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Ecco Il Nuovo Segretario Al Tesoro Che Spingerà Le Borse

Per chi è solito informarsi sui principali market movers dei mercati finanziari, il nome del nuovo Segretario al Tesoro USA non è nuovo, anzi.

Janet Yellen è stata nominata nuovo Segretario del Tesoro USA da Biden, succedendo al trumpiano (e spesso messo in ombra dal solito super one man show di trumpiana memoria) Steven Mnuchin, che passerà alle cronache come il Segretario al Tesoro USA meno conosciuto in assoluto.

La Yellen è stata Governatore della Federal Reserve dal 2014 al 2018 e ai mercati piace eccome, per una serie di motivi,

La Yellen si potrebbe definire una Neo-Keynesiana, convinta sostenitrice del fatto che le Banche Centrali debbano attuare politiche espansive fin tanto che il mercato del lavora non riesca a raggiungere la piena occupazione.


I neo-keynesiani sul mercato del lavoro..

In sostanza, crede fortemente che il mercato del lavoro non possa raggiungere «da solo» il pieno impiego, sulla scia dei pensieri dei principali teorici neo-keynesiani, e che quindi vada accompagnato dai policy makers – specie monetari – fino ad una piena occupazione: il mercato del lavoro è imperfetto, caratterizzato da concorrenza monopolistica (si vedano Stiglitz, Shapiro, Handersen, modello Outsiders-Insiders) e quindi il meccanismo della fluttuazione del salario non è sufficiente a portare il mercato in equilibrio.

I neo-keynesiani credono che il mercato del lavoro, tra offerta (lavoratori) e domanda (impresa) non sia perfettamente concorrenziale, ma siano presenti delle imperfezioni sia dal lato dell’offerta, che dal lato della domanda: un modello molto interessante, sul tema, è il modello della presenza del sindacato, che impone una sorta di monopolio o concorrenza monopolista sul mercato del lavoro dal lato dell’offerta e che quindi lascia fuori dal mercato i lavoratori non sindacalizzati. Un po’ come quando sul mercato dei beni e dei servizi è presente un unico offerente e questi può permettersi dei prezzi più alti del prezzo di equilibrio.

Oppure il modello dei salari di efficienza (si legga Stiglitz e Shapiro) il quale prevede che le imprese siano poco propense ad abbassare il salario medio, per assumere lavoratori extra, perchè sanno che a salari più bassi corrispondono anche livelli di produttività minori.

In sostanza, tutte queste teorie ci dicono che i salari sono «sticky», ovvero vischiosi e difficilmente si muovono, specie verso il basso («sticky wages»), non permettendo il raggiungimento della piena occupazione e lasciando fuori dal mercato i cosiddetti «disoccupati involontari».

La stessa Yellen in passato ebbe a dire che «The Federal Reserve’s monetary policy objective is to foster maximum employment and price stability. In this regard, a key challenge is to assess just how far the economy now stands from the attainment of its maximum employment goal».



Quale politica ha seguito la Yellen?

Si capisce quindi chiaramente come ciò che abbia mosso la Yellen durante il suo mandato fosse principalmente il raggiungimento della piena occupazione.

Coerentemente con la sua filosofia, infatti, anche se durante il suo mandato si raggiunse la sostanziale piena occupazione (ma non un pieno impiego della Forza Lavoro) e un livello di inflazione moderato, non alzò mai i tassi di interesse.



E’ bene notare proprio che durante il suo mandato la disoccupazione americana raggiunse livelli da «tasso naturale di disoccupazione» (NAIRU), ovvero il famoso tasso di disoccupazione non-inflazionario della Curva di Phillips, quel tasso di disoccupazione stabile che non genera crescita di inflazione elevata, per la pressione salariale crescente (Non-Inflationary-Inflation-Rate-of-Unemployment).

Ma, ad un’analisi più profonda, il mercato del lavoro rimaneva fortemente frammentato, con una forte presenza di disoccupati involontari e, quindi, un non impiego pieno della forza lavoro: motivo per il quale la pressione salariale non era ancora forte e per il quale, come la FED sapeva, la piena occupazione moderata non poteva ancora portare ad una fiammata dell’inflazione. I moderni economisti chiamano questa situazione lo «slack» sul mercato del lavoro, senza il quale avremmo il sostanziale fallimento della Curva di Phillips, ma con il quale si spiega perchè nel tempo occupazione e inflazione possono non essere effettivamente correlati. Ed ecco perchè, sulla base di Ciò, la Yellen e la FED non alzarono mai i tassi di interesse.

Per i mercati, la Yellen è quindi una «colomba». Il mercato sconta che, tra una FED abbastanza accomodante guidata per altri due anni da Jerome Powell e un Tesoro «super-accomodante», che possa attuare misure fiscali espansive, si possa mettere veramente in pratica la MMT.

Ma sarà vero?

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.