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Esiste l'investimento dal rendimento costante e permanente?

Esiste l’investimento dal rendimento costante e permanente?

"Io non voglio rischiare: voglio solo la sicurezza del capitale e un rendimento costante"

Diciamocelo chiaramente. 

Ogni singolo investitore, nel momento in cui inizia un progetto d'investimento o ha intenzione di investire il suo capitale, si pone davanti ai propri occhi quei due obiettivi.

E se tu rientri nelle persone che hanno inziato o stanno per iniziare un progetto d'investimento, sai benissimo che quei due obiettivi sono quelli che ti poni.

Ma sono fattibili?
E' possibile veramente proteggere il capitale dalle grosse perdite di mercato e al contempo puntare ad un rendimento costante, medio alto?

Tipo, del 4-5% medio annuo?

La risposta è sì.

E, con questo articolo, vedremo come realizzare strategi del genere.

I portafogli "Permanenti"

Circa un anno fa, sulle pagine di Investors’, avevo esposto una variante del Permanent Portfolio, il portafoglio “per tutte le stagioni”, più aggressiva e idonea ad investitori non poco avvezzi al comparto azionario: il Golden Butterlfy Portfolio (GBP).

La logica di fondo di questa famiglia di portafogli è investire indipendentemente da quello che succede sulle borse, potendo sfruttare assets che, alternativamente, proliferano in tutte le congiunture di mercato: azioni nelle fasi di crescita, oro nelle fasi di iperinflazione e decrescita, obbligazioni nelle fasi di deflazione, liquidità durante una recessione.

Per queste ragioni, questa famiglia di portafogli diventava la soluzione ideale per una gran fetta di risparmiatori, attenti prima alla protezione del capitale e solo dopo alla sua crescita.

Il GBP, nella sua versione base, si presentava come mostrato di seguito:

20% Total Domestic Market
20% Small Cap Value
20% Long Term Bond
20% Intermediate Term Bond
20% Gold

Tenendo conto delle condizioni al contorno all’epoca, avevo costruito un portafoglio virtuale utilizzando solo strumenti di gestione del risparmio passivi, gli ETF, che sono poi i classici strumenti che utilizziamo nella nostra attività quotidiana di Consulenti Finanziari Indipendenti.

 

Cosa è successo in questo anno?

È bene subito ricordare cosa sia successo allo stesso tempo sulle borse mondiali in questo anno, per apprezzare meglio i risultati del GBP.

Innanzitutto, l’Europa è tornata sui minimi da due anni a questa parte, complice sia la guerra commerciale contro gli Stati Uniti (che ha colpito soprattutto l’auto tedesca), sia le tensioni causate dalle pressioni dei partiti populisti nel meridione europeo, Italia in primis.

A ciò si aggiunge un consistente “storno” delle borse americane tra ottobre e novembre, accompagnate da un sell-off generale sulle borse asiatiche, senza dimenticare che il comparto obbligazionario (specie europeo) ha continuato a soffrire della risalita dei tassi di interesse e della fine del QE. 

Al 31.10 u.s. l'89% degli asset finanziari da investimento, su 70 contabilizzati da Deutsche Bank, quindi 62 su 70, sono negativi da inizio anno. Record dal 1901.

(Fig. 3)

In breve, un contesto perfetto per valutare i risultati di un portafoglio che ha come primo obiettivo quello di proteggere il capitale degli investitori.

Per i motivi sopra detti, ho confrontato i risultati del GBP con una serie differente di indici, ovvero con l’EuroStoxx 50, con l’MSCI World Index e con il fondo Carmignac Securite’, che tutti ben conosciamo: costruire un benchmark ideale e unico per questa famiglia di portafogli è quasi impossibile e, così, non ci resta che considerare indici separati come parametri di riferimento.

Da una breve analisi grafica, si nota come il nostro portafoglio sia riuscito nel suo intento principale, ovvero, proteggere il patrimonio, limitando la volatilità e i drawdowns.

Se lo confrontiamo con l’indice azionario europeo, notiamo come la diversificazione globale che abbiamo costruito abbia permesso di ridurre al minimo “il rischio paese”, avendo in portafoglio solo il 5% di azioni europee.

