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Il Bitcoin sarà il nuovo asset rifugio dall’inflazione?

Bullet Point

  • Perchè il Bitcoin è considerato asset rifugio?

  • Cos’è successo nel 2020?

  • Cosa potrà succedere in futuro?

 

1. Uno, nessuno, centomila

Perchè dovremmo usare una citazione pirandelliana per parlare del Bitcoin? Perchè l’asset del momento sta diventando una specie di unità assoluta vivente, una trinità della finanza, in grado di dare performance, di dare una nuova valuta al mondo e in grado anche di proteggerci (secondo i supporters) anche dal peggiore dei mali di un investitore, l’inflazione.

Ci sono oggi in circolazione 18 milioni di bitcoin e, quando i minatori ne avranno prodotti altri tre milioni, arriveremo al tetto di 21 milioni, che rimarrà insuperabile «da contratto» fino alla fine dei nostri giorni. Un qualcosa di più immutabile e duraturo dell’oro, se è vero che ogni anno ne riusciamo ad estrarre sempre maggiori quantità dalle viscere della terra e se è vero che, un giorno, Elon Musk o Jeff Bezos o qualche altro pazzo furioso riusciranno ad importare oro da qualche asteroide. 

In effetti, se dobbiamo fare un raffronto con le principali asset class deputate al duro compito di compiere pratiche di Inflation Hedging in un portafoglio, il Bitcoin ha sostanzialmente stracciato tutto il resto della compagine: è bastato un piccolo timore per un ritorno di un’inflazione leggermente superiore alle aspettative, che la criptovaluta più importante al mondo ha messo le ali.

 

 



 

In questo contesto, il Bitcoin si erge sopra le altre asset class come una riserva di valore duratura, data la sua limitatezza. Un’assoluta divinità, finita nel suo assolutismo, ma anche indefinita nel suo non essere sostanzialmente nulla, come lo ha spesso definito qualcuno (ad esempio, Alessandro Fugnoli).

Quello che ancora manca per poter dire se Bitcoin sarà una protezione contro l’inflazione sono ovviamente i dati storici, anche se quello che è successo nell’ultimo anno dovrebbe dar man forte ai suoi supporters: stiamo parlando di un asset ancora troppo giovane, per capire a fondo come si comporterà in futuro e in contesti ad alta inflazione.

Quel che è certo è che la sua limitatezza assoluta lo rendono di certo l’unico vero asset certo e immutabile, eletto quindi a riserva di valore dagli investitori.

Ma i rischi quali sono?


3. Come l’oro alla fine del Gold Exchange Standard?

Negli anni ’70, fino al 1980, l’oro passò da costare 35 dollari l’oncia, fino addirittura 350 dollari l’oncia nei primi anni ’80: la fine del Gold Exchange Standard e l’inizio della circolazione della moneta fiat diedero una sferzata enorme alle quotazioni dell’oro e, secondo illustri commentatori (vedi Thomas Fitzpatrick di Citibank), il Bitcoin non sta facendo altro che replicare l’andamento dell’oro stesso alla fine degli anni ’70.

Se così fosse, non sembrerebbero folli le previsioni di chi ipotizza un Bitcoin a 350 mila dollari entro il 2025, se l’avvento delle nuove politiche monetarie ultra-espansive, dei Quantitative Easing strutturali e dell’applicazione sempre più massiccia dei dettami della Modern Monethary Theory diverranno veramente la prassi.

 

In tutto questo, non spaventa neanche più il fatto che Bitcoin, stante la sua assurda volatilità, non sarà mai ne valuta e ne tantomeno unità di conto, mentre spaventano più i programmi di creazione di valuta digitale (Central Bank Digital Currency, CBDC) da parte delle altre Banche Centrali, che potrebbero rendere il Bitcoin molto meno utilizzabile.


Vedremo.

 

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.