Privacy Policy Cookie Policy Quanto il nuovo vaccino influenzerà le borse | Investimento Custodito

Quanto il nuovo vaccino influenzerà le borse

Quanto il nuovo vaccino influenzerà le borse

L’annuncio dell’efficacia di un vaccino della società farmaceutica statunitense Pfizer, in collaborazione con Biontech, pubblicato lunedì scorso, ha spinto verso l’alto tutte le borse. Dai dati pubblicati dalla casa farmaceutica, sembra che il vaccino abbia una percentuale di successo superiore al 90%: un ottimo risultato sembrerebbe, come commentato dalla Comunità Scientifica. Ma come cambia lo scenario sulle borse?

Usiamo il condizionale «sembrerebbe» in quanto ancora ci dobbiamo limitare all’analisi del comunicato stampa delle aziende promotrici e poiché non è ancora presente uno studio scientifico su cui approfondire i dati, in quanto la fase di sperimentazione, benché in fase avanzata, deve ancora terminare.

Nonostante questo, è un’ottima notizia.

La notizia, arrivata nel primo pomeriggio, ha aumentato ancor di più il sentiment positivo dei mercati successivo alla, ormai certa, vittoria di Biden alla Casa Bianca.

I futures di Wall Street si sono mossi allo stesso modo, ma durante la giornata di contrattazioni, l’indice S&P 500 ha ottenuto un misero 1% circa e il Nasdaq è finito in territorio negativo.

Dobbiamo fare, però una precisazione importante: giornate come queste, sia in positivo, sia in negativo, sono dettate dal fatto che il mercato non si aspettava l’evento che ha causato i movimenti bruschi.

In questo caso i primi risultati positivi del vaccino erano attesi ad inizio 2021: ergo, la notizia non era attesa e scontata nei prezzi (Teoria dell’efficienza semi-forte) e il suo rilascio ha dato forza alla risalita corale.



 

Perché ci sono stati risultati così discrepanti tra Europa e USA?

Con l’avvento del vaccino, i mercati si aspettano che le persone possano tornare ad uscire e a vivere come prima della pandemia, o meglio, che siano in grado di farlo prima del previsto.

Se ricordate, non tutte le aziende sono state danneggiate dalla pandemia.

L’esempio più importante è Zoom, per non parlare di Netflix, Facebook, Amazon, Apple e così via.

Questa categoria di azioni è stata denominata “stay-at-home stocks”, nome che rende bene l’idea di quale fosse il loro vantaggio competitivo derivante dall’avvento della pandemia.

Pensando proprio al nome, il vaccino consentirà di non stare più a casa e, molto semplicemente, queste società perderanno un vantaggio non da poco: le stay-at-home stocks hanno un peso importante nell’indice S&P 500 e soprattutto nel Nasdaq, anche perché sono quelle che sono cresciute di più in questa pandemia.



Considerato ciò, il mercato ha fortemente scaricato questi titoli, dato che ci si attende, verosimilmente, una contrazione di ricavi, o quantomeno, una crescita non più astronomica col ritorno alla vita normale (si pensi ad esempio a Zoom).

 Zoom ha perso il 17% circa, Netflix l’8% e così via.

Ecco il motivo per cui gli indici americani non hanno performato come quelli europei.

Invece, le società che sono cresciute molto sono quelle che beneficeranno del ritorno alla normalità: settore industriali, centri commerciali, trasporti, viaggi.
Per fare un esempio, Carnival, gruppo crocieristico, ha guadagnato qualcosa come il 40% nella giornata di lunedì.


Petrolio e Oro

Introducendo il discorso trasporti, possiamo parlare della materia prima regina di questo settore.

Il ragionamento è sempre lo stesso. Più movimenti, più attività obbligano aerei, auto, bus ad acquistare più carburante (petrolio). Con l’aumento della domanda, il prezzo aumenta ed ecco perché il petrolio si è riportato a quota 40$.

Passiamo dall’oro nero, all’oro giallo. Il bene rifugio per eccellenza non ha passato un buon lunedì, -5%.
Molti, infatti, si sono chiesti perché mai l’oro abbia subito questa grande perdita.

Come forse avrete notato, ci piace spiegare le cose partendo dal loro nome, o meglio da come sono state definite.

L’oro è un bene rifugio e lo è stato soprattutto durante un momento critico, perché volevamo proteggerci, “rifugiandoci” in un bene a cui tutti attribuiscono un valore reale.
Con il vaccino e il progressivo ritorno alla normalità, non è più utile “rifugiarsi” nell’oro ed ecco perché la domanda di oro è calata molto.

Per chi non lo sapesse, per “rifugio” si intende che gli investitori, le persone in generale attribuiscono all’oro un valore reale, non nominale. Alle nostre banconote, invece, attribuiamo un valore nominale, 5€, 10€ e così via. Per questo motivo, questa tipologia di beni tende a non perdere il proprio valore nel tempo con un incremento generale dei prezzi.





Ed infatti, il ritorno alla normalità potrebbe anche anticipare un ritorno alle normali politiche monetarie delle banche centrali, mettendo quindi un freno alla galoppante svalutazione monetaria che in questi anni ha imperversato (e contro cui l’oro ha difeso gli investitori).

Ma questo scenario è tutt’altro che certo, anche con un ritorno alla normalità.


Nel lungo periodo cosa succederà?

Questi movimenti così repentini nel breve periodo non cambiano per niente quello che è il nostro sentiment per il lungo periodo.

Il mercato, come tutti d’altronde, ritenevano scontato l’arrivo di un vaccino ma non ci si aspettava che arrivasse così presto.

Quindi, i settori che prima della pandemia erano in crescita, che grazie al virus hanno ottenuto una spinta in più, con l’arrivo del vaccino continueranno a crescere nel lungo periodo (es. settore ecommerce), forse a tassi minori, ma comunque a tassi positivi: inoltre, questi eventi è probabile che possano aver modificato le abitudini di acquisto e consumo delle persone e non è detto che i titoli tech perderanno questo vantaggio competitivo acquisito.

Già da anni ci si stava spostando verso gli acquisti online e la pandemia non ha che accelerato questo processo: anche se con il ritorno alla normalità si acquisterà di meno online, è probabile che nel lungo periodo il trend continuerà a crescere.

Per fare, invece, un esempio negativo, invece, l’uso del petrolio era in calo negli ultimi anni, poiché l’utilizzo di energie rinnovabili era sempre più forte.

La pesante epidemia ha messo in crisi il settore petrolifero. È vero che nel breve periodo ci aspetta che il petrolio venga usato maggiormente e la sua domanda possa ri-aumentare, ma con il passare degli anni ci si aspetta comunque  che il petrolio non sia più la fonte di energia più importante al mondo.

Luca Gherlone

Suspendisse ultricies ultrices viverra. Morbi rhoncus laoreet tincidunt mauris interdum convallis metus suspendiss lacus est.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *