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Come costruire un portafoglio a prova di crisi

Come costruire un portafoglio che riesca ad essere resiliente alle crisi di mercato che sicuramente osserveremo nella vita? Un portafoglio a prova di crisi?

Nel presente articolo potete imparare a riconoscere una fase recessiva, come comportarsi e soprattutto come proteggere il vostro portafoglio durante una fase di turbolenza dei mercati.

1. Il contesto

Da inizio 2022 i market mover che tengono sulle spine investitori, analisti, economisti e policy maker sono principalmente due: incertezza e inflazione.

Due fattori che possono spingere il comparto economico e finanziario verso una grave recessione economica. Purtroppo, incertezza e inflazione trovano fondamenti piuttosto solidi che inducono a pensare che non si tratti solo di un’ipotesi probabile ma un rischio imminente.

I mercati finanziari che sembrano non reagire più ad una fase bearist, sotto l’incessante pressione inflazionistica che trova terreno fertile all’accentuarsi delle tensioni geopolitiche.
Cina, Stati Uniti, Regno Unito ed Europa, su tutti l’Italia, ormai sull’orlo della recessione.

L’effetto collaterale? Inflazione, inflazione e ancora inflazione! L’aumento dei dai fattori produttivi è una testimonianza tangibile, in particolare il settore energetico, su tutti petrolio (considerando Brent e WTI) e gas naturale che ad oggi presentano un YTD rispettivo di 94% (45,9% e 48,3%) e 120,11%. Non solo, anche il settore alimentare è co-protagonista degli attuali livelli inflattivi, per citarne uno, il frumento presenta un YTD del 63%. Ancora, minacce di embargo del gas russo insieme allo stop alle esportazioni di grano indiano non possono che alimentare i timori di una recessione imminente.

Segnali preoccupanti arrivano anche dal rialzo dei rendimenti dei bond decennali dei principali player mondiali, guidati da Australia, Stati Uniti e Italia. La vendita dei bond decennali con imminenti aumenti dei tassi a breve, come annunciati anche dalla BCE, possono seriamente condurre all’inversione delle curve dei tassi nazionali.

Insomma tutti “segnali” di un’imminente recessione.

 

 

2. Che cos’è e come riconoscere una recessione?

Un mantra da dover sempre ricordare: “non possiamo prevedere cosa accadrà domani, ma possiamo prepararci ad affrontarlo”. Di seguito indichiamo alcune caratteristiche che consentono quantomeno di poter capire cosa ci riserverà la prossima stagione economica.

Innanzitutto, per entrare in una fase recessiva occorre osservare un calo aggregato di tutte le principali attività ed indicatori economici. Dal PIL all’indice di produzione industriale, passando per consumi, esportazioni, tasso di occupazione e disoccupazione ed infine mercato immobiliare residenziale.
Tecnicamente, la recessione si verifica quando l’attività economica decresce per almeno due trimestri: il PIL, o GDP all’inglese, è negativo per oltre sei mesi.

Cosa più importante però è rinvenire alle cause preliminare della contrazione, le cui principali caratteristiche comuni possono essere: aumento dell’inflazione, aumenti dei prezzi delle materie prime e aumento dei tassi d’interesse. L’insieme di tutti questi “anelli di congiunzione” potrebbero creare presupposti recessivi.

Vediamo ora, quali possono essere i principali indicatori di una recessione da tenere sott’occhio:

  • l’inversione della curva dei rendimenti a causa dell’aumento dei tassi a breve o aumento della domanda di bond a lungo termine;
  • i profitti aziendali, tasso di disoccupazione e calo della domanda, il cui andamento è inversamente proporzionale;
  • housing starts, ossia la costruzione di case, la cui domanda si riduce in momenti di squilibri economici;
  • accesso al credito, le cui difficolta legati a tassi elevati produce proprio un calo della domanda di beni e investimenti da parte di imprese e famiglie.

3. Cosa fare e come comportarsi durante i periodi recessivi?

Lo vediamo subito, ma prima ricordiamo una cosa: questi “eventi” non sono anomalie o rarità, ma una parte naturale dell’andamento dei mercati finanziari e dell’attività economica!

  • Per prima cosa non dimenticatevi di pensare al lungo periodo, senza agire impulsivamente nella gestione del vostro portafoglio o singoli strumenti finanziari;
  • Non seguite il mercato, FARE MARKET TIMING È SBAGLIATO E ONEROSO!
  • Avviate un processo di accumulo periodico di asset class.

Immaginate i saldi invernali o estivi, quando il cappotto o camicia desiderata scende di prezzo, voi cosa fate? Magari comprate due o anche tre capi perché il prezzo è conveniente … beh questa similitudine potrebbe essere adottata anche nei periodi di flessione dei mercati finanziari.

Come la recessione è una fase ciclica naturale, così anche la ripresa e successiva crescita lo sarà!
Vediamo perché!

Inoltre, vi è una concezione che mette d’accordo tutti gli esperti finanziari, ossia è il fatto che ci sarà prima o poi il crollo di un altro mercato azionario. Il problema è che nessuno sa quando ciò accadrà.
L’unica certezza che abbiamo, come detto in precedenza, è l’andamento del ciclo naturale dell’economia e dei mercati.

Alcune considerazioni storiche che possono tornare utili:

  • storicamente, dal 1928 l’indice SP’500 ha subito 26 fasi bear contro 27 fasi bull;
  • la frequenza dei bear market è 3,6 anni contro il ciclo di rialzi più lungo osservato di 10 anni;
  • la durata media di un trend ribassista è di 9,6 mesi contro i 2,7 anni di rialzi;
  • negli ultimi 92 anni di storia, “solo” circa 20,6 di quegli anni si sono osservati mercati ribassisti.

