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Trading nel breve periodo? Anche la scienza ti dice come sia impossibile

Trading nel breve periodo? Anche la scienza ti dice come sia impossibile

Warren Buffett, che sempre viene citato da presunti investitori alle prime armi (salvo mai seguire le strada che il buon Warren ha già tracciato) suole spesso sottolineare come le tue strategie di investimento devono essere semplici, per essere efficaci.

(Efficaci nel senso di farti rendere il capitale).

Quanto più complesse diventano e quanto più cominciano a diventare dipendenti da una serie di variabili infinite, tanto più rischiano di fallire sotto i colpi continui del mercato e della sua volatilità: alla fine, il segreto è sempre quello di sbagliare meno, nel lungo periodo.

Ciononostante, sono ancora in molti a credere alla favola del trading nel breve periodo, all’analisi tecnica, ai gain di dieci punti percentuali in un giorno, vendendo e comprando webinar che ti insegnano a tracciare linee e curve sui grafici (un corso per geometri, in sostanza). Quando ormai qualsiasi paper scientifico scia sulla materia mostri come oggi fare trading con profitto nel breve termine sia impossibile.

Per dimostrare quanto detto, potremmo parlare di tante diverse ricerche in materia e tantissimi aspetti che mostrano come tutte quelle pratiche che si vendono ai “corsi per traders” non alcun fondamento scientifico: trend following, market timing, short squeeze, pumping sono tutte tecniche molto facili da vendere, ma con una base scientifica nulla.

Sapete che noi siamo fautori e seguaci dell’approccio alla finanza e alla costruzione dei portafogli nota come “All Weather Portfolio”, che si contrappone alla teoria markowitiziana dominante in finanza (il CAPM e il modella della Security Market Line): per scegliere questo approccio per i nostri investimenti ci siamo basati su ricerche e paper scientifici approfonditi, che abbiamo cercato di condensare qua.

A partire dai lavori di Harry Browne dei primi anni settanta-ottanta, fino alle ricerche più approfondite di Hamish Anderson, Ben Marshall e Jia Miao. Le strategie di trading che provano invece a vendere con webinars di gente che, non sapendo tirare su un gain, si cimentano nell’indicare le vie del successo agli altri, non hanno alcuna base scientifica e, anzi, sono sconfessati da altri papers.


Trading on news

Oggi proviamo a sconfessare il trading on news, basato sul’idea di prendere posizione sui mercati in attesa – quindi prima – che escano news macro (normalmente calendarizzate) oppure nel prendere posizione nel momento esatto in cui venga rilasciata, su qualsiasi medium, una qualsiasi notizia reputata price sensitive rispetto ad un qualsiasi asset.

Ad esempio, se sappiamo che oggi verrà rilasciato il dato sull’occupazione USA e ci attendiamo un dato migliore delle aspettative, potremmo pensare di posizionarci long sul mercato e attendere il release della notizia. Ovviamente in questo caso rischieremmo di perdere soldi se poi il dato fosse peggiore delle aspettative (trasformando tutto in una becera scommessa).

L’idea sarebbe quindi quella, come molti webinars insegnano (o provano ad insegnare) o di manipolare un po’ il book di negoziazione («basta mettere due ordini per fare profitti certi: uno in vendita ed uno in acquisto. Eseguito l’uno, si cancella l’altro») oppure di posizionarsi sul mercato appena la notizia viene pubblicata.

Ovviamente per fare questo giochetto servono sia un trading system, che lo faccia automaticamente, che una velocità di esecuzione molto alta.

Il problema è che se anche fosse stato possibile venti anni fa, con i primi pc, oggi con la diffusione degli High Frequency Traders (HFT) e la loro manipolazione del mercato, questo gioco oggi è sostanzialmente impossibile da condurre per i comuni mortali.

Hasbrouck and Saar (2013) and Scholtus and van Dijk (2012), con il paper “Speed, algorithmic trading, and market quality around macroeconomic news announcements”, hanno dimostrato che i traders più veloci riescono a prendere posizione entro 5 millisecondi, calcolati dal momento esatto in cui la notizia giunge al mercato.

Quelli meno veloci riescono invece a prendere posizione in un lasso compreso tra i 50 ed i 150 millisecondi.

Sempre Scholtus and van Dijk (2012) hanno poi dimostrato come la trading speed condizioni fortemente l’efficacia delle trading rules componenti il trading system

Ergo, il tuo trading system potrebbe essere settato, in modo molto semplicistico, a comprare un indice azionario se un dato economico appena rilasciato è migliore delle aspettative o a venderlo se il dato è peggiore.

La ricerca mostra che nel caso in cui il trader risulti essere più lento di 200 millisecondi, rispetto all’ optimum rappresentato dalla possibilità di eseguire istantaneamente l’ordine di acquisto o di vendita, la possibilità di realizzare un gain si riduce drasticamente.

Avendo come target un succes ratio (vale a dire la percentuale di operazioni in gain sul totale delle operazioni effettuate) pari o superiore al 60% bisogna considerare che, ogni ritardo di esecuzione compreso tra i 10 millisecondi ed il secondoincide in maniera consistente e negativamente sulla performance, secondo la ricerca.


Conclusioni logiche

Oggi, il 65% dei trade è gestito da robot (Fonte: FED) e la spread technology ha investito 300 milioni di dollari per ridurre la velocità di esecuzione di 3 millisecondi, che stando a quanto la ricerca dice è una velocità che permette di aumentare considerevolmente i possibili gain di qualche punto percentuale.

E si badi bene come, nonostante tutta la tecnologia di questo mondo, la ricerca sopra menzionata mostra con questi super traders comunque realizzino trade in gain per non oltre il 70%.

I brokers attivi in Italia, con infrastrutture hardware e software pari all’unghia destra del più scarso degli HFTs americani, invece, vi dicono che per tradare le news basterebbe inserire 2 ordini limit ed il gioco sarebbe fatto. Senza considerare i tempi di esecuzione e posto che un secondo di ritardo arriva a costare, per chi trada sistematicamente le macro news, circa il 20,05% all’anno di rendimento. 

Questo dovrebbe mostrarti ancora una volta come negoziare nel breve periodo sui mercati sia una pessima idea e che l’unico modo per aver ragione sono strategie semplici e orientate al lungo periodo (come la nostra).

Gabriele Galletta
Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.

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