Privacy Policy Cookie Policy La sorprendente scoperta del Dollar Cost Averaging – Investimento Custodito

La sorprendente scoperta del Dollar Cost Averaging

La sorprendente scoperta del Dollar Cost Averaging

Una delle più grandi verità a cui dovremmo essere giunti facendo attività di Asset Management e che il segreto per ottenere rendimenti soddisfacenti – e quando dico rendimenti soddisfacenti, ricordo che già un 4-5% all’anno significa ottenere rendimenti di 3 punti percentuali superiori alla MEDIA degli investitori americani- è perdere meno soldi possibili.

D’altronde, Warren Buffett ce l’ha spesso ricordato nel suo celebre «rule #1, never loss money; rule #2, never forget rule #1» e sembrerebbe un’aforisma banale e buttato la per scrivere il solito post acchiappa-like.



Ma non è così, perchè ad un’analisi più profonda, questa verità è l’essenza degli investimenti stessi.
Perchè se riflettiamo a fondo sul comportamento psicologico della gente che si approccia agli investimenti, l’obiettivo primario, si pensa, è «scegliere i migliori asset/strumenti/prodotti per guadagnare di più», giusto?
Ma questo porta con se una conseguenza spiacevole, ovvero che, come ci ricorda da circa settant’anni il buon Markowitz, se scegli gli asset in funzione solo di una maggiore resa, ti stai prendendo anche in consegna una bella dose di rischio (che spesso è sottovalutata all’avvio di un progetto d’investimento).

Con la conseguenza che quando questo rischio si materializzerà – tipo negli storni di marzo scorso – ti accorgerai che il tuo profilo d investitore è molto più «prudente» di quello che pensavi, ti precipiterai a vendere, casomai in perdita, e avrai abbandonando i tuoi gloriosi progetti d’investimento.

Se invece partissi da un’altra concezione dell’investimento, ergo «obiettivo, perdere meno soldi possibili» e aumentassi il rischio little by little nel tempo, sarebbe tutto molto diverso e molto più efficiente.
Lo spieghiamo spesso nei progetti d’investimento che creiamo ed è ormai comprovato che queste operazioni che permettono di mediare e abbassare la volatilità di mercato sono la via da seguire.

Come insegna la sorprendente scoperta del Dollar Cost Avereging.

Supponiamo di dover investire 20.000 € in azioni, ad esempio in un index fund (un classico ETF sullo S&P500): abbiamo due alternative, o comprare i 20.000 $ in un’unica soluzione, oppure dilazionare il nostro investimento in 20 acquisti mensili da 1.000 € ciascuno.

Investendo sempre la stessa cifra ad intervalli regolari ti renderai immune al rischio di investire tutti i soldi in un momento di massima valutazione (ossia “comprare alto”).

Certamente, mi rendo conto che cosi facendo avrai anche la certezza di non investire (solamente) in un momento di minima (“comprare basso”, che massimizzerebbe il rendimento), ma ricordiamo sempre che:

  1. Nessuno ha la palla di cristallo. Se un giorno troverai il metodo per comprare sempre ai minimi, fammi un fischio;
  2. La maggior parte degli investitori, per questioni psicologiche, finisce sempre a comprare alto e vendere basso.

Il secondo concetto viene efficacemente riassunto dalla tabella creata di JP Morgan vista sopra.

Similmente alla inaspettata implacabilità delle piccole percentuali, per una questione matematica che molti sottovalutano, investendo con la metodologia Dollar Cost Averaging si compra, in media, a prezzi più bassi della media, perchè si compreranno più assets quando il mercato è basso, e meno quando è alto.



Il nostro investitore, nel tempo, ha comprato ad un prezzo medio di acquisto minore (9.31 €) rispetto al prezzo che avrebbe invece sostenuto all’inizio (20 €): ti faccio inoltre notare come questa differenza cresce al crescere della volatilità e diventa quindi una tecnica molto importante da implementare in una fase in cui i mercati sono molto altalenanti (ricordate cosa dicevo riguardo a nostri clienti, per i quali abbiamo diviso gli acquisti in tranche in questo periodo?).

Certo il nostro ipotetico investitore non ha comprato «forte» ai minimi quando l’azione quotava 1€, ma non ha neanche comprato tutto ai massimi, preservando dal rischio di subire forti perdite.

Questo è un modo semplicissimo da implementare per soddisfare la regola di cui parlavo sopra («non perdere soldi»), ma spesso questa tecnica è difficilmente applicabile quando i costi di transizioni delle nostre banche sono troppo alti.
D’altronde, questo è anche il motivo per il quale quando possiamo implementare un PAC vero e proprio con un cliente, decidiamo d investire quasi totalmente sull’azionario.

Un’alternativa in caso di costi di transizione alti? 

Partire con un Permanent Portfolio e attivare tranche di acquisti sequenziati in fasi di alta volatilità, come fatto tra marzo e aprile, fin quando il mercato non sarà tornato ai suoi livelli pre-crisi.

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