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Come costruire il tuo «Portafoglio Permanente»: guida al nuovo approccio agli investimenti

Come costruire il tuo «Portafoglio Permanente»: guida al nuovo approccio agli investimenti

Il mondo della finanza, a fine anni Novanta, è stato sconvolto da una serie di teorie che si contrapponevano al modo classico di costruire portafogli di investimento, «mescolando» solo azioni e obbligazioni sulla base della teoria di Markowitz e dell’investitore pienamente razionale.

Sicuramente anche tu hai potuto notare come i tuoi investimenti sono sempre stati gestiti dalle banche a cui ti sei affidato secondo questa logica, non trovando mai soddisfazione o riuscendo poche volte a raggiungere i tuoi obiettivi. Cose a cui sei abituato: ciononostante, hanno continuato a gestire i tuoi investimenti con lo stesso approccio di sempre, 60% azioni e 40% obbligazioni, oppure l’inverso, se eri «più avverso la rischio».

In quegli anni si cominciò a capire che il mito dell’investitore razionale era fasullo, che le persone reagiscono alle perdite in modo molto diverso che ai guadagni (Loss avversion), che miscelare solo azioni e bond era limitante e che l’investitore predilige approcciarsi ad un investimento «più dolce» e stabile nel tempo.

Si fece quindi avanti un’altra teoria, basata sul principio del «Portafoglio Permanente» come nuovo approccio agli investimenti. Che in poco tempo raccolse l’interesse di molti.


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Si capì infatti come fosse molto più «intelligente» rinunciare ad un po’ di rendimento per approcciarsi ad un investimento «più dolce» nel tempo e che potesse aiutare l’investitore a raggiungere veramente i propri obiettivi.

Il Portafoglio Permanente oggi (di seguito PP) ha attirato l’attenzione di molti, non solo tra gli investitori Retail e i risparmiatori, ma anche tra investitori istituzionali come fondi pensione e fondi assicurativi. In Canada è la strategia più utilizzata dai fondi pensione; in USA, l’hedge fund più grande al mondo, Bridgewater Associates LLP, ne ha fatto un proprio cavallo di battaglia. In Italia ancora nessuno conosce questa strategia e nessuna banca o fondo la implementa (siamo rimasti fermi come sempre agli anni ’70), ma l’avvento degli ETF ha reso molto semplice e conveniente la sua implementazione.





Il PP si basa sul presupposto che un investitore dovrebbe costruire un portafoglio che resista a quattro possibili futuri stati economici, “prosperità”, “recessione”, “Inflazione” e “deflazione”: per fare ciò, il portafoglio deve essere composto in egual modo da asset che proliferino alternativamente in questi contesti. Azioni (per la prosperità), oro (per l’inflazione), bond (per la deflazione), cash (per la recessione.


I dati che ti convinceranno

I dati che riportiamo in questo articolo sono in parte tratti da una review che Investimento Custodito pubblicherà su tutta la letteratura esistente. Nella nostra ricerca, il PP viene confrontato con altri tre portafogli di controllo, ovvero un portafoglio azionario e due portafogli comprendenti azioni e obbligazioni (una con 70% obbligazioni e 30% azioni e l’altra con 30% obbligazioni e il 70% di azioni).

I rendimenti per gli altri portafogli sono calcolati in modo simile al portafoglio PP, in un periodo di oltre cinquant’anni, con ribilanciamenti svolti a gennaio di ogni anno. In ogni caso, vengono calcolati i rendimenti mensili per ogni portafoglio in ogni Stato considerato e i relativi indici di Sharpe e indici di Jensen.

Quello che abbiamo scoperto è molto rilevante.

La forza del PP è che, dati alla mano, è caratterizzato da indici di Sharpe (redditività corretta per il rischio) e alfa di Jensen (extra-rendimento rispetto al Beta di Mercato) più elevati. Questo risultato mostra effettivamente come il PP permetta di ridurre il rischio di mercato e accompagnarti in modo più dolce verso i tuoi obiettivi finanziari, resistendo e proliferano nei vari stati economici.





La seconda tabella mostra il VAR complessivo del PP e dei tre portafogli di controllo: la riduzione del rischio di perdere denaro è praticamente costante nel caso del PP.


Conclusioni logiche

Detto ciò, il Portafoglio Permanente, inteso come portafoglio che restituisce performance positive in ogni stato finanziario possibile, si differenzia dell’approccio classico in questo, poiché quest’ultimo restituisce performance positive solo «nel lungo periodo», senza considerare quello che avviene «nel percorso: purtroppo, nel lungo periodo saremo tutti morti e quello che avviene nel breve periodo influenza il tuo lungo periodo.





Ecco perché il PP diventa, secondo noi, un nuovo e innovativo approccio agli investimenti: si presenta certamente come la strategia ideale per un investitore con profilo di rischio molto basso, ma non solo; infatti, può essere adottato e modellato anche per investitori con propensioni al rischio maggiori, ad esempio aumentando la quota azionaria nel tempo (a discapito delle altre asset class) quando i prezzi scendono sotto-livelli prestabiliti.

Ergo, un nuovo approccio per rivoluzionare la finanza personale.


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Gabriele Galletta
Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.

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