04 Lug Smetti di investire nei soliti ETF azionari ed evolvi il tuo portafoglio
Basta coi soliti ETF azionari
Passando dai fondi bancari, polizze vita e certificati inefficienti all’investimento in ETF hai fatto già un enorme passo avanti. Ma sei sicuro di aver strutturato il portafoglio migliore per te?
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Se mi segui, hai capito che qualsiasi forma di rischio specifico va eliminata.
ETF settoriali, tematici o su singoli Paesi, sono assolutamente da evitare perchè non vi è un reale premio per il rischio sostenuto. In altri termini, non puoi sapere quanto attenderti nel lungo periodo.
E allora ti sei fiondato sulla soluzione più semplice che segue la maggior parte degli investitori che inizia ad investire con gli ETF:
- un po’ di Paesi sviluppati
- un po’ di Emergenti
- un po’ di S&P500 perchè “cresce di più”
ma ci sono molte contraddizioni in tutto questo…

Rischio calcolato USA
L’S&P500 costituisce il 70% dell’MSCI World.
Ergo, attualmente si può considerare una proxy del mercato stesso…
Ma non possiamo dedurre che sarà sempre così e avere piena confidenza che continui a sovraperformare il mercato globale.
E’ difficile immaginare che nei prossimi anni gli USA perdano il predominio finanziario e politico mondiale: ma non possiamo “scommettere” su questo aspetto.
E’ vero che le aziende dell’S&P500 sono colossi internazionali, che vendono prodotti e servizi in tutto il mondo. La diversificazione è implicita nel business aziendale.
Ma è pur vero che rimane un rischio Paese, seppur calcolato.
Quindi semplicemente togliamo S&P500?

MSCI World + Emerging Markets
In questo modo sei esposto al portafoglio di mercato, avendo eliminato tutti i rischi specifici, ma:
Gli Emerging Markets non sono adatti a tutti.
Hanno lunghi cicli, forte volatilità e la loro “convergenza” non è affatto scontata
E, anche se avvenisse, non c’è correlazione tra la crescita del GDP e la performance in borsa.
E’ il caso ad esempio dell’India, cresciuta moltissimo negli utlimi anni, ma che non ha sovraperformato l’indice americano. Questo perchè la crescita sulle borse è dovuta all’aumento degli utili e favorita dall’accumulazione. Non ha una relazione con la crescita del GDP.
Gli Emerging Markets, allora, possono essere una buona soluzione se:
- Hai un TC < 0,7 e devi limitare l’impatto delle valutazioni attuali
- Vuoi un rendimento aggiuntivo dovuto alla maggior Skewness negativa
Ma sono obiettivi raggiungibili in modo più efficiente e con maggiore affidabilità in altri modi che vedremo…
E l’MSCI World?

Nemmeno l’MSCI World va più bene?
Di nuovo, stai facendo meglio del 99% degli italiani, ma…
.. soluzioni più efficienti e più adatte alle tue esigenze esistono e faresti bene a prenderle in considerazione.
Il Beta non è l’unico fattore di rischio come ci ha fatto credere il CAPM.
La ricerca ha dimostrato l’esistenza di altri fattori in grado di spiegare la performance sui mercati.
Investire in un azionario mondiale (il “portafoglio di mercato”), quindi, non è l’unica strada efficiente.
Abbiamo più “fattori”, che possiamo usare per personalizzare le nostre strategie.
Guarda com’è diventato più “complesso” il mondo: da un unico “fattore” che stabilisce il rendimento si è passati a “tanti” fattori…

Dal CAPM ai modelli più recenti
La ricerca ha studiato diversi modelli fattoriali che ammettono l’esistenza di altri fattori oltre al Beta, dimostrando la loro significatività.
Fama e French hanno sviluppato i primi modelli.
Col tempo i modelli si sono evoluti fino ai più recenti.
Tra i più importanti abbiamo:
- Fama-French 3Factor – Model
- Rit−Rft=αit+β1(RMt−Rft)+β2SMBt+β3HMLt+ϵi
- AQR 6Factor – Model
- Rit−Rft=αit+β1(RMt−Rft)+β2SMBt+β3HML-DEV t+β4UMD t+β5QMJ t+β6BAB t+ϵi*
Siamo in presenza di un fattore di rischio quando all’interno dei modelli sviluppati riscontriamo alcuni aspetti cruciali:
- Spiegazione di extra-performance
- Robustezza economica
- Significatività statistica
- Validazione con test out of sample
Attenzione però al Factor-Zoo…

Troppi fattori?
I fattori di rischio veri e propri ad oggi conosciuti sono meno di 10, ma se guardiamo gli ETF presenti sul mercato, ne troviamo decine e decine: perchè?
Le case di gestione, hanno approfittato della diffusione di nuove strategie di investimento per attirare l’interesse del pubblico.
Una cosa positiva, certo, perchè hanno reso i fattori investibili in modo efficiente.
Ma hanno creato tantissimi ETF su “finti fattori” che non hanno fondamento scientifico.
Cosa devi fare allora?

Riconosci i fattori persistenti ed investibili
Se il mercato si accorge della presenza di un’anomalia e va a colmarla, siamo di fronte a un fattore non persistente.
I fattori di rischio invece sono tali, perchè mantengono la loro persistenza per un semplice fatto:
- Ci sono investitori che non vogliono prendersi quel rischio. Quindi chi se lo prende sarà premiato
Inoltre, c’è un problema legato all’investibilità.
Non tutte le caratteristiche aziendali, infatti, possono essere isolate e quindi replicate.
Quindi alla fine, anche l’MSCI World va eliminato in favore di strategie fattoriali?

…non è detto, dipende!
I fattori di rischio implicano un rischio aggiuntivo che potresti volerti assumere solo in quota parte.
Non è detto quindi che tu debba vendere tutto il tuo MSCI World.
I fattori di rischio possono essere affiancati al Beta, essendo esso stesso un fattore di rischio.
A tal proposito c’è da fare però una precisazione.
L’ETF fattoriale ha un esposizione implicita al fattore Beta perchè si basa solo sulla componente del long del fattore di rischio puro.
Per tale motivo, approfondendo il loro studio e comprendendoli a fondo, un loro utilizzo a sè stante sarebbe più efficiente, eliminando ridondanze.
Ma devono essere appunto studiati a fondo e comprese chiaramente le loro dinamiche e comportamenti per poterci investire in modo consapevole.
Una strategia fattoriale ti permette di:
- Aumentare l’indice di Sharpe
- Personalizzare meglio il portafoglio in base alle tue esigenze
- Aumentare i ritorni
Rimanere ancorati al classico MSCI World può essere riduttivo per i tuoi obiettivi, non solo di rendimento, ma anche di efficienza e protezione.
