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Che effetto avrà il Coronavirus sulle borse?

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Che effetto avrà il Coronavirus sulle borse?

IlMarket Mover di questi giorni è certamente il Coronavirus e la domanda che gli operatori oggi si fanno è quanto questa epidemia possa impattare sul ciclo economico e sulle borse, di rimando.

È vero, come stanno scrivendo in molti, che le epidemie degli ultimi decenni sono sempre rimaste circoscritte.
E però anche vero che ogni tanto i virus mutano lungo il cammino e, per fortuna molto raramente, fanno danni gravi.

Senza andare troppo indietro, l’influenza del 1919-20 fece dai 50 ai 100 milioni di morti in ogni angolo del pianeta.
La popolazione umana era allora di 1.8 miliardi, oggi è di 7.8 e i conti si fanno in fretta.
Ieri le borse asiatiche hanno segnato cali molto vistosi, con la borse di Taiwan in flessione addirittura del 6%: i giornali parlano già di “crollo” e di borse terrorizzate dal virus, ma ovviamente fanno più sensazionalismo che altro.

La verità è che, come ben sapete, le borse globali corrono in modo quasi ininterrotto da 12 mesi a questa parte e non vedono l’ora di trovare qualche “scusa” per chiudere alcune posizioni in profitto. Come sempre accade, il Coronavirus sarà un pretesto per realizzare plusvalenze e portare un po’ di sana volatilità sulle borse nel breve periodo.

Quindi, aspettiamoci ancora un po’ di su e giù per qualche settimana.

Nel medio periodo il discorso è invece diverso: se l’epidemia e la psicosi dovessero continuare, il rischio flessione degli utili delle aziende e perdita di PIL per la Cina potrebbe divenire cosa seria e, ovviamente, le borse potrebbero risentirne.
Il pericolo economico e finanziario più grande attualmente è che i blocchi alla produzione di molte compagnie, tra quelle aeree (British Airlines, Lufthansa..), automobilistiche (Toyota) ed altre si protragga, con un ovvia contrazione di fatturato e utili dei maggiori players internazionali.

Ergo, la probabilità di finire in rosso per il mercato azionario globale quest’anno potrebbe non essere tendente a zero.

Ma questo vale per il breve/medio periodo (non oltre 12-16 mesi).
Nel medio/lungo periodo non dobbiamo avere preoccupazioni ne per il nostro organismo e ne per il nostro portafoglio (anche se so bene che tenete più al secondo che al primo).

Vi voglio mostrare a riguardo l’andamento del PIL cinese negli ultimi venti anni.

China Gross Domestic Product


Riuscite a riconoscere l’impatto economico di altre epidemie come la SARS o l’aviaria?
No, perché non ce n’è stato impatto duraturo e strutturale.

O meglio, durante la SARS (2002-2003) la Cina ha perso qualche punto percentuale di PIL in un trimestre, recuperato però subito il trimestre successivo.

Questo perchè ovviamente la psicosi varrà nel breve periodo, gli operatori modificheranno i loro comportamenti per poco tempo e non ci sarà una crisi globale del sistema tale da farci avvitare in una spirale recessionista.

Anzi, qualche Stato potrebbe chiedere di spendere qualcosina in più fuori dal patto di stabilità per fronteggiare la crisi sanitaria (l’Italia oggi ha stanziato subito 5 milioni di euro), oppure la FED potrebbe proseguire con il ribasso dei tassi di interesse, visto che in fasi di alta volatilità non conviene restringere i cordoni della politica monetaria.

E quindi forse, alla fine dell’epidemia e dopo qualche correzione, le borse potranno ripartire più forti e veloci di prima.

Ma sono solo supposizioni.

Mettere la mascherina al viso, quindi, e includere il rischio di coda nel disegno dei portafogli, ma rimanere costruttivi sullo scenario di fondo, che è un po’ quello che stiamo dicendo da un po’ di tempo a questa parte, virus o no.


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