Privacy Policy Cookie Policy Come funzionano le tasse sugli investimenti? | Investimento Custodito

Come funzionano le tasse sugli investimenti?

Come funzionano le tasse sugli investimenti?

Generare guadagni operando sui mercati, in contesti altamente volatili, è sempre molto complesso: quando poi devi lasciare anche il 26% del tuo duro lavoro allo Stato, l’insoddisfazione cresce sempre di più.

In generale, i guadagni in borsa derivano o da interessi e cedole, oppure da plusvalenze (capital gain): i primi sono generalmente considerati redditi di capitale, secondo la classificazione dell’art. 6 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/86, abbr. TUIR); le seconde sono invece considerate redditi diversi.

La tassazione delle rendite finanziarie

I proventi appena menzionati sono detti genericamente rendite finanziarie e vengono tassate diversamente in funzione della loro classe di appartenenza (se redditi di capitale o diversi). Come vedremo a breve.

Dall’altra parte, invece, abbiamo le minusvalenze, che si generano quando vendi un’attività finanziaria in perdita: anche loro sono considerate redditi diversi e, possono essere usate per ridurre le tasse sulle plusvalenze realizzate.

Infatti, mentre i redditi di capitale (interessi e cedole) sono tassati alla fonte al 26% e non è mai ammessa compensazione, una plusvalenza su azioni (anch’essa tassata al 26%) può essere compensata con una minusvalenza precedentemente realizzata.

Esempio: l’anno scorso si è venduto ENI, realizzando una perdita di 100 €. Quest’anno (le minus realizzate in un anno possono essere recuperate fino ai quattro successivi) si vende in guadagno Ferrari, con un capital gain di 200 €: soltanto 100 € di questi saranno sottoposti a tassazione del 26%, perché gli altri 100 € sono stati compensati con la minus.

Ma attenzione, perché non tutte le plusvalenze sono redditi diversi (mentre è sempre vero il contrario): ad esempio, i capital gains su fondi e ETF sono considerati redditi di capitale, con la conseguenza che mai potranno essere compensate per recuperare minus pregresse. Occhio invece agli ETC, le cui plusvalenze sono considerate redditi diversi (aspetto ignorato dai più). Infine, meritano una menzione i certificates, spesso venduti dalle banche proprio per recuperare le minus, in quanto non solo i capital gain vengono considerati redditi diversi ai sensi del TUIR, ma anche le cedole staccate dal derivato.

La patrimoniale sui prodotti finanziari

Oltre questi tributi che colpiscono il reddito generato, esistono anche altre imposte che colpiscono il patrimonio in quanto tale, indipendentemente dal fatto che lo stesso generi un reddito oppure no.

Ergo, le imposte che vedremo a breve (e che sono state introdotte in piena crisi nel 2011) sono delle vere e proprie “patrimoniali”, che colpiscono chiunque, indipendentemente dal proprio reddito.

L’imposta di bollo sui conti correnti si applica se la consistenza media trimestrale del conto (comunemente detta “giacenza”) supera i 5.000 € .

La tassa è pari a 34,20 € annui e si applica su ciascun conto corrente. Il modo migliore per evitare di pagare il tributo consiste nell’avere più conti correnti presso banche diverse, il cui saldo, singolarmente, è inferiore a 5.000 € come media trimestrale.

Abbiamo poi l’imposta di bollo su conto deposito e l’imposta di bollo conto titoli, entrambi pari allo 0,2% del controvalore considerato: la prima è pari allo 0,20% annuo della consistenza del conto, senza esenzione alcuna; la seconda  è pari allo 0,20% annuo del controvalore di mercato dei prodotti finanziari che hai in portafoglio. 

Per quanto riguarda l’imposta di bollo sui conti deposito, su essa non inciderà il numero di rapporti: si potrà quindi suddividere il patrimonio tra tutti i conti deposito che vorrai senza per questo subire alcuna penalizzazione in termini fiscali.

Immagina, ad esempio, di avere un solo conto deposito con un saldo di 200.000 €. L’imposta di bollo ammonterà a 400 €. Se sceglierai di avere quattro conti deposito, ciascuno per 50.000 €, pagherai 100 € di tassa su ognuno di essi per un totale pari sempre a 400 €.

Un bel rompicapo complesso, no?

Gabriele Galletta
Risk Manager e Analista Finanziario. Co-fondatore di Investimento Custodito, vi tiene aggiornati con le sue analisi delle borse.

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