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Cosa sono e come si usano i Certificati d’investimento

I Certificati di Investimento, o più semplicemente Certificates, sono strumenti finanziari derivati, ovvero il loro prezzo non è determinato da un valore intrinseco (come per le azioni societarie), ma replica l’andamento di un indice.

L’indice è un paniere di beni (spesso azioni e/o obbligazioni, ma non solo) che ha un valore pari alla somma del prezzo dei beni che lo compongono. Per fare un esempio più concreto, si pensi al FTSE MIB. Questo replica l’andamento delle azioni delle 40 società italiane più grandi per capitalizzazione di mercato. Il variare del prezzo anche di una sola azione che compone il paniere, modificherà il valore dell’indice della variazione del prezzo dell’azione ponderata per il peso che questa ha sull’intero paniere. Il Certificato di Investimento seguirà gli aggiornamenti dell’indice con fedeltà assoluta.

Si precisa che l’indice sottostante al Certificato non deve essere necessariamente relativo ad un mercato geografico (come il FTSE MIB) ma può replicare anche l’andamento di materie prime, tassi di interesse, valute o addirittura panieri di indici, di fondi di investimento o di ETF.

In questo senso i Certificati di Investimento si presentano come uno strumento molto versatile, che consente la creazione di portafogli ben diversificati anche con una singola transazione, per altro potenzialmente di importo molto ridotto.

Ulteriore caratteristica di questi strumenti, infatti, è l’importo minimo di negoziazione, che può essere di €100 o in alcuni casi di €1000. In sostanza, è consentito l’accesso anche agli investitori alle prime armi, che in quanto tali, si approcciano ai mercati finanziari con importi generalmente minimi così da “testare il territorio”.

Vantaggi e svantaggi dei certificati

Gli investitori più esperti non rileveranno particolari benefici rispetto ai più conosciuti ETF e Fondi Comuni di Investimento per le caratteristiche sin qui illustrate. Ebbene esiste un’altra peculiarità di questi che li rende altamente appetibili rispetto agli strumenti precedentemente illustrati: i vantaggi fiscali. I rendimenti dei Certificati di Investimento, infatti, sono considerati, secondo la legislazione italiana di riferimento, come redditi diversi. Ciò implica che nel caso si sopportino delle minusvalenze dall’investimento, queste potranno essere dedotte fiscalmente dall’imponibile dei 4 anni successivi. Per rendere concreto tale beneficio, nella seguente tabella sono riportati due scenari: il primo attraverso Certificati di Investimento, il secondo tramite ETF o Fondi Comuni di Investimento.




Dove:

  • Valore dell’investimento = (Valore investimento dell’esercizio precedente – Imposte)*(1+Rendimento dell’esercizio);
  • Plus/minusvalenza = Valore investimento netto – Valore investimento netto dell’esercizio precedente;
  • Reddito imponibile:
    • Se Minusvalenza ® reddito imponibile = 0;
    • Se Plusvalenza in ETF o Fondi ® Plusvalenza ;
    • Se Plusvalenza in Certificates ®(Plusvalenza – Minusvalenze dei 4 esercizi precedenti);
  • Imposte = Reddito imponibile * Aliquota Fiscale;
  • Utile Effettivo = Plusvalenza – Imposte;
  • Totale = Capitale Iniziale + Utile (Perdita) effettivo di tutti gli esercizi precedenti;
  • Si precisa che, negli scenari considerati, le imposte vengano pagate con il capitale investito, per cui il rendimento è calcolato sul valore del capitale dell’esercizio precedente, depauperato delle imposte dovute.

Nella tabella riportata si illustrano due scenari a parità di rendimento annuo, di imposizione fiscale e di capitale investito (1000€).

