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E’ possibile investire senza saper prevedere i mercati?

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E’ possibile investire senza saper prevedere i mercati?

di Gabriele Galletta, Market Strategist at Investimento Custodito SCF S.r.l. / Columnist at Investors’ Magazine Italia

“Dei 12 minuti passati ad analizzare il mercato, 11 sono generalmente persi”.

Peter Lynch – il più grande investitore obbligazionario di tutti i tempi – sapeva bene che le previsioni sui mercati lasciano spesso il tempo che trovano.
E, a posteriori, risultano molto spesso sconfessate.
Ne abbiamo avuto una ennesima riprova in questi giorni/mesi.

Ad esempio, come ha osservato nei giorni scorsi il Wall Street Journal, nell’ottobre scorso, in occasione di un sondaggio tra 50 economisti di mercato, la media delle previsioni dava il decennale americano al 3.39% per la fine di giugno 2019. Eccoci a metà giugno e il decennale che vediamo è al 2.11%.

Un po’ come mirare alle stelle e vedersi ricatapultati sulla più modesta luna.

A discolpa parziale degli strategist obbligazionari si può invocare il fatto che a sbagliare previsioni è stata, per prima, proprio la Fed. E non solo questa volta, ma per tutti gli ultimi dieci e più anni.
La Fed dapprima non ha visto arrivare la Grande Recessione e poi ha continuato a pensare che la ripresa successiva avrebbe prodotto più inflazione e tassi più alti di quelli che ci sono stati veramente, portando effettivamente a frenare il ciclo economico prima del raggiungimento del suo potenziale.

Insomma, un continuo errare ed un continuo modificare le proprie politiche monetarie ed economiche per inseguire l’errore fatto.

Tutti gli strategist, più o meno, con alcune differenze, hanno condiviso in questi anni lo stesso scenario di fondo, quello di una ripresa simile a quelle dei decenni precedenti, con un esaurimento graduale dell’output gap, un aumento della crescita dei salari da lavoro dipendente e quindi un aumento della pressione salariale sull’inflazione. E, dulcis in fundo, un aumento dei tassi. Il tutto, nella previsione, senza ipotizzare mai il momento della rottura, ovvero la fine del ciclo. Da qui previsioni azionarie di eterni rialzi e previsioni obbligazionarie di costanti rialzi dei tassi.

Ed invece tutto ciò non è accaduto.

Il fallimento più importante è sicuramente quello della curva di Philipps. Nonostante la riduzione del numero dei disoccupati (e nonostante anche noi avevamo creduto al ritorno della validità della curva), la pressione salariale, che secondo i modelli dovrebbe essere oggi molto forte, è in realtà modesta ed è coperta perfettamente dall’aumento della produttività. Nonostante il clamoroso mancato funzionamento, nessuno osa buttare via la curva di Phillips e quasi tutti, incluse le banche centrali, continuano a pensare che un giorno l’inflazione salariale tornerà a bussare alle nostre porte.

È un atto di fede che costa caro sia all’economia, che viaggia al di sotto del vero potenziale, sia ai gestori, che si sono tenuti spesso, in questi anni, su duration zero (il cash) o addirittura negativa (al ribasso sui bond)“, come riguardo qualche lucido strategist.

E allora, se nessuno riesce a fare previsioni corrette sui mercati, com’è possibile investire il proprio denaro che, versosimilmente, necessiterebbe sempre di una qualche forma di previsione?

Beh, modestia a parte, io una strategia penso di averla trovata. E l’ho sempre esposta alla società a cui fornisco le ricerche e ai clienti che gestisco.

In una sorta di “So di non sapere” socratica, non prevedo che il mercato azionario possa crescere da qui ai prossimi due anni (e di conseguenza butto tutto sulle azioni), perchè so che posso sbagliarmi.
Non prevedo che tra sei mesi possa arrivare la recessione (come qualche fenomeno prova a fare ininterottamente da 4/5 anni) e quindi mi difendo lasciando tutto in liquidità, perchè so che potrei sbagliarmi.

Allora cosa faccio?
Comincio un progetto di investimento avendo in mano TUTTI gli assets che possono proliferare in TUTTE le congiunture di mercato da qui ai 3/4 anni prossimi.

Azioni se contiueremo a crescere.
Obbligazioni se tornerà la deflazione.
Oro e titoli di stato se alla fine questa benedetta inflazione salariale tornerà a farsi viva.
Liquidità, se alla fine arriverà la recessione.

In sostanza, quando inizio ad investire, lo faccio attraverso il più classico dei Permanent Portoflios

E, poi, cosa fai? Rimani sempre con un 75% del portafoglio che non produce perchè non stai osservando la congiuntura economica che quel 75% di portafoglio vorrebbe?

No.
A poco a poco, ogni qual volta le condizioni del mercato me lo permettono e i prezzi si abbassano notevolmente, accumulo azionario, che è l’unico asset che cresce nel lungo periodo.Ergo, ogni volta che il mercato globale storna del 10-15%, sposto la mia liquidità o i miei bond o il mio oro (in funzione del mio profilo di rischio) verso l’azionario.

E questo non lo faccio per una qualche previsione particolare.
Ma secondo la statistica condotta da Charlie Bello – che vi ho spesso mostrato – secondo cui ogni qualvolta il mercato americano ha perso qualcosa come il 10-15%, nei successivi 12 mesi è stato positivo SEMPRE.

100% delle rilevazioni.

Il 27 dicemebre 2018, nel pieno della volatilità di fine anno, con le borse americane che scontavano la 13esima peggiore discesa degli ultimi vent’anni, scrivevo:

“Le performances sono guidate solo dalla permanenza in un segmento di rischio per il giusto tempo. E da comportamenti corretti nel tempo, come accumulare azionario quando questo perde valore oltre una certa cifra.

Negli ultimi vent’anni, quando l’indice americano azionario ha toccato minimi importanti (come nell’ultimo periodo) la performance un anno dopo è stata positiva SEMPRE.

Con un ritorno medio del 23,4%.
Ieri ha fatto scalpore il volo di Santo Stefano di Wall Street e tutti si son chiesti se fosse già finita la correzione.

Ai consulenti finanziari non interessa sapere quando arriverà la prossima recessione o quanto durerà lo storno attuale.

Quello interessa agli speculatori.

A noi interessa solo accumulare quando i prezzi scendono, se l’orizzonte temporale del cliente è sufficientemente lungo.

E il lungo periodo ci darà stagione”

Sei mesi dopo, lo S&P500 ha registrato una performance del 13,5%.

Praticamente, il 27% annuo, come le previsioni.

Ecco allora come si investe senza prevedere l’andamento dei mercati.
Che è attività assolutamente inutile.
E come investono tra l’altro gli investitori, non i semplici risparmiatori.

A presto.

dott. Gabriele Galletta

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