Privacy Policy Cookie Policy Quanto rende veramente il mercato azionario? | Investimento Custodito

Quanto rende veramente il mercato azionario?

Quanto rende veramente il mercato azionario?

Il mercato azionario è il mezzo per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti, diceva Warren Buffet. E mai migliore frase fu azzeccata per capire come valutare i rendimenti e i ritorni del mercato azionario. Ma quanto rende veramente investire in azioni?

Proviamo a capirlo con qualche info-grafica e qualche dato.

Tra la gente comune, l’investimento azionario evoca scenari apocalittici e pessimismo. Quando pensiamo alle azioni infatti ci ritornano subito a mente i crolli azionari delle borse e la paura di perdere tutti i nostri risparmi faticosamente guadagnati. In realtà, storicamente nessun investimento è stato in grado di generare così tanta ricchezza come le azioni.

La ragione di ciò, anche se ancora molti stentano a comprenderlo, è che la fonte dello sviluppo di un’economia sono le aziende. E le azioni, essendo parte di esse e del loro capitale, altro non fanno che seguire a ruota i progressi e gli sviluppi delle aziende stesse.

A guidare il progresso non possono essere case, metalli, Stati o altri: sono le aziende che, crescendo e sviluppandosi, guidano il progresso. E’ per questo che le azioni sono le tra le assets class quelle che restituiranno sempre maggiori rendimenti, in archi temporali sufficientemente lunghi.

Per dimostrarvelo, vi faremo vedere alcuni dati chiave che riguardano i rendimenti storici del mercato azionario degli Stati Uniti. La scelta del mercato azionario americano non è casuale: gli Stati Uniti da soli rappresentano circa il 50% del mercato azionario globale e la disponibilità di dati risale al 1872. Quasi 150 anni di storia.

Inoltre, qualcuno potrebbe obiettare che la nostra analisi sia viziata dal “bias dello specchietto retrovisore“, ovvero di essere influenzati dai rendimenti storici, pensando che questi si ripetano con costanza anche in futuro, e di puntare quindi ancora sull’America anche per i prossimi cinquant’anni, quando non è invece detto che l’america stessa rimanga la superpotenza mondiale che conosciamo anche per i prossimi cinquant’anni: tralasciando il fenomeno della reversion to mean, tipica dei mercati, questo problema può essere superato come spesso insegniamo ai nostri clienti, ovvero di focalizzarsi su indici azionari globali ed evitando a monte il rischio paese.

Tanto, un ETF su un indice globale terrà al suo interno sempre “i più grandi paesi del mondo” e oggi è composto principalmente da azioni americane.

I rendimenti dello S&P500

La figura in basso riporta i rendimenti annualizzati dell’indice azionario americano (S&P500) per 4 differenti orizzonti temporali: 1 anno, 5 anni, 10 anni e 20 anni. Ogni barra rappresenta il rendimento annuale medio che un investitore avrebbe realizzato in base all’orizzonte temporale prescelto.

Quando la barra è colorata in verde, allora il rendimento nell’arco del periodo è stato positivo, al contrario la barra rossa indica un rendimento negativo. Facciamo un esempio. Una barra verde pari al 10% su un orizzonte di 10 anni, significa che considerando il decennio precedente, un investimento avrebbe reso mediamente il 10% ogni anno.

In soldoni, investendo un capitale di 1000 dollari al 10% all’anno per 10 anni, il valore finale dell’investimento è di 2593 dollari.



Come si può facilmente notare, assumendo la vista ad 1 anno circa un terzo delle barre è di color rosso. In 145 anni, per 47 volte (32%) l’indice azionario americano ha chiuso l’anno in negativo.

Spostandoci verso orizzonti più lunghi (a 5 e a 10 anni), le barre rosse diminuiscono per scomparire definitivamente sull’orizzonte a 20 anni. Detto in altri termini, prendendo un orizzonte di 20 anni a caso dal 1872 a oggi, un investitore non avrebbe mai perso soldi investendo in azioni americane.

Che conclusioni trarre?

Da ciò ne derivano importanti conseguenze, ovvero che il rischio è qualcosa che ha a che fare con l’orizzonte temporale dell’investitore: se il rischio di un investimento è di perdere denaro (occhio a non confondere rischio e volatilità, perchè NON sono la stessa cosa) l’investimento azionario è l’investimento meno rischioso in assoluto per lunghi tempi d’investimento.

Dovremmo sostanzialmente riscrivere i libri di storia e economia, sulla base di questo assunto: il problema sta nel fatto che si è sempre confuso il rischio con la volatlità, quando invece la volatilità è solo il prezzo che si paga per avere mercati aperti tutti i giorni. Il rischio è tutt’altro.

Torniamo ai rendimenti del mercato azionario.

Nell’analisi a 5 annile barre rosse sono 29 e cioè il 20% di tutto il periodo considerato. Nel quinquennio peggiore (1916-1920) l’investimento in azioni americane ha realizzato una performance negativa del -46,5%. Nel quinquennio migliore (1924-1928) invece il mercato azionario americano ha reso il 250%. Se però facciamo una media di tutti i risultati ottenuti su un orizzonte a 5 anni, il rendimento è stato del 46,7%.

Spostandoci a 10 anni, le barre rosse scendono a 14 e costituiscono il 10% del periodo analizzato. Nel decennio peggiore, il rendimento minimo sale al -34,5% (dal 1911 al 1920) e in quello migliore aumenta il rendimento massimo al +407% (dal 1950 al 1959). Per lo stesso discorso fatto prima, con un orizzonte temporale a 10 anni, le azioni americane avrebbero reso in media il 108%.

A 20 anni, come già detto prima, tutti i periodi hanno mostrato performance positive. Il peggiore (1963-1982) ha generato un rendimento positivo del 35%, mentre il migliore (1980-1999) ha mostrato un guadagno complessivo del 1144%!

È risaputo che una correzione del mercato o un crollo può verificarsi in qualsiasi momento, ma qualora dovesse avvenire non bisogna farsi prendere dal panico. Le azioni sono state e rimangono lo strumento di investimento migliore per generare ricchezza nel tempo.

Certo è che non bisogna mai dimenticare che non tutti sopportano la volatilità di breve periodo, il “rumore” giornaliero della borsa, e che si rischia seriamente di buttare alle ortiche anni e anni di sacrifici sol perchè uno smottamento di breve termine ci ha messo troppa paura:ecco perchè nel mercato azionario, come spesso insegniamo, si investe per gradi, prevedendo sempre di avere in mano “beni rifugio” e comprando azioni o a periodi cadenzati e regolari (il classico PAC) oppure quando i mercati scendono oltre una certa soglia prefissata ex-ante. Come facciamo coi nostri investitori da quando siamo nati.

Pietro Follia

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