Perchè non devi scegliere il tuo ETF in base al TER?

ETF vs fondi attivi

 

Hai cercato “come investire sui mercati finanziari” su Internet e ti sei imbattuto sugli ETF? Ne sei a conoscenza già da tempo e hai compreso l’importanza di ridurre i costi il più possibile per evitare che vadano a bruciare il tuo rendimento? Bene, tutto giusto, ma non esagerare in quest’ottica, non sempre costi minori portano a risultati maggiori. Approfondiamo la questione…

Sappiamo benissimo quanto i costi di gestione possano causare enormi danni al tuo portafoglio abbattendo i rendimenti attesi futuri.

Ricorda sempre che i costi sono certi, mentre i rendimenti sono potenziali, anche se attesi con un buon livello di confidenza nel lungo termine se si investe attraverso strumenti efficienti e ben diversificati globalmente.

Il confronto tra fondi bancari ed ETF è emblematico in questo senso.

Costi di gestione del 2% o 3% non possono che smorzare pesantemente la performance nel lungo periodo.
Gli ETF con costi dello 0,1% – 0,3% chiaramente offrono una competitività incredibilmente maggiore.

Ma perchè tutta questa convenienza? “Sicuramente c’è qualche fregatura sotto”.
Non giudicare qualcosa se prima non la conosci bene. Sentenziare a priori non porta a nulla.
Facciamo chiarezza su questo aspetto…

Non mi fido…ci sarà di sicuro qualche fregatura

 

Il fatto che gli ETF riescano ad essere così competitivi a livello di costi di gestione non è affatto dovuto a trucchetti misteriosi o inganni finanziari.
Nè le società emittenti possono considerarsi organismi atti a fare beneficienza agli investitori!

Chi emette ETF deve poter trarre un profitto, e fidati che, con l’esplosione dell’industria degli ETF, alcune società in questo settore possono considerarsi ormai dei colossi finanziari mondiali.

Ma se chi emette fondi bancari o polizze d’investimento necessita di un pagamento così alto per la gestione, come fanno queste società a tenere così bassi i costi?

In effetti non sono lontanamente paragonabili! Parliamo di una differenza abissale, circa dieci volte in meno!

Una diversa strategia di investimento

 

La risposta risiede nella diversa strategia portata avanti dagli ETF.

Mentre i fondi comuni di investimento si pongono come obiettivo quello di battere il benchmark, gli ETF si limitano a replicare un certo indice.

Ne consegue che le operazioni di compravendita in gioco da una parte e dall’altra sono immensamente diverse a livello di numero e dunque anche di costi.

Proprio questi costi, oltre alla remunerazione dell’ufficio studi che deve effettuare ricerche accurate per scovare i titoli “migliori” del momento, vanno ad essere trasferiti all’investitore.

Dunque, non si tratta di cattiveria da parte dei fondi bancari. E’ semplicemente una questione di differente strategia.
L’informazione, la raccolta e l’analisi dei dati costa!

Ma questi fondi battono veramente il benchmark?

C’è qualche speranza per i fondi attivi?

 

Come abbiamo sottolineato più volte, no. Statisticamente nel lungo periodo è impossibile battere con costanza un indice proprio per la grande efficienza dei mercati.

Fare gestione attiva può risultare più performante nel breve periodo magari, se un determinato fondo si espone ai titoli “giusti”, ma nel lungo termine si rivela una strategia fallimentare.

Dunque, nel breve periodo, potresti anche avere la fortuna di comprare un fondo attivo in grado di sovraperformare il benchmark a tal punto da ripagare gli alti costi di gestione ed andare anche oltre.
Nel lungo invece, mi dispiace, non c’è speranza per nessuno. O meglio, qualche raro caso c’è, ma è più frutto della fortuna che di una strategia.

Davvero vuoi mettere i tuoi soldi su un fondo che ha una possibilità del 5% o poco più di battere il mercato nel lungo periodo?
Di nuovo, ricorda sempre che i costi sono certi, i rendimenti no, soprattutto quelli extra!

Ma perchè allora la banca dovrebbe proporti strumenti del genere?

