Privacy Policy Cookie Policy La regola del «72» per capire come far crescere i tuoi investimenti | Investimento Custodito

La regola del «72» per capire come far crescere i tuoi investimenti

La regola del «72» per capire come far crescere i tuoi investimenti

Quando la nostra banca ci offre un investimento del 4% netto annuo come possiamo capire se tale investimento sarà conveniente per noi?

Innanzitutto, dobbiamo avere ben chiaro in mente il nostro obiettivo: se è quello di raddoppiare il capitale in 9 anni, il 4% netto offerto dalla Banca non è l’investimento ideale.

Ecco che allora in nostro soccorso arriva la regola del 72. La “regola del 72” è una pratica comune utilizzata nella finanza per stimare rapidamente il numero di anni necessari per raddoppiare una somma di capitale, con un dato tasso d’interesse annuale, oppure per stimare il tasso d’interesse annuale che serve per raddoppiare una somma di denaro in un dato numero di anni.

La regola del 72 è una regola che ci permette quindi di capire in quanto tempo (dato un tasso di rendimento annuale) io posso raddoppiare il mio capitale.

Però attenzione, perchè la regola del 72, ad uno sguardo più attento, ci può dare qualche informazione in più e un’interessante visione “diversa” del giusto rapporto rischio/rendimento.

Che vedremo più in la.



La regola

In sostanza, tale regola afferma che “il tasso di interesse moltiplicato il numero degli anni necessari a raddoppiare la sorte capitale è pari a circa 72“.

Vale a dire che dividendo per 72 l’annuale tasso di rendimento di un investimento, gli investitori potranno ottenere una stima approssimativa di quanti anni ci vorranno all’investimento iniziale per raddoppiare di valore.

Facciamo un esempio pratico. Ipotizziamo di voler conoscere quanto sia necessario per raddoppiare € 100 al tasso d’interesse annuale del 5%? Sapendo che R = 5, otteniamo 5 * T = 72. Nell’esempio dato, dovremo dividere entrambi i lati per R = 5, per ottenere T = 72/5 = 14,4. Quindi ci vogliono 14,4 anni per raddoppiare il nostro investimento di 100 Euro ad un tasso d’interesse annuo del 5%. Quando si tratta di bassi tassi di rendimento, la Regola del 72 è abbastanza precisa. Il grafico sottostante mette a confronto i numeri dati dalla regola del 72 e il numero effettivo di anni necessari ad un investimento per raddoppiare.




La regola del 72 come regola per scegliere il giusto livello di rischio

Fino a questo momento abbiamo visto come la regola del 72 ci dia un metodo molto veloce per stimare il tempo in cui posso raddoppiare i miei investimenti o, di converso, il tasso di cui ho bisogno per raddoppiare i miei soldi nell’orizzonte temporale ideale.

Ma oltre che un pratico metodo di finanza personale, la regola del 72 può diventare una interessante strumento di analisi del rischio.

Come?
Analizziamo bene questa immagine.




Si nota bene come la decrescita del tempo necessario per raddoppiare il capitale iniziale (al crescere del rendimento) segue un andamento logaritmico: ergo, diminuisce sempre meno.

Infatti, quando si passa da un tasso di rendimento del 5% ad un tasso del 10%, il tempo si dimezza da 14 anni a soli 7 anni.


Però, se si passa a tassi di rendimento ben più alti, a cui ovviamente sono associati livelli di rischio molto più elevati, il tempo per raddoppiare il mio capitale decresce, ma sempre meno velocemente.


Addirittura, nel momento in cui passo da un tasso di rendimento del 15% (rendimento da mercato “super-emergente”) a rendimento del 20% (altamente speculativo), il tempo di doubling diminuisce di un solo anno.

Proviamo a rappresentare questa relazione attraverso una «curva dei rendimenti» per renderci conto graficamente di questa relazione.


Come dicevamo, la curva che abbiamo costruito segue un andamento logaritmico decrescente, del tipo 1/x, il che vuole dire la convenienza ad assumere sempre maggiore rischio per ridurre i tempi di doubling è sempre minore.

In sostanza, con la semplice regola del 72, abbiamo costruito una frontiera efficiente del tipo markowitziano: abbiamo cioè capito come sia poco conveniente (razionalmente) assumersi troppo rischio, perché il gioco non vale la candela.

E per questo motivo che viene fuori spontanea la domanda: conviene assumersi tutto questo rischio speculando su assets molto rischiosi?
Non è meglio prendersi “tutto il mercato” (e ottenere comunque rendimenti otto punti maggiori della media dei risparmiatori)? 

Ergo, è conveniente, indipendentemente dal mio profilo di investitore, passare da un rendimento obiettivo del 3,5% ad un rendimento obiettivo del 6,5%. Non è invece conveniente alzare l’asticella del rischio e passare ad esempio a obiettivi del 12% annuo (ad esempio geo-localizzando i miei investimenti in un mercato emergente, anziché su un semplice ETF equamente ponderato in tutto il globo).

Anche perchè il rendimento che otterrei (raddoppiare i capitale in sette anni anziché in dieci) non controbilancia il rischio assurdo che mi assumo.

E questo ragionamento vale anche nel caso di investimenti concentrati su poche azioni o su qualche settore: oggi abbiamo raccolto le performances dei settori merceologici in america da marzo 2009 e li abbiamo confrontati col rendimento del mercato.

I risultati ci convincono ancora di più di come la diversificazione sia la scelta più azzeccata.




Ancora una volta, vale il principio secondo cui diversificare gli investimenti ti permette non solo di metterti al riparo dal rischio specifico, ma ti permette di avere sempre in mano l’asset che farà meglio.

E questi ragionamenti ci fanno ancora di più capire quello che diciamo spesso: la strada per ottenere extra-rendimenti sugli investimenti non è quella di super-specializzarsi su pochi settori/azioni (perchè diventano «scommesse») ma di diversificare e ribilanciare il portafoglio sfruttando gli storni periodici del’intero mercato.

Gabriele Galletta
Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.

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3 commenti

giancarlo

articolo molto bello e completo

    Gabriele Galletta

    Grazie Giancarlo

    Gabriele Galletta

    Grazie Giancarlo!

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