Cosa succede se l’Italia esce dall’Euro?

Il rischio-rottura dell’Euro-zona, guidato soprattutto dalle spinte italiane, fino a qualche tempo fa poteva sembrare soltanto “fanta-politica”.

Non tanto perchè lo studio della deflagrazione europea non fosse sul tavolo delle principali cancellerie europee: questo scenario, non tanto “folle” come qualcuno vorrebbe farci credere, è stato da sempre oggetto di studio dai capi di stato.

Quanto invece perchè questa situazione di “calma apparente” sui mercati, guidati da una politica monetaria ultraespansiva della BCE, aveva abbondantemente messo sotto il tappeto tutti i problemi e i paradossi della Zona Euro.

Gli ultimi fatti nostrani hanno invece riacceso il dibattito tenuto sopito, ponendoci difronte ad un’annosa questione: ma se succede, che cosa succede?

L’articolo in questione non ha lo scopo di prendere una posizione tra i no-euro e i pro-euro, ne di andare ad indagare le cause-conseguenze-colpe della possibile rottura della moneta unica: è un argomento talmente complicato da non poter essere sciorinato in alcune battute.

L’obiettivo di questo articolo è capire che effetto avrebbe la “Eurozone Break-Up” per i nostri investimenti e se gli stessi hanno quella componente (diremo magica) per tutelarti dal rischio “Exit”.

I nostri clienti, nel momento in cui sono stati colti dall’ansia del “e se l’Italia esce dall’euro, i miei investimenti sono protetti?!”, sono stati già inondati da report che spiegavano loro come “caro mio, i tuoi investimenti sono protetti da tempo contro tutti questi rischi perchè noi, da bravi consulenti indipendenti, usiamo un piccolo accorgimento che mette tutto al sicuro. Che purtroppo non tutti usano“.

Quindi, andiamo per ordine.

Il tema Euro è molto dibattuto ed è da sempre oggetto di studio dalle cancellerie europee che, periodicamente, commissionano studi su una potenziale rottura della zona euro.

 

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Chi è del settore ha la possibilità di usufruire e di “sbirciare” su questi report top-secret che provano a dirci cosa potrebbe succedere se l’Italia dovesse uscire dall’Euro: alcune simulazioni che riporteremo sono tratte da questi report che, comunque, ci dicono in gran parte cose che già sapevamo.

Le “verità” sulla questione Euro sta a metà strada, come al solito, tra i catastrofisti del “fuori dall’Europa c’è solo fame e miseria” e tra gli euroscettici più accaniti del “se usciamo dall’euro, diventeremo il nuovo Eldorado“.

Il tema è molto più complesso.

Come ci si aspetterebbe, l’effetto immediato di un’uscita dell’Italia dalla zona Euro dovrebbe essere una decrescita del PIL ed un innalzamento del tasso di disoccupazione, come mostrano i grafici sottostanti, i quali confrontano l’andamento delle due variabili con l’applicazione delle misure “lacrime e sangue” volute dai teorici dell’austerità espansiva.

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Fonte: BeTa

 

L’orizzonte temporale è bimestrale, ciò significa che questa simulazione indica un periodo di recessione lungo circa 2 anni prima di tornare a crescere.

Il motivo è presto detto: svalutazione, crescita dei prezzi all’importazione, perdita di valore reale della moneta e dei risparmi e riduzione del potere di acquisto delle famiglie sarebbero le cause immediate dell’Uscita dell’Italia dall’Euro.

Come ci si aspetterebbe in egual modo, però, la possibilità di competere con una moneta svalutata e la possibilità di tornare a utilizzare la leva fiscale, ci porterebbero rapidamente verso tassi di crescita del 2-3%, molto maggiori delle nostre prospettive attuali.

Anche la disoccupazione, spinta da queste nuove prospettive di crescita, subirebbe un drastico calo, ipotizzato nell’ordine del 4-5% entro pochi anni.

Quindi, tutto bellissimo?
Si esce?

Attenzione, amici.
Perchè il nostro grande vantaggio, come detto, sarebbe quello di avere una moneta svalutata: ma, nel breve periodo, questo è un forte rischio.

Ah, qualcuno mi ha spesso chiesto: “Ma poi, è sicuro che la nostra moneta si svaluterebbe di colpo? E perchè?”

Perchè i differenziali inflattivi, ovvero le differenze dei tassi di inflazione tra i paesi “core” (la Germania) e i paesi periferici (Italia e tutta l’allegra combriccola del Sud) non sono attualmente sostenibili. Ciò ha comportato un apprezzamento “reale” della nostra moneta, negli anni, che ci ha fatto perdere di competitività e che si tramuterebbe subito in una forte svalutazione della moneta.

