L'asset allocation di un portafoglio riflette gli obiettivi e la propensione al rischio di un investitore: nel tempo, un portafoglio può assumere esposizioni non coerenti con il rischio e il rendimento obiettivo dell'investitore, oppure si possono creare delle opportunità di mercato da cogliere: questi aspetti possono essere controllati con una strategia di ribilanciamento precisa e definita ex-ante, che possa guidare i comportamenti dell’investitore nel tempo.

Con questo articolo, vogliamo esaminare insieme i vantaggi del ribilanciamento, analizzare l'impatto delle diverse frequenze di riequilibrio ed evidenziare le strategie per ridurre al minimo i costi di riequilibrio.

Questo articolo nasce da un dubbio che i nostri parenti meno evoluti finanziariamente (tipo, una zia un po' vecchiotta) ci hanno inculcato.

Perchè i veri dubbi non ve li pongono gli "esperti" o chi la pensa come voi: i veri dubbi ve li pongono sempre i meno esperti e chi ha una visione del mondo diversa dalla vostra.

Di che dubbi parliamo?
Del fatto che i nostri parenti - sapendo che lavoriamo nel campo della finanza - ad ogni pranzo domenicale insieme ci continuano a ripetere sempre il solito mantra: "eeeh, ho sentito al TG che la borsa è crollata, non è un buon momento per investire, no?"

Quindi, ci siamo chiesti, considerato che la borsa americana ha segnato circa il 300% negli ultimi dieci anni e che i nostri clienti realizzano mediamente il 5-5,5% annuo di rendimento, da dove nasce questo bias cognitivo della zia?

La liquidità sul conto corrente diventa spesso una necessità (per spese future o per altre circostanze), che però espone il risparmiatore al rischio (specie per patrimoni sopra una certa soglia) bail-in nel caso in cui questa liquidità superi i cento mila euro. Allo stesso tempo, la liquidità sul conto corrente viene spesso accantonata per futuri investimenti o per sfruttare cali periodici del mercato in un’ottica di gestione “dinamica£ del portafoglio.

Se però questa liquidità è consistente (si pensi che per portafogli superiori al mezzo milioni di euro può tranquillamente superare i cento mila euro) espone nuovamente il risparmiatore al rischio bail-in.

Il mondo della finanza, a fine anni Novanta, è stato sconvolto da una serie di teorie che si contrapponevano al modo classico di costruire portafogli di investimento, «mescolando» solo azioni e obbligazioni sulla base della teoria di Markowitz e dell’investitore pienamente razionale.

Sicuramente anche tu hai potuto notare come i tuoi investimenti sono sempre stati gestiti dalle banche a cui ti sei affidato secondo questa logica, non trovando mai soddisfazione o riuscendo poche volte a raggiungere i tuoi obiettivi. Cose a cui sei abituato: ciononostante, hanno continuato a gestire i tuoi investimenti con lo stesso approccio di sempre, 60% azioni e 40% obbligazioni, oppure l’inverso, se eri «più avverso la rischio».

In quegli anni si cominciò a capire che il mito dell’investitore razionale era fasullo, che le persone reagiscono alle perdite in modo molto diverso che ai guadagni (Loss avversion), che miscelare solo azioni e bond era limitante e che l'investitore predilige approcciarsi ad un investimento «più dolce» e stabile nel tempo.

Quando la nostra banca ci offre un investimento del 4% netto annuo come possiamo capire se tale investimento sarà conveniente per noi?

Innanzitutto, dobbiamo avere ben chiaro in mente il nostro obiettivo: se è quello di raddoppiare il capitale in 9 anni, il 4% netto offerto dalla Banca non è l’investimento ideale.

Ecco che allora in nostro soccorso arriva la regola del 72. La “regola del 72” è una pratica comune utilizzata nella finanza per stimare rapidamente il numero di anni necessari per raddoppiare una somma di capitale, con un dato tasso d’interesse annuale, oppure per stimare il tasso d’interesse annuale che serve per raddoppiare una somma di denaro in un dato numero di anni.