22 Ago 4 strategie fattoriali che devi evitare sul tuo portafoglio
4 strategie fattoriali da non utilizzare
Gli ETF fattoriali ci danno una straordinaria possibilità per investire in modo efficiente e performante, andando oltre il Beta. Dobbiamo però saperla accogliere senza fare un’accozzaglia insensata di fattori di rischio, personalizzando in modo ottimale il nostro portafoglio in ragione dei nostri obiettivi.
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Il mondo azionario è “diventato” più complesso grazie alle moderne ricerche. E’ stato constatato come non esista un solo fattore in grado di spiegare le performance sui mercati. Lo spazio per l’alpha dunque si riduce, ma sappiamo che esponendoci ad altri fattori possiamo personalizzare la nostra strategia andando a:
- massimizzare il rendimento
- massimizzare l’efficienza (indice di Sharpe)
- ridurre la ciclicità dei premi sulle borse (alzando il Serenity Ratio)
Ma va sottolineato che alcuni fattori non sono appropriati a determinate situazioni. Altri non andrebbero proprio utilizzati in funzione dei rischi cui ci si espone e alla mancanza di persistenza. Altri ancora, invece, non vanno combinati assieme, come vedremo.

#1: Azioni Value
L’utilizzo del fattore Value è opportuno in alcuni casi ad esempio quando abbiamo:
- TC<0,7 – Riduciamo l’impatto delle valutazioni care sul nostro E(r)
- Serenity Ratio elevato – Ci copriamo dal decennio perduto e riduciamo la ciclicità dei premi
Ma in altri casi risulta assolutamente inefficiente, perchè l’inserimento di questo fattore può portare ampi costi opportunità nel lungo periodo a causa della Value Trap.
La sovra-performance potrebbe non essere assicurata proprio a causa del fatto che vi sono alcune aziende che possono essere sottovalutate dal mercato a ragione, in quanto junk.
Si classificano dunque come delle vere e proprie trappole, impossibili chiaramente da scovare a priori.
Il forte rischio di Value Trap, può mettere a repentaglio l’extra-performance nel lungo periodo ed ecco perchè modelli fattoriali recenti specificano addirittura come il Value possa non essere un reale fattore.
Se hai un lungo orizzonte temporale il suo utilizzo è molto rischioso e faresti bene a non usarlo, a meno che non desideri una decorrelazione molto elevata con altre tipologie di azioni.
Come puoi utilizzarlo allora in portafoglio?

Utilizzo del fattore Value
I problemi del Value, come detto, stanno nel rischio di comprare aziende a basso prezzo perchè di scarsa qualità, vicine al fallimento. Ciò porta il fattore stesso a perdere consistenza.
Seppur sia difficile eliminare del tutto questo rischio, il Value sembra ritrovare consistenza se correggiamo il fattore per la redditività (Enhanced Value).
Con ridotti orizzonti temporali, può correggere strategie caratterizzate da alti prezzi di acquisto.
Ad esempio con Quality o Momentum può essere un ottimo alleato, non solo per la diversificazione del ciclo economico, ma anche per ridurre l’impatto delle valutazioni elevate.
In questo modo aumentiamo il Serenity Ratio del nostro portafoglio, riducendo la ciclicità dei premi e affrontando un percorso di investimento meno frastagliato.

#2: Small Cap
Banz nel 1981, ha riscontrato un’anomalia che non veniva arbitraggiata dal mercato.
Le Small Cap sembravano ottenere sistematicamente rendimenti più alti nel tempo.
Il suo studio è stato fondamentale perchè ha dato il via al Factor Investing, ma è stato superato da studi successivi che hanno dimostrato la mancanza di persistenza del fattore a causa della forte presenza di aziende junk.
Non dovresti perciò inserirlo in portafoglio, a meno che non sia corretto per la qualità o per le valutazioni.
Small Cap Quality o Value possono essere utilizzate per ridurre il periodo di recupero dalle perdite.
Il problema sta nel fatto che sulle Small Cap Quality non abbiamo ETF.
Sulle Small Cap Value, invece, abbiamo un ETF globale, ma a gestione attiva; va monitorato nel tempo, per capire quanto essa possa essere dannosa.
C’è poi un altro “fattore” che è stato sdoganato erroneamente…

#3: High Dividend Stocks
In questo caso parliamo di una caratteristica aziendale che non rientra in nessun modello fattoriale accademico.
E’ semplicemente una trovata delle case di gestione per attirare l’interesse degli investitori.
E’ risaputo infatti come l’investitore medio sia allettato dai dividendi, visualizzandoli come un rendimento in eccesso.
Non è nemmeno un vero fattore di rischio.
Aziende a maggior dividendo, non è affatto detto che rendano di più.
Il loro rendimento extra può dipendere piuttosto dalla maggiore redditività e qualità delle aziende, caratteristiche già riscontrabili nel Quality Factor.
E a proposito di Quality, non fare questo errore…

#4: Quality + Momentum
La maggior parte degli investitori che utilizzano ETF fattoriali ha questi ETF in portafoglio, ma:
- Hanno origine e spiegazione differenti
- In una strategia di investimento di lungo periodo, non ha senso mixarli (o segui una strada, o l’altra)
- Entrambe le strategie inseriscono azioni a prezzi molto alti
- Sono altamente correlati
Parliamo di due fattori robusti e consistenti, ma la loro origine è legata al Q-Factor Model nel primo caso, che non contempla il MOM, e al Six Factor Model di AQR nel secondo caso, che non contempla il Quality come lo vorremmo utilizzare.
Inoltre, il Momentum rispetta la teoria del rischio, ed il suo rendimento extra deriva dunque da un rischio aggiuntivo andando a comprare azioni a multipli sempre più alti.
Il Quality, al contrario, affonda le sue radici in un’anomalia che porta gli analisti a sottostimare sistematicamente i risultati delle aziende di qualità, con il risultato che esse battono le attese molto frequentemente e con forte intensità.

#Bonus: Combinazione di MSCI World + Fattori
I fattoriali non sono ETF puri, ma hanno sempre un’esposizione al fattore Beta.
Solo i fattori puri studiati dalla letteratura sono market neutral, ma gli ETF non possono avere posizioni short, come imporrebbe il fattore puro.
Avere combinazioni di ETF fattoriali con anche MSCI World diventa quindi una ridondanza inutile, perchè l’esposizione implicita al fattore Beta già è presente nell’ETF fattoriale.
Anche mixare esposizioni geografiche e/o settoriali con esposizioni fattoriali è un errore, perchè rischierebbero di non apportare benefici ulteriori, andando solamente a complicare la strategia.
Se sposi una strategia fattoriale per migliorare i tuoi investimenti, devi sposarla a pieno, senza riserve.

Come approcciarti a queste strategie
Comprendere a fondo le peculiarità dei Fattori di rischio ti consente di creare portafogli personalizzati più complessi, efficienti e performanti.
Se ti approcci in modo errato rischi di mancare di consapevolezza ed avere grossi problemi nel tuo percorso di investimento.
Per studiare i fattori di rischio hai tre strade:
- Leggendo articoli generici sul web -Soluzione semplicistica, poco approfondita: spesso i giornali devono vendere sensazionalismo, evitando un approccio scientifico alla materia
- Leggendo paper accademici – Ottima fonte, ma complessa se sei all’inizio: rischi di non capire niente e abbandonare lo studio
- Seguendo un percorso strutturato e professionale – Soluzione ottimale per affrontare un mondo “nuovo” e imparare a sfruttarlo a tuo vantaggio
