22 Apr 3 motivi per cui le polizze vita non proteggono il tuo capitale
Le polizze vita non proteggono il tuo capitale
Spesso vengono proposti come strumenti utili a proteggere gli eredi, senza rinunciare al rendimento e godendo di ampi vantaggi fiscali. Leve potenti per collocarle in ingenti quantità.
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Ma hanno delle inefficienze incredibili, che portano scarsa protezione sotto tutti i punti di vista, dal rendimento infimo, al valore coperto “mortis causa”.
Non sono asset utili per far crescere il tuo capitale e nemmeno per proteggerlo.
Non dovresti quindi utilizzarle per queste 3 ragioni…

#1: Vantaggio fiscale?
Partiamo subito dalla trappola in cui cadono diversi investitori.
Le polizze vita vengono proposte come una scorciatoia fiscale per evitare l’imposta di successione.
In realtà però, lo Stato Italiano gode di una delle più basse imposte di successione nel mondo, ovvero solo il 4% per i discendenti in linea retta.
E la fiscalità italiana prevede un’imposta di successione solo a partire da €1 milione. Quindi, gran parte delle persone, nemmeno sarebbe assoggettata a questa imposta.
L’esclusione da questa tassazione, costituisce quindi un’arma perfetta in mano a banche ed assicurazioni, per venderle in quantità; ma certamente non ti dicono che…

#2: Costi opportunità ed inefficienze
Risparmi un 4%, sì ma il mancato rendimento che ti porti dietro negli anni investendo in polizze unit-linked va ben oltre.
Parliamo di costi che arrivano anche al 3-4% annuo.
Il costo opportunità nel lungo periodo è gigantesco e questo distrugge il tuo capitale, non lo protegge.
Queste polizze vita investono in modo troppo conservativo concentrandosi su bonds e strumenti a bassa volatilità.
Oltretutto applicano una gestione attiva dei fondi, che sappiamo essere inefficiente nel lungo periodo, facendosi pagare profumatamente e quindi abbattendo ulteriormente i rendimenti.
Facciamo allora qualche calcolo pratico per apprezzarne il danno patrimoniale attraverso una simulazione.

Polizza vita vs. ETF
Partendo da un capitale di €200.000, vagliamo queste ipotesi, in un orizzonte di 40 anni:
- Da una parte investiamo in una polizza vita al 3% annuo – in questo caso gli eredi non pagheranno l’imposta di successione al 4%
- Dall’altra parte investiamo in un portafoglio diversificato in ETF che ci può dare in modo attendibile un 6% annuo – gli eredi pagano l’imposta sulla parte eccedente €1M
Come puoi vedere dal grafico, la differenza di capitale di cui potranno godere gli eredi è abissale, pur sostenendo l’imposta al 4%; abbiamo un paradosso evidente…

Rendimenti bassi non proteggono
Il tuo portafoglio deve avere rendimenti soddisfacenti per far lavorare l’interesse composto a dovere.
Protezione è anche e soprattutto copertura dal rischio di non raggiungere i tuoi obiettivi, come ci espone questo paper, ponendo l’accento sul fatto che le azioni sotto questo punto di vista, diventano non solo l’asset più remunerativo, ma anche il meno rischioso.
Non focalizzarti quindi su protezioni illusorie, che fanno leva emotiva sui vantaggi fiscali e bassa volatilità, ma concentrati sulla crescita sostenibile del tuo capitale.
Le polizze vita, però, dovrebbero quantomeno proteggere l’erede garantendo un capitale maggiore in caso di morte prematura; ma anche qui non si comportano bene…

#3: Protezione “mortis causa”
Le unit-linked, prevedendo un trasferimento di capitale sia in caso vita che in caso morte, si rivelano inefficienti in entrambe.
Una classica TCM in caso di morte assicurerebbe un capitale molto più ampio all’erede, a fronte di un premio a fondo perduto.
Questo è il classico esempio di polizza volta a coprire gravi rischi, ma senza alcun legame con indici di investimento.
Naturalmente la copertura è maggiore proprio grazie al fatto che venga coperto solo l’evento avverso, come avviene, ad esempio, per l’RC auto.
Solitamente il capitale protetto “mortis causa” dalle unit-linked, invece, è insufficiente a garantire il sostentamento dell’erede.
Ecco che arriviamo quindi a una conclusione fondamentale…

Separa le polizze dagli investimenti
Le polizze non sono il “male assoluto” e possono aver senso per coprire rischi reali, ma non come strumenti di investimento.
Tieni separate le due funzioni (assicurativa e di investimento) per avere la massima efficienza da entrambi.
Altrimenti ti troverai scarsa protezione e rendimenti infimi.
Struttura un portafoglio con rendimenti soddisfacenti nel tempo per realizzare i tuoi obiettivi, senza farti abbagliare da vantaggi fiscali illusori.
