04 Feb 2 ETF azionari su cui abbiamo cambiato prospettiva di investimento
2 errori che abbiamo fatto sugli ETF azionari
Iniziando ad investire abbiamo commesso 2 errori importanti, che ora non rifaremmo assolutamente…la nostra prospettiva è cambiata. Ti spiego quali sono questi errori e soprattutto le motivazioni alla base.
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Nel tempo abbiamo aumentato le mie conoscenze e competenze sui mercati grazie allo studio.
Abbiamo affinato di conseguenza i nostri investimenti applicando strategie più evolute, e ora possiamo dire che che questi 2 ETFs scelti inizialmente non andavano bene.
Perchè:
- avevamo assunto rischi specifici importanti
- potevamo migliorare il rendimento e il Serenity Ratio
Nello specifico…

#1: L’errore alla base
Abbiamo creduto che l’unico portafoglio efficiente fosse quello di mercato, sulla base della finanza tradizionale e del CAPM secondo cui il Beta costituiva l’unico fattore di rischio robusto esistente:
E(r) = Rf + β (Rm – Rf)
Su questa base, andrebbe eliminato ogni rischio specifico investendo su indici Market Cap Weighted che vadano a inglobare ogni Paese sulla base della sua capitalizzazione.
Ciò portava conseguentemente ad un’unica soluzione standardizzata per tutti: MSCI World.
Diversificando geograficamente, con un indice Market Cap Weighted, ci assicuravamo di investire sui “vincenti di domani”.
Non consideravamo però la diversificazione dei premi che può apportare un approccio factor-based, introducendo efficienza e specificità in base alle proprie esigenze ed obiettivi.
Inoltre per diversificare ulteriormente a livello geografico “avevamo bisogno” anche degli Emerging Markets, non compresi in MSCI World.

Gli Emerging Markets non sono adatti a tutti
Hanno diversi limiti tra cui i lunghi cicli legati all’esportazione massiccia di materie prime da parte di questi Paesi e una forte Skewness negativa, che ingloba maggiore volatilità e Drawdown.
Quest’ultimo punto è il vero motivo per cui dovrebbero rendere di più nel lungo periodo, essendo un aspetto non desiderabile dagli investitori; quindi non a causa della maggiore crescita del Paese, la quale invece spesso va a diluire la crescita degli utili aziendali.
La convergenza verso i Paesi sviluppati, infatti, non è affatto scontata.
Inoltre apportano una “diversificazione fittizia”, in quanto sono molto correlati ai mercati sviluppati, senza introdurre premi di diversa tipologia.
Ma l’ errore più grande è stato quello di ricercare ulteriore rendimento prendendo un rischio specifico notevole…

#2: MSCI China
Volevamo ottenere maggiori rendimenti.
Ma, come detto, non esiste correlazione tra la crescita economica di un Paese e la performance in borsa.
Abbiamo assunto un rischio specifico inutile ed inefficiente, pensando che la China potesse crescere di più.
Siamo andati in questo modo “contro la diversificazione”, proprio escludendo a priori gli altri Paesi Emergenti.

Oltre la diversificazione geografica
Studiando i fattori di rischio e la finanza moderna abbiamo capito che:
- ll Beta non è l’unico fattore di rischio premiato sul mercato
- Esistono diverse tipologie di azioni che possono portare in modo più efficiente alla realizzazione dei propri obiettivi e personalizzare in modo più appropriato la propria strategia
Questo perchè siamo tutti diversi con differenti esigenze, orizzonti temporali, obiettivi a breve, medio e lungo termine; oltre ad avere diverse propensioni al rischio e capitali differenti per cui cambia la gestione del rischio stesso.
Dobbiamo valutare quindi i nostri indicatori personali per investire in modo corretto, a partire da TC, Serenity Ratio, Max Drawdown sostenibile, Ulcer Index ed RMN obiettivo.
Quindi un portafoglio azionario unico per tutti non può essere la soluzione più idonea ed efficiente.

Come identificare un fattore
Deve avere alcune caratteristiche cruciali che permettano di avere affidabilità sui premi al rischio:
- Robustezza economica
- Significatività statistica
- Validazione con tests out of sample
Inoltre, un fattore si identifica in quanto tale, se è capace di spiegare extra-performance. Se riesce a spiegare una parte di rendimento non spiegabile attraverso altri fattori.
E la motivazione sta nel rischio aggiuntivo che ci si assume. Ci sono investitori che non vogliono prendersi alcuni rischi e per questo chi se li assume viene premiato sul mercato. Ciò è alla base del principio “Who is on the Other Side?”, secondo cui anche le azioni hanno un rendimento maggiore dei bonds.

Se tornassimo indietro, cosa faremmo?
Investiremmo subito seguendo un approccio per fattori di rischio, come facciamo attualmente, adottando una strategia avanzata e più in linea ai nostri personali obiettivi, evitando rischi specifici inefficienti.
Anche noi siamo caduti nella trappola del “secondo me crescerà di più”, ma continuando a studiare ne abbiamo capito i limiti e i rischi, estirpando i problemi del portafoglio.
Appena compresi i nostri errori abbiamo cambiato strategia azionaria perchè nel lungo termine sappiamo quanto valore aggiuntivo possa sprigionare in termini assoluti e di efficienza, facendoci vivere anche un percorso di investimento più sereno.
Ciò ha dato sicuramente una svolta incredibile ai nostri investimenti.
