui si investe in ETC e ETN emettono dei titoli di debito veri e propri (simili alle obbligazioni), per cui gli investitori diventano creditori delle società emittenti. E, di conseguenza, su di loro insisterà il classico rischio di controparte: se l’emittente dell’ETC o dell’ETN dovesse fallire, l’investitore potrebbe vedere azzerato il suo investimento.

Quindi, sono pericolosi?
Dovremmo non investire in questi strumenti?

Come al solito, dipende, perché il rischio non va sempre evitato, ma va conosciuto e gestito in modo adeguato.

Le case di gestione che emettono ETC e ETN adottano spesso strumenti di gestione del rischio per ridurre al minimo questa eventualità: ad esempio, Wisdom Tree riporta nelle sue linee guida degli ETC su metalli preziosi come «Non c’è nessun rischio di credito; gli ETC coperti dal fisico emessi da MSL e GBS sono coperti dal metallo allocato nei caveau della banca depositaria».

Spesso, infatti, il sottostante in cui investono ETC e ETN forma collaterale dell’operazione finanziaria, che quindi protegge l’investitore.

In realtà, gli ETC sono leggermente più sicuri degli ETN, proprio perché hanno come garanzia metalli e materie prime, il cui valore è slegato dalle vicende della società emittente: in sostanza, se fallissero Invesco o Wisdom Tree, gli emittenti dei più grandi ETC sull’oro presenti, gli investitori potrebbero rivalersi sull’oro depositato nei caveau della banca depositaria.

Ecco perché, sostanzialmente, il rischio di controparte è tendenzialmente nullo ed ecco perché, comunque, preferiamo utilizzare solo ETC su metalli preziosi ed evitare (salvo alcuni specifici casi) gli ETN, che comunque avrebbero a garanzia il sottostante dell’indice.

Un po’ come funziona – e come già abbiamo visto – un ETF a replica sintetica.

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.