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3 fattori chiave per la scelta del tuo broker

La scelta del broker riveste sempre un ruolo fondamentale all’inizio di un percorso d’investimento e, spesso, blocca per molto tempo il risparmiatore che non sa da dove incominciare.

La domanda che più spesso riceviamo in privato è certamente quella della scelta del broker.

Sicuramente, la scelta del broker è il primo passo importante per iniziare ad investire e, senza di lui, è impossibile cominciare a selezionare i vostri prodotti di investimento.

Anche quando vi fate la solita domanda “come investire in azioni/ETF/obbligazioni“, il passo principale da fare è proprio scegliere un broker, che vi permetta di acquistare questi strumenti.

Ma, tra le tante soluzioni in circolazione, non è spesso semplice muoversi tra le caratteristiche dei diversi broker.

Abbiamo così individuato tre caratteristiche e tre fattori chiave per la scelta del vostro broker, andando ad applicare queste caratteristiche su una piccola lista di broker per capire come confrontarli.

 

 

1. Primo fattore: essere sostituto d’imposta

Innanzitutto, cominciamo col dire che il vostro broker sarà colui il quale vi seguirà per tutto il vostro percorso d’investimento: non è una persona fisica e, nel nostro sistema, possono esserlo solo generalmente banche o intermediari finanziari abilitati a questo specifico servizio.

Il primo fattore importante, per me, nella scelta del broker è sicuramente l’aspetto fiscale, relativo alla capacità del broker di fare da sostituto d’imposta e nel gestire, per conto mio, l’aspetto fiscale delle mie posizioni finanziarie. E’ inutile infatti risparmiare costi di transazione una tantum, se poi devo perdere il risparmio pagando un commercialista a parte.

Quanto più le posizioni finanziarie del vostro portafoglio aumenteranno, tanto più potrebbe diventare complessa la gestione delle tasse e delle imposte da pagare, oltre che potrebbe diventare difficile utilizzare in modo coretto le minusvalenze. Accanto a ciò, dovete anche ricordare che, se generate rendite finanziarie (propriamente, redditi diversi), dovrete dichiarare questi inviando il Modello Redditi.

Una scocciatura in più per chi è abituato, ad esempio, solo all’invio del 730. Ecco perché pensiamo che la scelta del broker, per progetti d’investimento a lungo termine, debba partire soprattutto dalla sua capacità di fare da sostituto d’imposta.

In Italia, si pensa erroneamente che solo le banche possano fare da sostituti d’imposta, mentre il requisito imprescindibile affinché anche un broker possa fare da sostituto d’imposta è avere una stabile organizzazione sul territorio italiano (ad esempio un ufficio o una succursale).

 

 

2. Secondo fattore: l’operatività

Il secondo fattore da considerare quando scegliete il broker è sicuramente legato alla sua operatività e a che tipi di strumenti vi permette di negoziare: ad esempio, evitate i broker che vi permettono di negoziare solo CFD e non strumenti finanziari direttamente.

Tra gli investitori retail inesperti, molto spesso si scelgono soluzioni che permettono di acquistare solo CFD, a cui si arriva tramite pubblicità aggredisse dei broker in questione: i “trader” inesperti, però, non conoscono bene la differenza tra negoziare CFD e negoziare strumenti finanziari direttamente e spesso scelgono la prima soluzione a causa di una paventata maggiore convenienza (sul tema del trading in CFD e delle sue trappole abbiamo pubblicato recentemente un video sul nostro canale YouTube).

Eviteremmo anche banche tradizionali che, per aprire un conto deposito titoli, vi rimandano da uno sportello all’altro (ma esistono ancora gli sportelli?!), oppure quelle che chiedono costi aggiuntivi per negoziare in borsa.

Attenzione anche all’offerta di mercati e prodotti del broker: molto spesso, alcuni broker non offrono una “profondità” elevata di strumenti finanziari e limitano la scelta a poche soluzioni (specie se parliamo di ETF).

 

 

3. Terzo: i costi

Attenzione, poi, ovviamente, alla struttura commissionale e ai costi del broker: scegliete un broker ideale per la tipologia degli acquisti che farete, soprattutto tenendo conto di quei broker che applicano costi fissi o variabili alle operazioni, comprese le spese accessorie per negoziare sui mercati esteri.

Se dovete effettuare acquisti periodici e frequenti, di taglio basso, ad esempio per replicare una specie di piano di accumulo, è più corretto scegliere broker che applicano costi variabili, o quantomeno che, pur applicando costi fissi, permettano di impostare piani di acquisto automatici degli strumenti, risparmiando in commissioni (Fineco e, da poco, anche Directa danno questa possibilità).

Scegliete invece broker che applicano costi fissi se dovete fare operazioni “a blocchi”, di taglio maggiore, per risparmiare parecchio sulle operazioni. Se il taglio delle vostre operazioni supera i 1.000 euro, ad esempio, costi fissi di 19 euro ad eseguito – forse il costo più caro sul mercato domestico – sono già costi convenienti

In questa slides, vi riportiamo ad esempio alcuni broker valutati rapidamente sulla base delle caratteristiche viste prima

 

 

Gabriele Galletta
Gabriele Galletta
investimentocustodito@gmail.com

Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.