Ogni società deve fare profitti

 

E’ ovvio. Anche la banca, come ogni società, deve fare profitti. E in associazione alle compagnie di gestione del risparmio ha trovato un business fenomenale per riuscire ad aumentare i propri utili, posizionandosi nella catena distributiva di questi strumenti.

Le banche hanno ampliato enormemente le loro funzioni offrendo una moltitudine di servizi e diversificando il loro business. Per quanto per molti aspetti ciò possa essere positivo per il risparmiatore, per altri sicuramente lo può portare all’acquisto di strumenti inefficienti, qualora non sia adeguatamente formato e informato.

Hai capito dunque la differenza tra costruire un progetto di investimento con gli ETF e con i fondi comuni di investimento.

Ma allora bisogna guardare sempre il costo per scegliere l’ETF migliore su cui investire?

Non guardare il TER

 

Partendo dal presupposto che una buona pianificazione finanziaria passa prima dalla scelta dell’asset allocation e quindi dell’indice su cui investire, e non dell’ETF, scegliere un ETF con TER (Total Expense Ratio) minore, non ha alcun senso.

Ti spiego subito il perchè:

Se parliamo di fondi passivi, due ETF che replicano lo stesso indice devono per forza di cose avere lo stesso rendimento atteso, altrimenti si creerebbe arbitraggio.
Se così non fosse, tutti gli investitori andrebbero a comprare l’ETF con TER minore riuscendo a portare a casa un profitto senza rischio. Ciò è impossibile, si creerebbe ricchezza dal nulla.

Di conseguenza non devi guardare il TER per scegliere il tuo ETF.

Se stai seguendo il ragionamento, magari ti sarà venuto in mente: ma allora perchè non dovrei comprare un fondo attivo se tanto il costo non incide?

Strategie diverse portano a considerazioni differenti

 

Beh è proprio la sua caratteristica di essere volto alla ricerca dell’extra-rendimento che lo porta a deviare da questa considerazione.

Essendo un fondo attivo, non può seguire la stessa logica del fondo passivo. I titoli cui sarà esposto saranno diversi in ogni momento pur seguendo lo stesso benchmark.

Dunque non possiamo fare la considerazione effettuata per ETF passivi replicanti lo stesso indice.

Vi è una grande differenza, devi capirla bene se vuoi evolverti come investitore ed efficientare il tuo progetto di investimento finanziario.

 

 

In conclusione, come hai capito, gli ETF sono strumenti finanziari di enorme valore per noi investitori. Ci permettono di esporci passivamente al mercato, senza incorrere nei costi di gestione che, d’altra parte, è necessario pagare perchè qualcuno selezioni i “migliori” titoli del momento.

Sappiamo che qualsiasi forma di market timing è inefficiente, proprio a causa dell’efficienza dei mercati.

Come detto, i costi sono certi, i rendimenti no. Inoltre c’è il forte rischio che un gestore attivo, pur avendo a disposizione potenti calcolatori e un esperto team di analisti, non solo non riesca a generare sovra-performance, ma addirittura sottoperformi il mercato!

Allora devi capire che nella finanza ciò che è costoso non ripaga di più. Ciò che è complesso non è più efficiente. Anzi, molto spesso è il contrario, almeno se parliamo di investimento di lungo periodo.

Ciò che risulta essenziale invece è costruire un portafoglio coerente ai propri obiettivi e adeguato alle proprie caratteristiche. Ma solo se lo sai fare tu in prima persona, potrai definirti veramente consapevole e slegarti da qualsiasi conflitto di interesse.

Un percorso di formazione strutturato e di qualità diventa allora necessario per gestire col rispetto che meritano i tuoi risparmi.

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A presto!

 

Alberto Cricchio
a.cricchio@investimentocustodito.com

Alberto è tutor e Analyst di Investimento Custodito. Laureato cum laude in Mercati Finanziari e Intermediari, è un'analista giovane e dinamico, che fa dell'analisi macro-finanziaria la sua specialità. Aiuta i nostri clienti a divenire investitori autonomi e a gestire in completa autonomia i loro soldi.