Privacy Policy Cookie Policy La tecnica del Value Averaging per il tuo PAC | Investimento Custodito

La tecnica del Value Averaging per il tuo PAC

La tecnica del Value Averaging per il tuo PAC

Investire nei mercati, soprattutto quando regna l’incertezza, è per alcuni molto dispendioso non tanto economicamente, quanto invece emotivamente: ecco perchè molti consulenti consigliano ai propri clienti di farlo attraverso un «tranquillo PAC». Ma accanto al classico accumulo costante, può essere costruita una tecnica alternativa più interessante.

Il concetto di ‘cost averaging’ dovrebbe essere chiaro ai nostri lettori, ne abbiamo parlato in questo articolo.

Riassumendo al massimo, potremmo dire che è un metodo di investimento basato sull’acquisto periodico di quote di investimento a un importo costante (per esempio, 200 euro ogni mese). Il vantaggio dovrebbe essere quello di «mediare i prezzi», abbassando i prezzi medi di carico degli acquisti e ottenendo un vantaggio dalla classica volatilità del mercato, che invece è sempre percepita come uno svantaggio.



Il termine «Cost Averaging» deriva proprio dal fatto che si riesce in questo modo a mediare il prezzo/costo di acquisto dello strumento finanziario attraverso cui si costruisce il PAC.

Una variante del Cost Averaging è il metodo del Value Averaging inventato negli anni ’80 da un docente di Harvard, Michael Edleson. Il ‘value averaging’ definisce quale somma di denaro investire ogni mese in base ai movimenti di mercato e con un timing opportuno: la somma è maggiore quando il mercato scende e più bassa quando il mercato sale.


Il Value Averaging

Il vantaggio di questo metodo è di consentire all’investitore di ottenere dei prezzi di carico (controvalori) inferiori rispetto al metodo classico in qualunque situazione di mercato (che sia rialzista, ribassista o laterale). L’obiettivo finale è acquistare costantemente più quote a un costo medio inferiore.

In un certo senso, il Value Averaging non è una variante del Cost Averaging, quanto invece un suo potenziamento.

Facciamo un esempio per capire meglio.

Nel classico PAC, l’investitore decide di accumulare quote di denaro costanti, indipendentemente dall’andamento del mercato: ipotizzando di accumulare 300 euro al mese, le quote acquistate dello strumento finanziario attraverso cui faremo il nostro PAC dipenderanno dal prezzo, che ovviamente varia.

Partiamo con la simulazione di un Piano di Accumulo del Capitale Cost Averaging e di varie tipologie di Value Averaging su una serie storica reale, appartenente ad un ETF sullo S&P500. Investendo 300 euro al mese ogni mese su un semplice ETF che replica lo S&P500, in dieci anni potremmo aver accumulato, insieme alla performance cumulata, 71.238,17 euro.




Il Value Averaging definisce quale somma di denaro investire ogni mese in base ai movimenti di mercato e con un timing opportuno: la somma è maggiore quando il mercato scende e più bassa quando il mercato sale.

Attenzione, perché anticipo subito come questa strategia possa essere ben più performante della precedente (ad esempio, ampliare il gain visto nl grafico sopra e portarlo anche a 85.000 euro), ma non è automatizzabile (se non con strumenti molto costosi) e presuppone comunque – per i motivi che vedrai a breve – una disponibilità di capitale maggiore.




Il vantaggio di questo metodo è di consentire all’investitore di ottenere dei prezzi di carico (controvalori) inferiori rispetto al metodo classico in qualunque situazione di mercato (che sia rialzista, ribassista o laterale). L’obiettivo finale è acquistare costantemente più quote a costo medio inferiore.

In un certo senso, il Value Averaging non è una variante del Cost Averaging, quanto invece un suo potenziamento. Ipotizziamo di voler accantonare circa 1.000 euro al mese: il Value Averaging presuppone non un importo fisso di capitale, bensì un obiettivo fisso ad ogni fine periodo.

Ad esempio, se volessi accantonare 1.000 euro mensili, alla fine di ogni periodo n, mi dovrei ritrovare con n X 1.000. Vediamo la seguente tabella per capire meglio il suo meccanismo.



Come detto, il nostro obiettivo è accumulare 1.000 euro mensili, pertanto ad ogni fine mese n ci troveremo con n X 1.000: ad esempio, alla fine del sesto mese (n=6) il nostro obiettivo è raggiungere (6 x 1.000 =) 6.000 €. Succederà quindi che:

  • se alla fine del periodo, il nostro patrimonio è inferiore all’obiettivo, integreremo gli investimenti;
  • se alla fine del periodo, il nostro patrimonio è superiore all’obiettivo, ridurremo gli investimenti.

Il primo periodo dovremmo integrare i nostri investimenti per raggiungere nuovamente il valore di 1.000: quindi, dovremo investire 1.000 + 100. La stessa cosa succede nel secondo periodo: il nostro capitale (1.888) è inferiore a quanto previsto (2.000) e quindi dovremo investire maggiormente per coprire la nostra perdita. Tutto ciò cambia quando il mercato cresce, quando invece andremo ad investire meno.

Attenzione perchè il Value Averaging potrebbe prevedere il paradosso non soltanto di non dover investire in un dato mese (se il capitale obiettivo viene ad esempio raggiunto solo con la plusvalenza) ma addirittura di dover «vendere» in alcune fasi di alta euforia.

Ecco perchè esistono due varianti del Value Averaging:

  • Value Averaging No Sell, in cui questa eventualità non è prevista
  • Value Averaging Sell, in cui si prevede addirittura di vendere e realizzare plusvalenze sotto determinate ipotesi.



Prendo a prestito questa simulazione condotta sul fondo Raiffeisen Azionario Globale VT condotta da Dedalo Investing per mostrare le differenza tra Cost averaging e Value Averaging, ipotizzando di accantonare 300,00 mensili.





Come già detto e come queste simulazioni possono mostrarci, la tecnica del Value Averaging ha il vantaggio di essere più efficiente rispetto ai classici PAC e ha degli effetti benefici dal punto di vista psicologico sull’investitore.

Presenta però lo svantaggio della necessità di continue attenzioni e costanza nella gestione del denaro (non può essere impiegata in maniera automatizzata) per tutta la durata del piano di investimento.

Gabriele Galletta
Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.

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2 commenti

matteo

Ciao questo tipo di Pac potrebbe essere equiparato anche al mediare il prezzo di una singola azione (ovviamente parliamo di azioni solide e non a rischio fallimento dove il tagliare il prezzo potrebbe equivalere a buttare via del denaro dopo avere già perso quello relativo all’acquisto dell’azione stessa) ? Mio esempio con saipem in carico a 2,10 se taglio a 1,30 la stessa quantità acquistata il prezzo medio mi scende 1,70 e farei molto prima a tornare in pari e sperare in un futuro guadagno ? Grazie

    Gabriele Galletta

    Teoricamente la tecnica del V.A. (Value Averaging) può essere applicata a qualsiasi strumento finanziario obiettivo, su cui si vogliono investire quote di capitale: sconsigliamo comunque di utilizzare azioni e applicare il V.A. a questi casi, per numerosi fattori diversi che renderebbero meno efficiente l’accumulo.

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