Warren Buffett si ritira e oggi ti spiego perchè non è stato “bravo”

La performance di Buffett è spiegata dai fattori?

 

Alla conferenza annuale di Berkshire Hathaway, tenutasi qualche settimana fa ad Omaha, Warren Buffett ha stupito tutti con un annuncio shock: il suo ritiro da CEO a partire da fine 2025.
Analizziamo le sue straordinarie performance e ti spiegherò perchè potrebbero non derivare dalla sua bravura…

Nonostante abbia registrato performance stellari, alla conferenza di Berkshire, Buffett ha tenuto a specificare di non avere alcuna intenzione di vendere le sue azioni.
Vuole continuare a macinare profitti.

I suoi rendimenti sul mercato sono stato assolutamente eccezionali. Consideriamo che è partito veramente da un piccolo capitale, diventando uno degli uomini più ricchi al mondo.

Ma come ha fatto? Oltre all’incredibile freddezza e lucidità che lo hanno sempre contraddistinto, come spieghiamo la sua capacità di battere costantemente il mercato in tutti questi anni, quando abbiamo sempre sostenuto la sua elevata efficienza? Frutto del suo genio, o c’è dell’altro?

E’ davvero possibile spiegare la sua extra-performance?

 

La sovra-performance costante di Buffett rispetto al mercato potrebbe mettere in dubbio l’efficienza dei mercati.

Secondo la teoria della finanza classica, ogni deviazione dal CAPM è inefficiente.

Abbiamo che:

  • Titoli con Beta < 1 smorzano le variazioni del mercato
  • Titoli con Beta > 1 amplificano le variazioni del mercato
  • Vi è un unico ETF efficiente, ovvero l’MSCI World, con Beta = 1

Per aumentare il rendimento atteso è necessario, quindi, prendersi rischi aggiuntivi con titoli a Beta superiore a 1.
Ogni investitore può decidere a quale Beta esporsi, e sarà remunerato solo in funzione di esso.

Ma una costante extra-performance per moltissimi anni, come quella di Buffett, è difficilmente spiegabile da questo modello…

Ma se utilizziamo un modello avanzato?

Buffett’s Alpha

 

La capacità di Buffett di scovare aziende performanti, con ottimi fondamentali e management di livello non si mette in discussione, ma…

Frazzini, Kabiller e Pedersen, in questo paper, hanno messo in luce l’esposizione ai fattori di rischio nella strategia perseguita da Buffet.

Chiaramente la sua grandezza risiede nel fatto di esporsi ai fattori senza essere a conoscenza delle moderne teorie fattoriali.

In particolare, si è esposto a 3 fattori di rischio principalmente, a cui anche tu puoi esporti tramite gli ETFs.

Nelle conclusioni del loro lavoro, infatti, gli autori scrivono:

  • “Our findings suggest that Buffett’s success is neither luck nor magic, but reward for a successful implementation of value and quality exposures that have historically produced high returns”

Vediamo a quali fattori di rischio si è esposto…

#1: Value (HML)

 

Buffett è conosciuto per essere un convinto sostenitore del Value Investing comprando aziende di valore a bassi prezzi. Ma l’esposizione pura e pedissequa a questo fattore è avvenuta solo all’inizio della sua carriera.

Il fattore di rischio relativo, “High minus Low”, va long su azioni a bassi multipli e short su quelle “care”.

Il Value è un fattore molto ciclico, ma che presenta buona robustezza economica e statistica.
Può portare ad extra-performance nel tempo, ma c’è il forte rischio di incorrere in Value Trap.
Le aziende all’interno dell’indice quindi potrebbero essere sottovalutate a ragione, in quanto di scarsa qualità.

Ciò può condurre a costi opportunità nel lungo periodo.

Ma Buffett ci ha pensato, esponendosi quindi a un secondo fattore…

#2: Quality (QMJ)

 

Pedersen, Frazzini e Kabiller sottolineano come la strategia Buffett si sia sempre focalizzata anche su aziende con ottimi fondamentali di bilancio, ben amministrate e poco indebitate.

In sostanza ha cercato di correggere il fattore Value per la Qualità.
Grazie a questa correzione, il Value ritrova consistenza e la sua extra-performance diventa più affidabile, anche se l’eliminazione totale del rischio Value Trap è difficile.

