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Mercati: lo strumento d’investimento da possedere in ogni situazione

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Mercati: lo strumento d’investimento da possedere in ogni situazione

di Gabriele Galletta, Market Strategist at Investimento Custodito

A discapito di quello che si può leggere in giro sulle più quotate testate finanziarie e bancarie, esiste uno strumento – che tanto bene ha fatto quest’anno – che andrebbe tenuto SEMPRE in portafoglio: chi ci segue e chi ci conosce sa bene come ne abbiamo decantato le virtù – in un portafoglio d’investimento ben bilanciato – da tempo immemore. Oggi, dopo che questo asset da investimento ha reso in un anno il 22%, gli strategists più conosciuti lo stanno tenendo in grande considerazione: ma noi, come al solito, ci siamo arrivati prima.

Circa un anno fa, pubblicavamo le nostre visioni di medio periodo per la fine del 2018 e per tutto il 2019 sull’andamento globale dell’economia, non per prevederne gli andamenti (impossibile, secondo noi), ma per capire quali rischi si celassero dietro l’angolo e quali precauzioni prendere (se volete rileggere l’Outlook, qui il link —>
https://investimentocustodito.com/app/uploads/2018/10/Outlook-2019.pdf )

In quella circostanza, avevamo posto l’accento su una serie di rischi sopiti e sulle potenzialità di uno strumento finanziario particolare per controbilanciare quei rischi stessi; questo strumento all’epoca era molto sotto-prezzato e ciò ci portò a consigliarne l’acquisto e il so mantenimento in portafoglio come “asset rifugio”.

Prezzo dell’oro per oncia

Come potete leggere nell’outlook al link di cui sopra, lo strumento finanziario di cui parlavamo era l’oro: oggi – dopo una performance di quasi il 22% in un anno – l’oro viene riscoperto da molti market strategists, che solo OGGI lo considerano un asset indispensabile da avere in portafoglio.

Noi, invece, ne abbiamo sempre indicato le grandi peculiarità, nella costruzione di un portafoglio che potesse proliferare in ogni condizione di mercato (sulla scia del classico Permanent Portfolio), quasi come se fosse uno strumento essenziale in un portafoglio ben bilanciato: è vero che nel lunghissimo periodo sono le azioni le uniche assets class che riescono a restituire rendimenti sopra l’inflazione, ma è anche vero che oro in portafoglio (dosato correttamente secondo obiettivi dell’investitore/condizioni sui mercati) riesce a ridurre la “snervante” volatilità di mercato di breve periodo e a restituire rendimenti anche quando le azioni soffrono – come insegna il Permanent Portfolio e come successo nel 2018 (valuta i rendimenti del Permanent Portoflio qui –>
https://investimentocustodito.com/app/uploads/2019/06/Permanent_Portfolio.pdf )


Gold Eagle Americana

Nel già citato outlook, scrivevamo quanto potete leggere al link di cui sopra:

Altra importante attenzione bisognerebbe porla nei confronti delle materie prime e, in particolare, dell’oro: il metallo prezioso principe tende a sovraperformare ampiamente gli altri assets in contesti di alta avversione al rischio e in contesti di alta inflazione. Inoltre, le valutazioni dell’oro sono oggigiorno inferiori alla media, a causa delle tensioni commerciali mondiali, che lo pongono sottopressione sia come mezzo di scambio, sia a causa del rafforzamento del dollaro. De-correlare una buona parte del portafoglio attraverso l’investimento in oro è buona prassi, la fine di ridurre la volatilità di un investimento nel lungo periodo: oltre ciò, le materie prime oggi, grazie anche al ritorno dell’inflazione, possono portare rendimenti alternativi ai classici attivi di rischio che, come visto, tendono a soffrire maggiormente in periodi ad alta crescita dei prezzi

Come detto, dopo una performance del 22% circa, l’oro ha attirato le attenzioni di molti strategists, ma ci sono buone possibilità che questa crescita dell’oro possa continuare.

Alessandro Fugnoli, Market Strategist di Kairos, il gruppo di investimento italiano, nella sua analisi settimanale scrive quanto segue.

Appoggiate l’orecchio per terra e sentirete suoni ancora lontani e confusi, ma in graduale avvicinamento. Sono suoni di repressione finanziaria, di reflazione monetaria e presto fiscale, di chiusura dei mercati delle cose e, in prospettiva, anche dei capitali, di livelli di tassazione che hanno raggiunto il loro minimo secolare e invertiranno presto la rotta. Tutti fattori, come proveremo a spiegare, che favoriranno i beni rifugio.