Nel report si legge:

 

“Italy leaves the EZ and reintroduces the national currency, say a Euro-lira: Expected devaluation: 20% on impact, 35% in the second quarter, then back to a 22% target within 8-10 qrts (corresponding to the real appreciation during the eurization period)”

 

Tornando a noi, la svalutazione selvaggia della moneta porterebbe 3 importanti cause con sé (e quindi veniamo all’annosa questione riguardo ai nostri investimenti).

 

1. Aumento dell’inflazione spinta dall’aumento dei prezzi all’importazione e, quindi, calo dei salari reali 

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Come si nota, questo effetto sarebbe molto meno “grave” da quello previsto degli “exit-fobici”, i quali prevedono tassi di inflazione nell’ordine del 20%: niente di tutto questo accadrebbe, anche se gli effetti negativi ci sarebbero comunque.

 

2. Aumento del debito pubblico 

Il debito pubblico aumenterebbe subitaneamente del 4-5% per effetto composito sia della ri-denominazione del valore del debito in mano ad investitori stranieri (comunque, una parte minoritaria del debito totale, circa un 20-25%, dati Bankitalia), che per effetto della riduzione del PIL.

 

3. Aumento degli Spreads

La simulazione in questione mostra come lo Spread possa aumentare fino a 300 bp, a causa di un naturale aumentato rischio sul nostro debito.

 

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Fonte: BeTa

 

Quindi, tutti i modelli concordano nel dire che attraverseremmo un paio di anni di crisi, per poi tornare a crescere molto più di quanto non lo facciamo oggi?

Più o meno si.
Anche se gli autori introducono due importanti condizioni, affinchè ciò possa essere valido.

La prima riguarda il ruolo della Banca Centrale Italiana.

 

CB independence abolished: in the model practice: weak long-term inflation targeting, high weight on GDP dev. or UR (close to 1), low smoothing of the MP response (adjustment completed within four qrt), i.e. let inflation go, but not too much. Ref. (Svensson on Liq-Traps and devaluations)

 

Sostanzialmente, si dice che la Banca Centrale Italiana avrebbe un ruolo importantissimo nella gestione della crisi, non tanto per ciò che riguarda l’emissione moneta (Non basterebbe “stampare denaro” come qualche esperto di politica monetaria improvvisato pontifica), quanto nella gestione delle aspettative degli operatori.

Le aspettative giocano un ruolo essenziale nei sistemi economici moderni globalizzati ed integrati. E sono proprio le aspettative degli operatori che potrebbero portare il sistema a deviare dalle ipotesi dei modelli.

Tradotto, una serie di aspettative negative “auto-distruttive” potrebbero portare il sistema ad avvitarsi su di se in una spirale negativa recessiva che potrebbe durare ben oltre 2 anni.

Infatti si legge chiaramente che: “These results are obtained under quite realistic assumptions and an estimated parameterization which performs correctly within sample. However, the model simulation is valid under the hypothesis of model consistent (rational) expectations: irrational exuberance and panic behavior are ruled-out.”

Vogliamo un esempio per capire subito di che cosa parliamo?

Il modello, datato inizio 2018, prevedeva, come detto, una crescita dello spread fino a 300bp in caso di uscita dall’euro: abbiamo potuto notare, però, come lo spread sia follemente arrivato a toccare questa soglia SENZA NESSUN PERICOLO di uscita dall’euro.

 

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Questi sono gli effetti dell’irrazionalità, che mai nessun modello potrà cogliere.

I modelli neoclassici, o neo-keynesiani, si basano su un’ipotesi di “aspettative razionali” degli operatori che potrà essere anche valida nel medio/lungo periodo, ma non nel breve: e poi, si sa che “nel lungo periodo saremo tutti morti”.

(Ciao John Maynard, God Bless You).

Quindi, l’attesa di crescita dello Spread, prima e dopo questo processo di uscita, potrebbe essere molto maggiore.

Ecco il motivo per cui il processo di uscita dall’euro sarà verosimilmente non una passeggiata, ma sarà, in caso, una vera tempesta, da maneggiare e manovrare con al timone uomini politici e banchieri centrali d’altri tempi.

Questa analisi, soprattutto riguardo lo spread, è fondamentale per comprendere che effetto potrebbe avere questa crisi sui nostri investimenti e su come comportarsi, atteso che in caso di una simile ipotesi di uscita dell’Italia dall’Euro (e deflagrazione conseguente EuroZona) attraverseremmo alcuni anni di crisi sui mercati.

