Privacy Policy Cookie Policy Come funzionano i certificati d'investimento | Investimento Custodito

Come funzionano i certificati d’investimento

Come funzionano i certificati d’investimento

Per capire più da vicino come funzionano i certificati, oggi parleremo degli Autocallables Certificates, strumenti derivati cartolarizzati emessi principalmente dalle banche e poi garantiti da un Market Maker.

Essi vengono scambiati in un mercato dedicato chiamato SeDex.

Nella pratica sono prodotti costituiti da strategie in opzioni, che permettono all’investitore di beneficiare, in base alle diverse situazioni, di una protezione dai ribassi dell’attività finanziaria sottostante e di un flusso di cedole periodico.

Gli Autocallables Certificates si distinguono dagli altri Certificati poiché permettono all’emittente di terminare il contratto prima della data di scadenza nel momento in cui si verificano le condizioni prestabilite.

Prendiamo in considerazione il prodotto emesso da Unicredit “Cash Collect Autocallable su Ferrari”, emblema di  Autocallables Certificates, e  capiamo com’è formulato il prodotto per l’investitore: egli sottoscrive un contratto dal valore nominale di € 1.000, con una scadenza di 4 anni e tramite questo l’emittente paga all’investitore una cedola mensile per un totale del 8,04% annuo solo nel momento in cui si verifica che il valore dell’azione sottostante si trovi tra il 0% e il -30%.

E’ uno strumento che quindi ci permette d proteggerci da eventuali cali di borsa, come detto.

Quindi nel caso in cui l’investitore abbia sottoscritto un contratto dal valore nominale di € 1.000 e il valore dell’azione di Ferrari, se con al momento del fixing si trova nel range di valori prestabilito, il sottoscrittore riceverà cedole mensili fino alla scadenza del contratto per un totale di rendimento dell’8,04% annuo, quindi 6,7 € / mese.

Invece, nel caso in cui il valore dell’azione sottostante scenda sotto il 70% della misurazione iniziale, la cedola mensile non verrà pagata all’investitore fino al fixing successivo. Questo meccanismo è previsto dalla famosa «barriera» dei certificati più comuni sul mercato.

Se invece il valore dell’azione sottostante nel momento dell’osservazione è superiore allo 0% della lettura iniziale, allora il contratto termina e il sottoscrittore riceverà il 100% del valore nominale oltre a un’eventuale cedola, se prevista dal contratto.

Se il contratto dovesse giungere a termine, 4 anni nel caso dell’esempio precedente, e se l’azione si trova oltre il 70% del valore della lettura iniziale, all’investitore verrà liquidato il 100% del capitale iniziale. Invece verrà liquidato il valore sul mercato secondario del Certificato nel caso in cui si trovi sotto il 70% del valore iniziale dell’azione presa in considerazione (sotto quindi la barriera).

Dal lato bancario questi tipi di contratti sono ottimi per l’emittente poiché sono utilizzati come coperture nelle procedure di risk management. In questo caso infatti Unicredit trasferisce il rischio di una forte depressione dell’azione o dell’indice sottostante ai singoli investitori che sottoscrivono il Certificato.

Dal punto di vista dell’investitore gli Autocallables Certificates permettono di avere un alto rendimento nel breve periodo con un’esposizione al rischio moderata, più bassa se il paniere è un indice e più alta se è un’azione.

Il sottoscrittore deve tener conto che, nel caso in cui l’azione o l’indice sottostante stia per gran parte della durata del contratto sotto la soglia minima per il pagamento della cedola (-30% in questo caso), troverà il suo capitale “bloccato” in un contratto senza rendimento e esponendosi al cosiddetto “Opportunity Risk“.

Da un lato puramente fiscale, i certificati invece permettono spesso di ottimizzare il carico fiscale dell’investitore: a differenza di tutti gli altri strumenti in circolazione, le cedole dei certificati non sono considerati redditi di capitale, ma redditi diversi (vista la loro aleatorietà) e permettono quindi di compensare minus pregresse.

Che ad esempio plusvalenze su fondi e ETF non possono compensare.

Guardiamo ora 3 possibili scenari nei quali potremmo imbatterci sottoscrivendo uno di questi Certificati:





Dopo che tutti i contratti sono stati sottoscritti abbiamo il fixing del valore iniziale (€100) e viene posto il limite a -30% (€70), dopodiché avremo il pagamento delle cedole per i primi due mesi, mentre, per il terzo, prima del pagamento della cedola corrispondente ci sarà la rilettura del valore che in questo caso, essendo salita sopra € 100, vedrà uno scadere anticipato dei contratti e la liquidazione al 100% del capitale che prende il nome di “capitale garantito”.






Vediamo come in questo caso invece il valore dell’azione o indice sottostante non superi mai € 100: questo significa che il contratto verrà portato alla sua scadenza naturale e il continuo pagamento delle cedole mensili, esclusi i mesi compresi fra il 22esimo e il 25esimo e nel quarantaseiesimo e quarantasettesimo mese, dove la lettura del valore risulta sotto la soglia minima -30% (€70). Al 48esimo mese il valore rimane al di sotto della soglia minima e quindi all’investitore non verrà liquidato il 100% del capitale, ma il valore di mercato del Certificato.





In questo caso ci troviamo invece nella situazione ideale (dal lato dell’utilizzo del certificato): il valore rimane sempre sotto quello iniziale, con durata del contratto fino alla sua scadenza naturale e con il pagamento di quasi tutte le cedole mensili, escluse quelle del ventiquattresimo e venticinquesimo mese. Alla scadenza il valore sottostante dell’azione sarà superiore alla soglia minima (€70) con conseguenza la liquidazione del 100% del capitale investito.



di Pietro Marco Follia
Portfolio and client Assistant

Pietro Follia

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