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Mercati Emergenti: rischio eccessivo o opportunità d’investimento?

Con il termine mercati/economie emergenti s’intendono quelle economie in via di sviluppo il cui peso sull’economia Mondiale è in aumento e che, almeno in linea teorica, dovrebbero offrire dei multipli maggiori rispetto alle economie mature seppur sopportando rischi più accentuati.

Oggi le economie emergenti maggiormente considerate sono India, Russia, Brasile, Corea del Sud e soprattutto Cina anche se considerando la solidità e profondità di tale economia risulta quasi una forzatura definirla emergente.

Molto spesso l’investitore medio guarda a tali mercati con occhi sospettosi e preferisce investire la propria ricchezza in mercati domestici o comunque sviluppati con cui crede di aver più dimestichezza e confidenza.

Questo bias comportamentale viene chiamato “home bias” ossia un meccanismo distorsivo riguardante la diversificazione del portafoglio, sulla base della quale gli investitori sono portati a investire in titoli domestici o più in generale “famosi” sia per motivazioni legate alla localizzazione geografica o derivanti dall’illusione della conoscenza.


Punti di forza dei mercati emergenti

La crisi che stiamo attraversando generata dalla pandemia Globale in atto ha in qualche modo migliorato la percezione degli investitori riguardo le economie emergenti; paesi come Cina, India, Corea del Sud e altri hanno attraversato negli ultimi decenni periodi di riforme strutturali e istituzionali che hanno permesso loro di rispondere alla crisi odierna in maniera migliore con fondamenta robuste e maggiore flessibilità fiscale rispetto a quanto successo in passato e rispetto ad alcune economie Europee.

Inoltre sembra essere cambiata la natura dell’economie emergenti che hanno relativamente abbandonato la dipendenza dalla domanda estera per concentrarsi sui consumi interni e sviluppo tecnologico facendo notevoli passi in avanti a livello d’infrastrutture e sperimentando nuovi modelli di business come per esempio le Zone Economiche Speciali (ZES) ossia delle zone delimitate all’interno delle quali le attività economiche ed imprenditoriali sottostanno a un quadro normativo diverso rispetto a quello in vigore nella nazione di appartenenza.

Un ulteriore fattore di spinta per tali economie è la possibile svalutazione del dollaro causato dalle politiche ultra accomodanti della FED e una ripresa economica presumibilmente lenta e volatile che potrebbe favorire l’indebolimento del biglietto verde rispetto alle valute locali che, secondo una ricerca interna di T. Rowe Price, alla fine di settembre erano sottovalutate potenzialmente del 18%.  

In ultimo, non per importanza, è notizia di questi giorni la firma dell’accordo Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) tra i 10 Paesi dell’ASEAN (Paesi del sud-est Asiatico) più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda; l’accordo segna la nascita del blocco commerciale e d’investimento più grande al Mondo, circa il 30% del PIL Mondiale, che apre le porte a nuove prospettive di crescita e segnala ancora una volta la perdita di peso strategico da parte degli Stati Uniti nell’ area Asiatica.



Opportunità d’investimento

I mercati emergenti, se opportunamente inseriti in portafoglio, potrebbero generare vantaggi in termini di performance e diversificazione sia sul comparto azionario sia obbligazionario.

Per quanto riguarda il comparto azionario oggi sembra essere una blasfemia non destinare una percentuale, anche minima, in strumenti esposti in tali mercati.

Un indice che raccoglie società operanti nei paesi emergenti è MSCI Emerging Markets nel quale sono inclusi, tra gli altri, Paesi come la Cina (seconda economia Mondiale) e la Corea del Sud (PIL pro capite maggiore a quello Italiano); esso ha performato egregiamente negli ultimi anni anche se rallentato dalla recessione delle economie dell’America Latina.

Un’alternativa interessante è l’indice MSCI Emerging Markets Asia il quale investe esclusivamente in Paesi Asiatici offrendo un rendimento a un anno del 15,60%.

Vicino al “classico” azionario negli ultimi anni è cresciuto l’interesse intorno al comparto obbligazionario sia sul lato corporate sia governativo; infatti il contesto obbligazionario odierno con tassi sotto zero ha generato la cosiddetta “ricerca dei rendimenti” scoprendo un comparto finanziario che per la maggior parte degli investitori rappresenta un terreno inesplorato il quale offre ritorni molto difficili da trovare altrove e inoltre presentano una duration minore rispetto ai bond convenzionali per esempio a fine ottobre la duration media per le obbligazioni emergenti in valuta locale era di 5,3 anni, contro 7,1 per i Treasury USA e 8,6 per i Bund Tedeschi.

Inoltre per i motivi indicati in precedenza non è da escludere un apprezzamento delle valute locali rispetto alle cosiddette valute forti il quale ovviamente avrebbe ripercussioni positive su tali strumenti. In un contesto obbligazionario in cui è difficile trovare rendimento L’Emerging Markets Bond Index (EMBI) ossia quell’indice rappresentativo dell’investimento emergente corporate e governativo in valuta forte; esso è composto per metà da titoli investment grade ed offre un rendimento, in USD, circa del 6%.

In conclusione la gestione dei rischi geopolitici e la volatilità che caratterizzano le economie emergenti sono “normale amministrazione” per gli investitori che decidono di entrare in tali mercati con la speranza di essere ripagati da performance maggiori e dalla possibilità di diversificare ulteriormente il portafoglio non perdendo interessanti opportunità d’investimento.
L’investimento in mercati emergenti dovrebbe essere accompagnato da una view Globale in cui gli strumenti dovrebbero essere inseriti in portafoglio con attenzione e ponderazione seguendo un approccio di gestione ottimale del rischio cercando di ottenere dei vantaggi in termini di performance di portafoglio.

Dati questi fattori è giusto guardare a tali mercati con diffidenza o è opportuno modificare la view generale e cominciare a considerarli come una vera opportunità d’investimento?  

Raffaele Buonincontro
Raffaele Buonincontro
raffaelebuonincontro@virgilio.it