La correlazione del portafoglio attuale di Berkshire, addirittura è più elevata per la Qualità che per il fattore Value.
Basti pensare alla sua esposizione rilevante ad Apple, che di certo non si è mai contraddistinta per un P/E basso.

Il problema del fattore Quality sta nella sua anomalia.

L’esposizione long su aziende di qualità dovrebbe restituire rendimenti minori rispetto al mercato, perchè ci si assume rischi più bassi. E invece ha dato performance maggiori…

Non vi è una spiegazione economica chiara di questo fenomeno. In sostanza non viene data una risposta concreta alla domanda “Who is on the other side?”
Dall’altra parte dovrebbe esserci qualcuno che mi vende le azioni, perchè indisposto ad assumersene il rischio. In questo caso, chi se lo assume dovrebbe essere ripagato di più.

Ma questo ragionamento può valere per altri fattori, come il Value stesso. Sul Quality non regge, perchè ci si espone in realtà ad aziende più sicure.

Sembra in sostanza che si attui una strategia contro il Beta…

#3: Betting Against Beta (BAB)

 

Studi e ricerche hanno riscontrato, in effetti, rendimenti maggiori su titoli meno rischiosi (Beta<1) e rendimenti inferiori su titoli più rischiosi (Beta>1).
Il fattore BAB segue proprio questa strategia, ed è il terzo fattore cui si è esposto Buffett nella sua carriera di investitore.

La sovra-performance del fattore Quality può essere spiegata, in parte, da questa anomalia, oltre che dal sistematico errore nelle attese degli analisti.

Il problema è che non esistono ETF in grado di replicare la strategia del Betting Against Beta in modo preciso.
Il Minimum Volatility, però, può esserne una buona proxy.

Ma c’è stato un altro aspetto centrale della performance di Buffett…

Essere una assicurazione

 

Il suo accesso alla leva è stato estremamente agevolato grazie al fatto di agire anche nel ramo assicurativo.

Le società assicurative incassano periodicamente premi definiti e si impegnano a indennizzare solo in caso di avvenimento avverso.
Ma il calcolo degli eventi avversi, e quindi delle uscite di cassa è molto prevedibile, perchè effettuato su grandi numeri.
L’incertezza sulla demografia è molto limitata, per natura.

Ecco che il rating della sua holding molto elevato, grazie anche alla tipologia di business, ha permesso a Buffett di operare con una leva importante, cui noi retail non avremmo accesso.

Facendo ciò, ha potuto incrementare i suoi rendimenti, già molto alti in confronto al mercato, sostenendo un costo per interessi irrisorio.

Quindi, dobbiamo riconoscere ovviamente la lucidità e freddezza unica di Buffett, ma la sua capacità di “battere” il mercato non è dovuta all’alpha…

E tu, quindi, cosa devi fare?

Non copiare il portafoglio di Buffett, ma…

 

Utilizzando una strategia fattoriale puoi migliorare il tuo percorso di investimento, qualunque sia il tuo obiettivo.

Puoi utilizzare i fattori di rischio per:

  • Massimizzare rendimento
  • Massimizzare l’indice di Sharpe
  • Minimizzare la ciclicità dei premi sulle borse

Ma non copiare i portafogli, nemmeno quello di Buffett.
La sua strategia è replicabile, ma il suo portafoglio no.

Lui investe tramite una holding e con esposizioni anche molto concentrate.
Ma soprattutto i suoi obiettivi sono e sono stati diversi dai tuoi.

Ogni portafoglio è personale perchè riflette le esigenze e gli obiettivi dell’investitore.
Se copi il suo portafoglio rischi solo di fare grossi danni e di non raggiungere i tuoi obiettivi.

Alberto Cricchio
a.cricchio@investimentocustodito.com

Alberto è tutor e Analyst di Investimento Custodito. Laureato cum laude in Mercati Finanziari e Intermediari, è un'analista giovane e dinamico, che fa dell'analisi macro-finanziaria la sua specialità. Aiuta i nostri clienti a divenire investitori autonomi e a gestire in completa autonomia i loro soldi.