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Azioni, Bonds e altro: come diversificare i propri investimenti

Si dice spesso che la reale propensione al rischio di un investitore si riesce a definire quando i mercati vanno giù: in effetti, non ci rendiamo conto dei rischi dei mercati azionari quando tutto sale, ma cominciamo invece ad avvertirli quando la volatilità fa la sua comparsa sul nostro portafoglio.
 
Ma perché dovremmo diversificare i nostri investimenti?
 
E, soprattutto, come farlo correttamente?
 
 

1. Perchè non investire (solo) in azioni?

 

Come hai potuto notare, il titolo del paragrafo è volutamente provocatorio, per poter attirare l’attenzione sia dei fautori del “solo azioni in portafoglio, sempre e per sempre“, sia di quelli che continuano ostinatamente a voler prevedere i crolli e le risalite del mercato, pensando oggi “no, niente azioni, i prezzi sono troppo alti“.
 
Dal mio punto di vista, entrambi sbagliano approccio, gli uni nel non considerare adeguatamente gli aspetti psicologici (e non solo) dell’investire. Gli altri, nel voler ostinatamente prevedere l’andamento dei mercati a breve termine. 
 
Le azioni restano le asset class che possono darci i migliori rendimenti in futuro, oltre che le asset class che performeranno meglio in un numero maggiore di stati economici domani: è folle estrometterle dal proprio portafoglio, ma è folle anche non considerare quanto a lungo un mercato azionario può rimanere depresso.
 
Ad esempio, chi avesse investito a fine anni ’20, avrebbe impiegato oltre vent’anni per veder el’indice tornare sui suoi livelli massimi. E non ci sarebbe stato PAC che avrebbe protetto l’investitore, che avrebbe dovuto aspettare decenni prima di vedere rendimenti soddisfacenti.
 
 

Lo S&P500 nel lungo periodo

 
 
Stessa cosa successa negli anni ’70-’80, dopo le grandi crisi inflazionistiche: sfido chiunque ad aver iniziato un PAC nel ’68 e ad averlo portato avanti senza indugio fino al 1980, dopo 12 anni di mercati in decrescita, con costanti risultati negativi.
 
Ma la stessa analisi può essere fatta nel decennio perduto dei primi anni duemila: come si può notare, i casi in cui un mercato azionario rimane depresso molto più a lungo del tuo lungo periodo non sono pochi, ma tendono a ripetersi con una certa regolarità: come comportarsi allora?
 
 

2. Come diversificare il portafoglio

 
L’obiettivo dovrebbe essere quello di avere in portafoglio asset che siano de-correlati con il mercato azionario, come le obbligazioni: è vero che oggi i bond sono sotto pressione per l’aumento dei tassi, ma, nel lungo periodo, hanno quasi sempre mostrato correlazioni negative con le azioni, diventando un ottimo diversificatore.
 
Negli ultimi anni, si sono osservate spesso correlazioni positive tra bond e azioni, a causa soprattutto del basso livello di tassi di interesse e della loro funzione di safe asset venuta meno, ma generalmente la correlazione azioni / bond resta negativa nel maggior numero di stati economici considerati.
 
 

Correlazione Azioni/Bond (Fonte: Vanguard)

 
 
Dall’altra parte, è vero che i bonds oggi potrebbero soffrire per l’aumento dei tassi, a causa soprattutto del Reinvestment Risk, ma è vero anche che, come si mostra nel grafico, questo rischio si riduce all’aumettare dell’orizzonte temporale.
 
 

Impatto aumento tassi sui bonds (Fonte: Vanguard)

 

La figura mostra l’effetto dell’orizzonte di investimento su un ipotetico investimento in un’obbligazione con scadenza a 15 anni che paga una cedola dello 0,9% annuo quando i tassi di interesse sono al 2%.

La Macaulay Duration, coefficiente di rischio più importante nel campo dei bond, è di 14 anni.

È vero che quando l’orizzonte di investimento è più breve della duration dell’obbligazione, il calo del prezzo di mercato supera il vantaggio di rendimenti più elevati sul flusso di cassa reinvestito. Come mostrato nella figura 1, in un periodo di 5 o 10 anni, un aumento dei tassi di interesse di 100 o 200 punti base determina un deterioramento dei rendimenti totali.

Quando l’orizzonte di investimento è più lungo della duration dell’obbligazione, tuttavia, i rendimenti più elevati sul flusso di cassa reinvestito superano il calo del prezzo di mercato. In un periodo di 15, 20 o 25 anni, aumenti dei tassi di interesse di 100 e 200 punti base determinano un miglioramento dei rendimenti totali, proprio perchè l’orizzonte temporale dell’investitore è maggiore della duration dei bond in cui investe.

Il rischio di reinvestimento, nel caso dei bond, si verifica, quando i rendimenti scendono, se gli investitori reinvestono il flusso di cassa derivante dal pagamento delle cedole obbligazionarie a tassi inferiori, riducendo la componente di rendimento dei rendimenti totali futuri.
 
D’altra parte, in un contesto di tassi in aumento, come quello in cui ci troviamo ora, gli investitori possono reinvestire il flusso di cassa a tassi più elevati, aumentando la componente di rendimento dei rendimenti totali futuri.
 
Come detto, però, il reinvestimento risk si riduce all’aumentare dall’orizzonte temporale considerato e le tensioni di prezzo sui bond in contesti come quello odierno si riducono.
 
Per tutti questi motivi rimane essenziale diversificare correttamente i propri investimenti in bonds.
 
Ad essere fondamentale, per diversificare in bonds il proprio portafoglio, è la duration.
 
Per un orizzonte di investimento più lungo della duration di un portafoglio obbligazionario, un aumento dei tassi creerà tensioni a breve termine, ma profitti a lungo termine.

L’opposto succederà nel caso in cui avremo orizzonti temporali meno lunghi della duration: in quel caso, bisognerebbe ricalibrare i propri portafogli.

Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

CEO di Investimento custodito, Risk Manager, Analista Finanziario, massimo esperto in Italia della filosofia All Weather. Seguitissimo sui social e sulle sue piattaforme, ha aiutato migliaia di persone a riprendere in mano il controllo dei propri soldi grazie ai suoi corsi e ai suoi libri.



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