Sempre per lo stesso motivo, il portafoglio non ha risentito delle tensioni sul mercato obbligazionario dei titoli di Stato, specie quello italiano, tensioni che invece hanno portato un fondo considerato “sicuro” come il Carmignac Securite’ a perdere il 2,80% in un anno: sembra essere, questo, un assurdo, ma così non è.

Al contempo, il GBP, grazie alla sua quota di azioni, riesce nell’anno anche a restituire un rendimento non banale, seguendo a ruota l’MSCI World: senza la correzione di ottobre/novembre, il GBP non soltanto avrebbe limitato le perdite e i drawdowns, grazie alle de-correlazioni, ma avrebbe restituito anche un prezioso rendimento. Alla fine del percorso annuale, il GBP chiude sulla parità, con un -0,02%, contro il +0,91% dell’MSCI World, ma soprattutto contro il -12,4% dell’EuroStoxx 50 e il già menzionato -2,8% del Carmignac Securite’.

Ad un anno, il GBP costruito ha ridotto la volatilità complessiva di portafoglio a valori molto al di sotto dei valori registrati degli indici azionari, avvicinandosi al contempo ad un fondo completamente obbligazionario come il Carmignac Securite’; al contempo, come visto nella figura 4, il GBP costruito ha restituito rendimenti quasi da mercato azionario, nelle fasi positive.

Le sorprese non finiscono qua, ovviamente, poiché il GBP, come anticipato, riduce di molto le perdite rispetto alle altre soluzioni di investimento.

Dove sta il segreto?

Il motivo per cui il GBP sia riuscito invece a contenere le perdite e, nelle fasi positive, a “correre” quasi al pari dell’indice azionario mondiale sta nella giusta equipartizione del capitale tra azioni globalmente diversificate, sia Large che Small&Mid Cap, e oro: nell’ultima fase dell’anno, con una volatilità cresciuta a dismisura, l’oro è tornato a fungere da bene rifugio, segnando una progressione dell’rodine dei 5-6 punti percentuali in poco tempo, progressione che ha stabilizzato il GBP e controbilanciato le perdite sul comparto azionario.

In estrema sintesi, è proprio in questo modo che funzionano le de-correlazioni.

E il rendimento?

Abbiamo capito che questa strategia - che come hai potuto capire, ci ha portati sulle pagine delle principali riviste di settore, praticamente ad essere considerati leader del Permanent Portfolio - questa strategia raggiunge il primo obiettivo di proteggere il patrimonio.

E il renidmento?

Restituisce quel rendimento quasi-costante che andiamo cercando?

1 € investito nel Permanent Portfolio nel 1976 sarebbe diventato pari a 27,03 € 40 anni dopo

Ovviamente, il rendimento ottenuto è inferiore al rendimento azionario puro, ma come si comprende facilmente dall'analisi del grafico, il rendimento restituito dal Permanent Portfolio è praticamente costante nel tempo.

Contro, invece, l'estrema volatilità non solo di un portafoglio totalmente azionario, ma anche di un più "prudente" 60 azioni/ 40 obbligazioni.

Insomma, questa famiglia di portafogli sono veramente la soluzione ideale per l’investitore? In termini di efficienza rischio/rendimento, in termini di protezione del patrimonio dalla volatilità e, soprattutto, dal “cigno nero” direi proprio di sì.

Molti dimenticano che la costruzione dei portafogli dovrebbe sempre partire dalla protezione del patrimonio del cliente dall’evento altamente improbabile e “disruptive”; nella loro accezione di base, questa famiglia di portafogli “per tutte le stagioni” riescono effettivamente nel loro intento ed è per questo che vengono utilizzati spesso come base per la consulenza sugli investimenti.

Con questa dimostrazione, invece, abbiamo voluto mostrare come questa famiglia di portafogli sia la più idonea a proteggere il patrimonio, riducendo al minimo il rischio e l’impatto di un possibile cigno nero, e restituendo un rendimento quasi costante nel tempo.

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