Queste indicazioni occorrono per farvi comprendere due cose essenziali: la prima, evitando di vendere in perdita perché una perdita non si realizza fin a quando non si effettuerà la vendita, diversamente parliamo di performance negativa del vostro portafoglio. Dismettere asset class solo perché sono in “rosso” vi impedirà poi di beneficare della successiva fase “naturale” di rialzi, salvo l’apocalisse! Seconda, scegliete un orizzonte temporale più lungo possibile, poiché un maggior arco temporale verrà al vostro portafoglio di superare le turbolenze e recuperare le performance negative.

Quando vi renderete conto dell’imminente crollo … il crollo è già iniziato!
L’essenza di ogni shock è proprio l’imprevedibilità ed è simile al fenomeno del “cigno nero descritto”, da Taleb . È fondamentale per un investitore pertanto appropriate strategie in vista delle crisi .

4. Perché e come costruire un portafoglio a “prova di crisi”

Come sempre, ricordiamo che la decisione più importante quando investiamo del denaro è come ripartirlo tra le varie categorie di asset, e scegliere soprattutto “veicoli” d’investimento efficienti.
Costruire un portafoglio d’investimento non è però solo l’attività di allocazione delle risorse piuttosto che della scelta degli strumenti finanziari adeguati, ma è un processo di pianificazione finanziaria finalizzato alla realizzazione dei vostri obiettivi futuri.

Tipicamente, il sentimento di ogni investitore è quello di non perdere soldi, che vogliate o meno, l’avversione alle perdite è maggiore rispetto all’utilità del guadagno.
Lo stesso riguarda l’avversione al rischio. Perdere 1.000,00 euro è diverso che rischiare di perdere 1.000,00. L’aspetto da considerare, quanto mai opportuno in questo momento storico, è il rischio di perdita massimo o drawdown a cui vi esporrete.

Vi riporto un esempio breve, tratto da una nostra analisi, in merito all’andamento di tre tipologie di portafogli d’investimento durante la violenta correzione che hanno subito i mercati durante la pandemia e durante la crisi finanziaria del 2007/2008:

    • Portafoglio con prevalenza obbligazionaria: 30% azioni, 55% obbligazioni, 7,5% commodities e 7,5% oro;
    • Portafoglio con prevalenza azionaria: 80% azioni e 20% obbligazioni.

Durante la crisi dei subprime , la correzione dei mercati durata 17 mesi, il portfolio All Weather ha registrato una perdita massima del 14,75%, una differenza dell’azionario e obbligazionario che hanno registrato un crollo rispettivo del 44,03% e 22, 17%.

Nel recente marzo 2020, in piena pandemia COVID, il periodo di stress durato poco meno di 4 mesi, i portafogli modello hanno segnato una perdita rispettiva del 2,66%, 17,47% e 8,76%.

(Fonte: Portfolio Visualizer)

Durante la crisi dei subprime , la correzione dei mercati durata 17 mesi, il portfolio All Weather ha registrato una perdita massima del 14,75%, una differenza dell’azionario e obbligazionario che hanno registrato un crollo rispettivo del 44,03% e 22, 17%.

Nel recente marzo 2020, in piena pandemia COVID, il periodo di stress durato poco meno di 4 mesi, i portafogli modello hanno segnato una perdita rispettiva del 2,66%, 17,47% e 8,76%.

(Fonte: Portfolio Visualizer)

Un abisso vero? Ecco spiegato l’importanza di disporre di un portafoglio diversificato durante i cd “cigni neri!”.

 

5. Quali strumenti adottare?

Diversificazione fa rima con ETF!

La scelta degli ETF, aldilà della capacità di diversificazione delle asset class al loro interno, svolge un ruolo fondamentale nel limitare le perdite di portafoglio osservate durante fasi di inversione ciclica.

Perché? La risposta è da rinvenire nei loro costi di gestione estremamente bassi!

I fondi d’investimento insieme ad altri prodotti del risparmio gestito, mediamente, presentano un TER annuo intorno al 2% – 4%, per non parlare poi della presenza di ulteriori commissioni legate all’asset allocation interna dei fondi interni.
Un TOTAL EXPENSE RATIO particolarmente alto lima i vostri rendimenti durante periodi di crescita, e accentuano la contrazione del portafoglio durante le fasi di correzione. In particolare, commissioni intorno al 2-3% aumentano il TRACKING ERROR (TE), ossia la “bravura” del gestore di non performare o replicare l’andamento dell’indice benchmark di riferimento. Tradotto, meno rendimenti e più perdite.

Viceversa, con gli ETF, che presentano un TER medio intorno allo 0,50% (per essere generosi), capace di “aderire” a quella che è la performance del benchmark. Di conseguenza, il TE sarà minore, che tradotto significa più rendimenti e meno perdite.

Antonio Mautone
a.mautone@investimentocustodito.com

Antonio, Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie Internazionali presso l’Università degli Studi di Napoli – Parthenope, specializzato in “Mercati e strumenti finanziari” con approfondite conoscenze in Scenari Macroeconomici, Politica Economica Internazionale, Management Internazionale e Diritto Internazionale, studia e analizza contesti macroeconomici e dei mercati finanziari per modellare in modo efficiente le strategie di Asset Allocation e scelte di Portafoglio. E' analista e editor di Investimento Custodito.



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