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Investi in azioni estere? Attento alla doppia tassazione dei dividendi

Investi in azioni estere? Attento alla doppia tassazione dei dividendi

In questi giorni, siamo alle prese con la rimodulazione di molti portafogli azionari di nostri clienti e con la costruzione di nuovi: devo dire che il servizio di Value Stock Investment – sarà per il suo valore aggiunto intrinseco – raccoglie sempre molta attenzione dagli investitori e ultimamente sono in molti che ci hanno chiesto una consulenza.

Maggio è storicamente il mese dei dividendi e, come ongi anno, si ripropone uno dei problemi più odiosi causato dalla farraginosità del fisco italiano: la tassazione dei dividendi esteri.

Non tutti sanno, infatti, che i dividendi staccati dalle società quotate estere sono sottoposti non solo alla ritenuta alla fonte (a titolo d’imposta) dallo Stato italiano del 26%: infatti essi sono sottoposti anche ad una trattenuta alla fonte al momento dello stacco da parte dello stato d’origine dell’azienda che stacca il dividendo.

Ad esempio, Daimler – parlo della casa automobilistica tedesca perché è stata oggetto di studio da parte nostra e di operazioni da parte dei nostri clienti – se stacca un dividendo di 500 €, questo subirà una prima trattenuta dallo stato tedesco ed una seconda trattenuta dallo stato italiano, portando il prelievo sul dividendo quasi al 50%!
Inoltre, come si sa, i dividendi sono redditi di capitale e non possono compensare eventuali minusvalenze pregresse, che sono sempre redditi diversi: quindi, oltre il danno, anche la beffa.

Quindi, come muoversi con questo problema?

Rispondendo ad un nostro cliente che ci chiedeva se questa situazione vigeva anche per i titoli azionari quotati su altri paesi, avevamo sottolineato come il problema della tassazione dei dividendi esteri riguardava tutti gli stati esteri in cui andiamo ad investire, ma con aliquote differenti (in alcuni casi, ad esempio in Spagna, è leggermente superiore all’aliquota che sarebbe applicata in Italia normalmente): ovviamente, il beneficio della diversificazione internazionale è di gran lunga superiore alle “perdite” fiscali in cui occorriamo quando un titolo estero stacca un dividendo, ma nel caso di Daimler il mix “dividendo alto-tassazione altissima” sposta il costo opportunità nel detenere titoli esteri in positivo.

In realtà, o forse sarebbe meglio dire in teoria, l’investitore ha il diritto di recuperare una parte delle tasse trattenutegli all’estero. 

Un diritto sancito dalle convenzioni internazionali per evitare, o quantomeno ridurre, le doppie tassazioni, sancito anche dai testi di legge sulle imposte dei redditi in Italia, che tutelano il divieto di doppia imposizione.

L’Italia ha stipulato più di 80 accordi bilaterali che prevedono di norma per gli investitori non residenti un’aliquota del 15% sui dividendi, che scende al 10% sugli interessi delle obbligazioni societarie, fino ad azzerarsi sulle cedole dei bond governativi. 
Tutte aliquote derivanti dal trattato standard redatto dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). 
Ma far valere questo diritto oltre a non essere semplice, spesso è ignorato o non incentivato dagli stessi intermediari che dovrebbero in realtà aiutare l’investitore ad attivare il processo di recupero. 

Oltre a ciò, la procedura di recupero è molto lungo e dispendiosa, non giustificabile quando le perdite derivanti da questa doppia imposizione sono di piccolo ammontare. 
Si stima che l’importo totale di prelievi fiscali (non giustificati), che potrebbero essere quindi evitati, ammonterebbe a circa cinque miliardi di euro.

La soluzione, quindi, non è non investire in titoli esteri (giammai), proprio per il beneficio della diversificazione internazionale, ma fare molta attenzione a questa problematica, valutando caso per caso (come da noi fatto): anche questo fa parte della consulenza in azioni nell’ambito di servizio di Value Stock Investment.

Ad esempio, si sa che un titolo che stacca un grosso dividendo tende a perdere la corrispondente cifra in borsa il giorno dello stacco (per un fenomeno ovvio di non-arbitraggio): si potrebbe allora pensare di vendere il titolo prima dello stacco e riacquistarlo subito dopo, in quanto la plusvalenza successiva (anche se pari al dividendo che si sarebbe incassato) verrebbe comunque tassata in misura minore. Questa strategia potrebbe essere giustificata ancor più se il soggetto presenta minus pregresse che col dividendo non verrebbero compensate, mentre con la plusvalenza si (Ovviamente, non è detto che il titolo torni alla sua quotazione pre-dividendo).

Insomma, le strategie possono essere molteplici e vanno analizzate caso per caso: l’importante è, come sempre, conoscere la materia.

Andrea Gabriele

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