Lo ripeto ancora una volta: gli esperti stanno ponendo molta attenzione all’oro – e in generale a tutti i beni rifugio – in questo contesto storico, dati i fattori di rischio che si intravedono nel mercato. Noi, invece, abbiamo sottolineato l’importanza della presenza dell’oro – e in generale di tutti gli asset de-correlanti – in almeno 9 portafogli su 10: certo, va trattato con le dovute cautele, ricordandosi che l’asset principe da accumulare con un’ottica di lungo periodo è un altro, ma l’oro svolge una funzione stabilizzane fondamentale.

Ma, come avevo anticipato poc’anzi, ci sono almeno due/tre fattori che potrebbero far pensare che la corsa dell’oro e di tutti i beni rifugio non sia ancora finita.


Oro Russo per i 50 anni di Gagarin nello Spazio

Primo fattore. Il mondo si va segmentando, ovunque si alzano muri e barriere e la porosità dei confini viene gradualmente meno. L’utilizzo del dollaro come arma induce le vittime delle sanzioni americane (Iran, Venezuela, Russia e ora Cina) a cercare alternative. Le banche centrali dei paesi emergenti continuano a comprare oro e le classi abbienti, nel timore di essere coinvolte dalle sanzioni, si volgono verso beni rifugio poco tracciabili. Chi ha somme modeste si rivolge alle criptovalute.

Secondo. A quanto pare, i livelli di tassazione globali potrebbero presto crescere, colpendo soprattutto la ricchezza degli ingenti patrimoni. L’FMI, nel suo Fiscal Outlook annuale, “consiglia” all’Italia da almeno 2/3 anni di aumentare la tassazione su immobili e ricchezza privata delle famiglie.
Alla stesso tempo, ci si attende una spesa pubblica sempre maggiore degli Stati, che sarà attuata verosimilmente grazie ad aumenti consistenti della pressione fiscale. Mentre, Oltreoceano, un americano su due pensa sia giusto aggredire in modo forte i patrimoni di grandi dimensione. Con Biden opaco e traballante e la Warren (altra candidata democratica) lanciatissima con la sua patrimoniale del 2 per cento annuale, la voglia di comprare un Picasso o un Koons e di nasconderli in un trust sale ogni giorno in chi ha le decine di milioni necessari. Per chi non li ha ci sono i lingottini da nascondere in giardino. Allo stesso tempo, ci si attende una spesa pubblica sempre maggiore degli Stati, che sarà attuata verosimilmente grazie ad aumenti consistenti della pressione fiscale.

Il terzo fattore riguarda la reflazione finanziaria. Ancora nell’autunno scorso, quando il decennale americano stava vicino al 3.25, si pensava che i tassi reali, dopo essere rimasti a zero o sotto zero per molti anni, avessero finalmente imboccato la strada della normalizzazione. Previsioni di tassi lunghi al 4 per cento per inizio anni Venti e di inflazione al 2.5 lasciavano spazio per pensare a rendimenti reali dell’1.5. Niente di straordinario, ma sufficiente per mettere sottopressione l’oro (che infatti in quel periodo stava a 1200). Sono passati meno di otto mesi e ci ritroviamo con un mondo completamente diverso, ovvero con

a) meno attese di inflazione di allora

b) banche centrali che ancora in dicembre accarezzavano l’idea di alzare i tassi per due anni a venire e che oggi pensano di tagliarli anche aggressivamente

Insomma, dall’idea di muoverci verso tassi reali positivi siamo passati a quella di un altro lungo periodo di tassi reali ancora più negativi rispetto a quelli degli anni scorsi. E a essere negativi non sono più solo i tassi reali ma, sempre di più, anche quelli nominali. Ecco allora l’oro passato da 1200 a 1400. D’altra parte, tra un cinquantennale in franchi svizzeri a rendimento zero per il prossimo mezzo secolo e l’oro, probabilmente è meglio l’oro.

Detto ciò, i fattori che giocano a favore dei beni rifugi e al loro mantenimento in portafoglio sono molteplici: ciononostante, lo ripeto ancora una volta, la convenienza di allocare il 15-20-25% del portafoglio in oro (poi dipende dai vostri specifici obiettivi di vita/rendimento) sta in altro, ovvero nella sua capacità di stabilizzare il portafoglio e di permettere allo stesso di restituire rendimenti costanti. Sempre secondo la logica del Permanent Portfolio.

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