Questi scenari prodotti da LEFONTI.TV hanno attirato le nostri umili attenzioni.

 

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Fonte: LeFonti.Tv

 

Prendiamo in considerazione le ipotesi peggiori, ovvero i casi di un forte euroscetticismo fino addirittura ad una rottura della Zona-Euro.

Il mercato è atteso in forte rallentamento, fino ad entrare in una fase di recessione, con uno spread che potrebbe tornare toccare i 500bp, fino addirittura a cifre molto maggiori di quelle già sperimentate nel 2012.

Interessante è il livello del cambio EUR/USD ipotizzato: nei giorni scorsi, abbiamo visto come l’Euro si sia fortemente deprezzato sul dollaro, tornato ad essere bene rifugio, toccando quota 1,15.

Non è follia pensare che in una crisi generalizzata dell’area euro, senza peraltro interventi della BCE, il cambio EUR/USD possa muoversi verso la parità o, addirittura, verso 0,85.

Che cosa succederebbe in questi contesti?

Ovviamente, il mercato azionario ne risentirebbe molto, con correzioni nell’ordine del 25-35% almeno.
Basti pensare semplicemente come l’indice italiano (e, ripeto, non è successo nulla) abbia perso in una settimana più del 10%.

Ma non solo il comparto più rischioso risentirebbe di questa crisi.

Anche il comparto tradizionalmente meno rischioso, quello obbligazionario, soffrirebbe pesanti correzioni per effetto della crescita degli spreads: per intenderci, l’ETF monetario Europeo 1-3 anni, uno degli strumenti meno rischiosi in assoluto, durante la fiammata dello spread ha subito un notevolissimo aumento della volatilità.

 

Cattura
iShares, Govt Bond 1-3yr UCITS ETF EUR

 

Alla faccia dello strumento poco rischioso!

Quindi, non si salva nessuno?
Come è possibile difendersi da questa eventualità?

In realtà (e spero che chi gestisca il vostro patrimonio lo sappia o, quantomeno, ve lo abbia detto) il modo ci sarebbe ed è contenuto in quello che dicevamo prima.

Se in una crisi del genere la nostra valuta si deprezzerebbe moltissimo rispetto al dollaro, va da sé che gli investimenti in dollari (per esempio, in Treasury USA) dovrebbero salire, no?

D’altra parte, qual è il bene difensivo per eccellenza, che ogni portafoglio d’investimento dovrebbe contenere?

E che, oltretutto, è denominato in dollari e quindi sarebbe un “buffer” perfetto per proteggerci dalla crisi?

Stiamo ovviamente parlando dell’oro.

 

Cattura
Come i Treasury USA e il dollaro ti proteggerebbero dalla crisi.

 

Provare per credere: nel periodo maggio-inizio giugno, il forte deprezzamento dell’euro e la ripresa della volatilità hanno contribuito a rafforzare la fiammata del dollaro e dell’oro.

Risultato?
I portafogli dei nostri clienti non hanno risentito minimamente della crisi Italia e della crisi euro.

Avere in portafoglio una componente che, tra investimenti diretti in valuta forte come il dollaro e investimenti in oro, copre almeno il 30% del portafoglio, ti protegge da qualsiasi possibile crisi.

E’ vero che una buona parte del portafoglio sarebbe surclassata dalla crisi euro.

Ma è anche vero che questo cuscinetto proteggerebbe l’intero capitale.
E poi, vera ciliegina sulla torta, la liquidità che manteniamo accantonata SEMPRE nei portafogli dei nostri clienti verrebbe subito veicolata sulle enormi opportunità che si verrebbero a creare sugli altri mercati.

Questa è la strategia alla base del famoso Permanent Portfolio, la strategia ideale che ti permette di proteggere il tuo capitale e puntare ad un rendimento quasi-costante nel tempo.

Fa specie sapere che molti italiani abbiano ancora portafogli investiti COMPLETAMENTE in Titoli di Stato o Polizze vita, senza una minima analisi degli enormi rischi a cui sono sottoposti.

E fa specie sapere che banche e promotori non svolgano analisi approfondite sui rischi a cui un capitale si espone e ne, tantomeno, individuino strumenti idonei ad eliminare questi rischi.

Ma, d’altronde, la consulenza vera è tutt’altro mestiere.

A presto.

 

dott. Gabriele Galletta

 

 

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