Il primo anno, in cui la performance dell’investimento è negativa, non si riscontrano differenze nei valori tra i due scenari. Nello scenario 1, tuttavia, l’investitore vedrebbe un’imposizione fiscale nulla anche nel secondo anno, e ridotta nel terzo, per via dei benefici fiscali. Questo effetto consente di accumulare maggiore capitale sul quale calcolare i rendimenti degli anni successivi, per cui, anche esaurito il beneficio fiscale, negli ultimi due anni il guadagno totale effettivo cresce più rapidamente. Si noti anche che, sebbene in un’analisi di scenario più prolungata i rendimenti effettivi degli investimenti (TIR) tendano a convergere, nell’arco temporale considerato la differenza è evidente: anche non svolgendo i calcoli, il guadagno totale nel primo scenario è quasi doppio del secondo.

Quest’ultima considerazione, insieme ai costi di transazione e di gestione molto ridotti, rendono i Certificati di investimento adatti anche ad investitori dagli orizzonti temporali ravvicinati.

Al pari di ETF e Fondi Comuni di Investimento, i Certificates sono spesso quotati sui mercati finanziari, per cui il vostro broker (es.Fineco o DeGiro) ne garantirà la liquidità, ovvero la possibilità di acquistare o vendere titoli in qualsiasi momento durante gli orari di apertura dei mercati.

Esistono, tuttavia, alcuni tipi di Certificati di Investimento che non sono quotati. In tal caso la liquidità è garantita dall’emittente, generalmente grandi istituti bancari. In tal caso, è da tenere in considerazione l’esposizione ad un ulteriore rischio: il rischio di emittente. Infatti, nel casso in cui il soggetto emittente fallisca vedreste perdere l’intero ammontare del capitale investito.

Si precisa che, generalmente, i Certificates hanno una durata prestabilita, seppur esistono, in via del tutto eccezionale, alcune tipologie che non prevedono alcuna scadenza. La garanzia di liquidità è dunque fondamentale qualora si voglia disinvestire prima della scadenza del titolo.


Certificati a protezione del capitale

Infine, caratteristica tra le più importanti dei Certificates è la possibilità di protezione da eventuali ribassi del sottostante. La scelta dell’investimento, in base alle proprie preferenze rischio-rendimento, deve tenere in considerazione, quindi, anche delle diverse tipologie di protezione offerte:

  • Certificates a capitale protetto. Nel caso di detenzione del titolo (o dei titoli) fino a scadenza, il capitale investito è totalmente rimborsato a prescindere dall’andamento del sottostante. La protezione dai ribassi è tuttavia condizionata al verificarsi di particolari eventi prestabiliti all’emissione del titolo;
  • Certificates a capitale condizionatamente protetto. Nel caso di deprezzamento del sottostante la perdita è parzialmente rimborsata, purché non si verifichino particolari condizioni stabilite all’emissione del titolo;
  • Certificates a capitale non protetto. Non è presente alcun tipo di protezione da eventuali perdite, seppur esistono alcune tipologie di Certificates che replicano le variazioni del sottostante più (o meno) che proporzionalmente (Certificates a leva, altamente sconsigliati ai non esperti).

Gli eventi precedentemente citati nelle forme di protezione sono esplicitati all’emissione nella definizione della “barriera”. Generalmente questa definisce il deprezzamento massimo del sottostante, oltre il quale decade la garanzia del capitale. Quando ciò si verifica il rendimento dell’investimento replicherà fedelmente l’andamento del sottostante.

Si precisa che le forme di protezione hanno un costo che può impattare significativamente sul rendimento.

Per concludere, si riportano, per completezza di trattazione dell’argomento, le due diverse tipologie di barriera al quale è necessario fare molta attenzione:

  • La barriera continua (o americana) prevede la perdita della garanzia qualora la soglia massima sia raggiunta anche una sola volta. Nel caso in cui il sottostante si sia deprezzato oltre tale valore, anche se alla scadenza il suo prezzo sia superiore (ma comunque minore del prezzo di acquisto) la garanzia non potrà essere esercitata.
  • La barriera discreta (o europea) prevede invece che la garanzia sia valida purché esclusivamente al momento della scadenza il deprezzamento del sottostante abbia superato il valore predefinito, ignorando, quindi, il valore del sottostante durante tutto il periodo precedente.
Carlo Serlenga
Carlo Serlenga
Carlo.serlenga@gmail.com